Il ministro Speranza

di M. R.

«Si chiede di sapere se il ministro della Salute sia stato adeguatamente e dettagliatamente informato su ciò che si è verificato a danno della comunità spoletina e narnese-amerina in seguito all’ordinanza della presidente Tesei e ai successivi provvedimenti tesi alla riconversione dell’ospedale di Spoleto in struttura Covid, che ne hanno determinato l’interruzione dei reparti ordinari e la chiusura del pronto soccorso e la trasformazione degli ospedali di Narni e Amelia in Rsa». È in questi termini che i senatori umbri di Italia viva, portano la questione che anima da giorni il dibattito politico del territorio, da oggi contrassegnato da un livello di criticità arancione, sul tavolo del ministro Roberto Speranza. L’iniziativa fa seguito a quella della senatrice pentastellata Emma Pavanelli e conferma la volontà del partito di Renzi di fare luce sulla vicenda.

Grimani e Ginetti «La regione Umbria – argomentano Nadia Ginetti e Leonardo Grimani – a differenza di quanto accaduto in occasione della prima ondata di contagi da Covid-19 durante gli scorsi mesi di marzo e aprile, sta attraversando una fase di estrema criticità nel contrasto all’emergenza epidemiologica, con punte di contagio superiori alle 700 persone giornaliere e con un totale di quasi 9.000 contagiati dall’inizio dell’epidemia; l’Umbria, infatti, si colloca oggi ai primi posti tra le regioni italiane con il più alto tasso di saturazione delle terapie intensive: nella regione il rapporto tra posti letto di rianimazione e popolazione è tra i più bassi d’Italia (7,9 letti per 100.000 abitanti), con soli 76 posti disponibili a fronte dei 70 che esistevano già prima della pandemia. Tutte le terapie intensive degli ospedali italiani – proseguono i due senatori renziani – sono vicinissime alla soglia del 30 per cento di posti letto occupati da pazienti Covid-19, definita “critica” dal Ministero della salute. La media italiana si attesta al 28 per cento, ma in cima alla classifica si pone la Valle d’Aosta, che ha toccato ormai il 60 per cento di saturazione dei suoi posti letto in rianimazione, seguita dall’Umbria al 47 per cento, e dalla Lombardia».

Le critiche alla Tesei «Avendo contezza di una probabile recrudescenza del virus che si sarebbe verificata durante l’autunno, appare oggi inconcepibile la mancata predisposizione durante i mesi estivi di un piano di potenziamento delle strutture sanitarie da parte della Regione Umbria volto, tra l’altro, ad instaurare un tavolo di confronto tra rappresentanti degli ospedali, sindaci e presidi delle scuole, al fine poter agire in maniera organica e con l’obiettivo di una maggiore efficacia ed efficienza delle scelte assunte. Il Governo – prosegono Grimani e Ginetti – ha messo a disposizione del sistema sanitario umbro 25 milioni di euro, prevedendo fino a 70 posti in più per l’intero sistema regionale. Tale potenziamento – denunciano – non solo non è stato realizzato, ma non è neanche stata costruita alcuna strategia tesa ad affrontare il rinnovato picco dei contagi, né sono state predisposte strategie di potenziamento dei reparti ospedalieri, di assunzioni stabili di personale e di formazione del personale stesso: tali criticità sono attualmente riscontrabili a partire dai principali nosocomi, come quelli, a titolo di esempio, di Perugia e Terni».

La questione dei tre ospedali Narni, Amelia e Spoleto La presidente della Regione, Donatella Tesei, con l’ordinanza  n. 67 del 2020, ha disposto la riconversione temporanea e parziale dell’Ospedale di Spoleto in struttura dedicata Covid: alcuni giorni dopo, è stato comunicato dal commissario della Usl 2, Massimo De Fino, il trasferimento all’ospedale di Spoleto degli anestesisti e del personale di sala operatoria degli ospedali di Narni e Amelia. «Vicenda – fanno sapere da Italia viva al ministro Speranza – motivata dalla difficoltà di reperimento del personale specializzato destinato a gestire la terapia intensiva della struttura ospedaliera spoletina; in ottemperanza all’ordinanza, si è proceduto alla dismissione e riconversione della struttura ospedaliera, con il conseguente provvedimento di chiusura del pronto soccorso e di altri reparti, adottato dal direttore sanitario dottor Camillo Giammartino; è da rilevare, a tal proposito – osservano Grimani e Ginetti – che il pronto soccorso dell’ospedale di Spoleto è l’unico della zona ed è al servizio anche della Valnerina e dei comuni limitrofi, prestando assistenza ad un’area importantissima dell’Umbria contenente un bacino di 60.000 persone»

I presidi ospedalieri declassati «Al fine di rafforzare l’ospedale Covid di Spoleto, si è assistito nondimeno alla trasformazione degli ospedali di Narni e Amelia in Rsa, a causa del trasferimento di anestesisti e personale di sala operatoria, con la conseguente perdita delle funzioni ospedaliere residue, tra le quali quelle relative alla somministrazione di cure oncologiche (che l’Usl ha chiarito saranno garantite). La totale riorganizzazione del nosocomio di Spoleto, con la chiusura di quasi tutti i reparti ordinari e del pronto soccorso, appare irrazionale e pericolosa per la comunità, oltre ad essere di difficile attuazione, anche in considerazione delle oggettive condizioni della struttura e per la mancanza di personale adeguato. La trasformazione in Rsa degli ospedali di Narni e Amelia, inattesa e improvvisamente comunicata, appare il risultato della confusione e dell’assenza di prospettiva a cui le istituzioni regionali hanno condannato le due strutture ospedaliere: ciò rischia di determinare la perdita delle funzioni ospedaliere residue, che potevano restare invece un presidio per l’attività ordinaria,
oggi gravemente pregiudicata».

Le richieste sul tavolo di Speranza Al ministro i due senatori hanno chiesto di sapere «se intenda predisporre tutte le iniziative possibili al fine di interloquire con la Regione Umbria per ripristinare un’adeguata pianificazione dei servizi sanitari volta a conservare un consono equilibrio tra la gestione dell’emergenza e il mantenimento dei servizi sanitari ordinari propri delle comunità umbre, e se non ritenga opportuno attivarsi allo scopo garantire la ripresa della normale attività dell’ospedale di Spoleto e degli ospedali di Narni e Amelia; se intenda mettere in atto specifiche attività ispettive volte a verificare la permanenza di livelli di prestazione adeguati per le comunità umbre interessate da i profondi stravolgimenti delle attività ospedaliere».

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