di Elle Bi.

Contestazioni a Perugia dopo l’approvazione in quarta commissione di un ordine del giorno che prevede anche la riattivazione della cosiddetta ‘ruota degli esposti’ o ‘culla per la vita’, dispositivo per l’abbandono anonimo dei neonati. «Uno strumento arcaico e pericoloso – lo definisce l’Udi, Unione donne in Italia – non solo per la sicurezza del bebè, ma anche per quella della madre che di fatto viene lasciata sola prima e dopo il parto».

Due gli ordini del giorno presentati: uno a firma dei consiglieri di Fratelli d’Italia e del gruppo Margherita Scoccia e l’altro, che è stato poi approvato, della maggioranza di centrosinistra. In entrambi, si discute del ripristino della ‘culla per la vita’ di Perugia, ma per FdI andrebbe riattivata a seguito di un ripristino per renderla funzionante, interventi di cui il Movimento Pro Vita intende farsi carico, per «dare la possibilità alle madri, che per diverse motivazioni non possono prendersi cura dei propri figli, di lasciarli in un luogo sicuro e protetto», mentre per la maggioranza la riattivazione della culla andrebbe vista come estrema ratio, cioè a seguito di un impegno concreto per consentire il parto in anonimato in ospedale, che comunque dovrebbe essere la via preferibile, e una maggiore attenzione alla prevenzione e all’informazione per consentire una scelta consapevole sulla gravidanza in atto. Dopodiché, il dispositivo andrebbe gestito tramite la collaborazione tra l’associazione Daniele Chianelli, dove è allestita la culla, e l’ospedale di Perugia.

Per Udi, tuttavia, lo strumento della culla per la vita rimane problematico. L’associazione denuncia l’assenza di regolamentazione e rivendica il parto in anonimato – già previsto dal nostro ordinamento – come unica via sicura. «Chiediamo alle istituzioni, in particolare quando si professano democratiche, laiche e progressiste di non abbandonarsi a trovate ideologiche oscurantiste come accaduto in quarta commissione a Perugia» dicono dall’associazione, esprimendo «profonda preoccupazione» per quella che viene definita una «scelta arcaica, pericolosa e ideologica». Per Usi la culla per la vita non garantisca né sicurezza al neonato, né supporto alla madre, e citando anche recenti casi di cronaca legati all’uso delle culle per la vita.

«Le istituzioni non possono mandare messaggi contraddittori, il parto in anonimato non può in alcun modo essere accostato al ripristino della ruota degli esposti. Non si può dire alle donne che hanno diritto a partorire in anonimato e in sicurezza, ma se non lo fate potete abbandonare il vostro bebè in un dispositivo» scrive l’associazione, che si dice sorpresa anche dal voto favorevole di esponenti progressisti sull’ordine del giorno presentato dalla maggioranza. La richiesta dell’Udi è chiara: consultori attivi, campagne informative sul parto in anonimato, accesso gratuito alla contraccezione e educazione sessuale. Intanto, l’ordine del giorno attende il voto del Consiglio comunale. «Resteremo a vigilare– concludono – perché non venga riaperto un presidio antiabortista nel nostro territorio, un presidio che non ha nulla a che fare con la tutela della salute pubblica».

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