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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 20:23

Css da bruciare, mentre la Regione assicura partecipazione i cementifici segnano un punto al Tar

Morroni riceve comitati e associazioni: «Chiusura del ciclo, sceglieremo lo scenario più appropriato». In Emilia sconfitti i comitati

La protesta davanti al consiglio regionale

di Dan.Bo.

Sospensione del procedimento relativo al Css da bruciare nei cementifici e apertura di un dibattito pubblico per affrontare il problema in un contesto più ampio. Sono queste le richieste che associazioni e comitati ambientalisti hanno fatto martedì mattina durante un sit in, che si è tenuto in piazza Italia, con al centro la gestione del ciclo dei rifiuti da parte della Regione. Una rappresentanza dei manifestanti è stata ricevuta in consiglio regionale, dove era in programma la seduta dell’assemblea legislativa.

FOTO – LA PROTESTA: «NON SIAMO UNA PATTUMIERA»

La protesta Comitati e associazioni hanno detto no a una eventuale previsione di un ulteriore inceneritore a Terni, e attendono l’esito della procedura, condotta dagli uffici della Regione, a proposito della richiesta fatta dalla Colacem di Gubbio sull’utilizzo del Css, il Combustibile solido secondario ottenuto dalla selezione della componente secca (plastica, carta, fibre tessili e così via) dei rifiuti non pericolosi, sia urbani sia speciali. Come fatto già nei mesi scorsi, l’assessore all’Ambiente Roberto Morroni ha separato i piani, spiegando che un conto è il procedimento eugubino (ma il Css in prospettiva potrebbe riguardare anche le centrali elettriche) e un altro è la chiusura del ciclo, che sarà una delle scelte chiave dell’intera consiliatura.

Il Css Partendo dal primo punto il vicepresidente della giunta ha sostenuto che «ci sarà un iter che prevede un’ampia partecipazione, poiché si aprirà una finestra di 45 giorni. Non appena verrà verificata la documentazione, si aprirà la fase dell’osservazione. Ci saranno 45 giorni in cui chiunque potrà sollevare e avanzare le proprie posizioni». Poi la palla tornerà nuovamente fra i piedi degli uffici della giunta, che dovranno valutare se sottoporre l’istanza a Via, la Valutazione di impatto ambientale

La chiusura del ciclo Morroni ha ricordato la nomina del Comitato tecnico-scientifico, fatta a luglio, che avrà il compito di scattare una fotografia dell’esistente e di fornire soluzioni. A febbraio la giunta approverà il documento sul quale inizierà una fase partecipativa e di confronto, e poi arriverà la proposta di Piano per la quale al comitato tecnico «verrà chiesta una ricognizione su scala nazionale ed europea – ha detto Morroni – sulle ‘buone pratiche’ presenti rispetto alla gestione dei rifiuti. Tra i diversi scenari andremo a scegliere quello più appropriato che presenteremo al dibattito consiliare dove verrà nuovamente prevista una nuova fase partecipativa». Se i due piani si intersecheranno lo si capirà nel giro di qualche mese: «Quando presenteremo la proposta di Piano – ha detto Morroni – vedremo se queste due tematiche si saranno incontrate. A oggi viaggiano su due piani paralleli».

La sentenza Un punto a favore delle cementerie è arrivato nei giorni scorsi con la sentenza 219 del Tar del Lazio, tramite la quale è stato rigettato il ricorso dei comitati che, in Emilia Romagna, si sono opposti alla delibera con cui, nel 2016, la giunta regionale aveva approvato la Via per il progetto Carbonext (un tipo di Css) della Buzzi Unicem. I 180 cittadini della val D’Arda, nel Piacentino, avevano sostenuto che «l’uso del Carbonext, combustibile ottenuto da rifiuti, implicherebbe severi rischi per la salute umana». In sintesi il Tar ha stabilito che il principio di precauzione si deve basare su un’effettiva incertezza scientifica a proposito degli effetti di un’azione, e non su generiche paure. Ribadita anche la legittimità dell’ormai famoso decreto firmato nel 2013 dall’allora ministro Clini, che autorizzava l’utilizzo del Css. Al momento in Italia sono 16 i cementifici autorizzati, tre dei quali dell’eugubina Colacem in Lombardia, Toscana e Molise.

Confindustria Federbeton, l’associazione della filiera del cemento di Confindustria, esulta: «È un segnale da tempo atteso. La giustizia amministrativa sottolinea come debbano essere le evidenze scientifiche a guidare la politica industriale e ambientale nel nostro paese». «I dubbi della popolazione – dice il presidente Roberto Callieri – meritano di ricevere ascolto e risposta sul piano del confronto e della trasparenza rispetto a progetti, dati statistici, validazioni accademiche. È per questo, in ottica garantista, che in Italia gli iter autorizzativi sono così articolati e accurati. È per questo che da sempre le imprese, sui territori, promuovono attività capillari di ascolto e incontro con le comunità». Secondo Callieri, gli impianti italiani «sono già attrezzati per incrementare l’impiego di combustibili di recupero come i Css, portando il tasso di sostituzione calorica dall’attuale 20,3% a più del 47% che è la media europea, senza conseguenze negative in termini emissivi».

Twitter @DanieleBovi

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