di D.B.
Il primo anno della legislatura Marini è stato un anno dedicato a «mitigare gli effetti della crisi» che si è abbattuta sulle famiglie e sulle imprese umbre mentre per l’autunno, complice una situazione finanziaria nazionale difficile, non è detto che non si debbano «riaggiornare i programmi di legislatura». Sta tutto in queste poche righe il centro del discorso sullo stato di attuazione del programma che la presidente ha tenuto martedì mattina di fronte al Consiglio regionale. Un’analisi che ha toccato «l’attacco speculativo all’euro», i tagli agli enti locali e la manovra economica attualmente in discussione che, secondo la presidente, «ostacolerà il percorso federalista». Un discorso poi recepito da una risoluzione del Pd approvata con 19 voti a favore, 10 contrari (Pdl e Lega) e l’astensione dell’Udc.
Quadro radicalmente differente E così, tra tagli e conseguenti riduzioni di spesa il quadro è ora «radicalmente differente rispetto a quello che avevamo in mente al momento di fare il programma dei cinque anni». In particolare il programma di governo potrebbe essere aggiornato in materia di sanità e infrastrutture. E visto il clima di tagli e di austerity, non c’è da stare allegri. Nel mirino anche gli investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie. Tutti capitoli di spesa «di fatto bloccati dal ministero».
Il ruolo dei Consigli Anche i Consigli regionali dovranno fare la loro parte prendendo, nei prossimi mesi, «decisioni drastiche su politiche e programmi regionali». Moltissimi gli argomenti, dai rifiuti al turismo, e le cifre snocciolate nel corso dell’intervento della presidente: dagli operai beneficiari della Cig in deroga (perlopiù sotto i 35 anni) e dai 121 milioni utilizzati in 1.042 imprese per investimenti e per ripristinare attività, fino ai 5 milioni usati da Gepafin per garantire 235 interventi aziendali. Concludendo, la Marini ha spiegato come «non si può fare una discussione sui risultati a di un anno a fronte di questo scenario». La discussione, quindi, «va aggiornata a dopo la manovra».
Modena: anno malinconico Non aspetta invece l’approvazione della manovra la portavoce di Pdl e Lega Fiammetta Modena, che sostiene come il primo anno della Marini sia «un primo anno di legislatura malinconico e un po’ buio». Per l’Udc di Sandra Monacelli, astenutasi sulla risoluzione di maggioranza, «invece di correre con l’entusiasmo del primo anno di legislatura si cammina lentamente per la paura di sbagliare». La Modena – riferisce Palazzo Cesaroni – ha evidenziato come i mesi passati siano stati segnati dallo «scontro tra le Regioni e il Governo nazionale per i tagli previsti dalla manovra finanziaria».
Nessuna risposta «Dopo 12 mesi – ha aggiunto – si è invece arrivati ad un atteggiamento di collaborazione per affrontare la crisi. Questo dimostra che la polemica di un anno fa era strumentale e non abbastanza lungimirante da capire come il quadro stava cambiando. Appena dopo lo scontro tra Giunta e opposizione sui tagli, nell’ottobre del 2010 la Regione si è trovata avvitata nella vicenda delle dimissioni dell’assessore Riommi, che ha lasciato vuoto l’assessorato alla sanità fino ad oggi, con conseguenze non indifferenti da un punto di vista politico e programmatico. Ci aspettavamo una risposta nel Dap e nel Bilancio regionale, mentre invece in quei documenti non c’erano risposte: in un anno è stata fatta la riforma dell’Ater (che è venuta pure male), le Comunità montane sono già finanziate per il 2011 (8 milioni di euro), la riforma dell’organizzazione regionale ha alla fine determinato un nulla di fatto in termini di efficienza e una spesa invariata (1,2 milioni di euro annui)».

