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martedì 7 dicembre - Aggiornato alle 15:32

Cosa succede dopo il voto: prima riunione del consiglio a dicembre, Squarta ‘prenota’ la presidenza

Tra pochi giorni la proclamazione, poi la nomina della giunta e la convocazione della seduta. Per i primi dei non eletti sfumano i sogni di gloria

L’aula del consiglio regionale

di Daniele Bovi

E ora che succede? Chiuse le urne e acquisiti i risultati, a Palazzo Cesaroni si è messa in moto la macchina amministrativa che lavorerà in vista dell’insediamento del nuovo consiglio regionale. Realisticamente ciò dovrebbe avvenire nei primi giorni di dicembre. Ma andiamo con ordine: in primis toccherà alla Corte d’Appello di Perugia proclamare nel giro di pochi giorni gli eletti; una data precisa entro cui ciò deve avvenire non c’è, e molto dipenderà dalla complessità del quadro che pare definito e senza incertezze: tutto dovrebbe chiudersi nel giro di poco tempo. La proclamazione è la base sulla quale Donatella Tesei potrà nominare i suoi cinque assessori e, anche in questo caso, non ci sono termini perentori a parte quello di convocare l’aula entro 60 giorni, cioè entro Natale.

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Cosa succede Formata la giunta, sarà convocata l’assemblea che si riunirà probabilmente all’inizio di dicembre (nel 2015 Catiuscia Marini nominò la sua squadra dopo 20 giorni, e dopo altri 20 fu convocata l’aula). A presiedere la prima seduta, come spiega il regolamento del consiglio, sarà «il consigliere più anziano di età», cioè il pd Fabio Paparelli. In quella sede sarà eletto il presidente dell’assemblea (posto ‘prenotato’ da Marco Squarta) che, insieme all’Ufficio di presidenza, rimarranno in carica 30 mesi; lo scrutinio è segreto e nelle prime tre votazioni servirà la maggioranza dei quattro quinti. Se non dovessero bastare, l’assemblea sarà convocata per il giorno seguente dove sarà sufficiente la maggioranza semplice. Nei cinque giorni precedenti andranno formati i gruppi consiliari che dovranno essere collegati a una delle liste presentate.

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Addio sogni di gloria Quegli assessori che Tesei sceglierà tra gli eletti potranno anche mantenere la carica di membro dell’assemblea. A differenza di ciò che accade nei Comuni infatti, le dimissioni da consigliere non sono obbligatorie. Per i primi dei non eletti dunque, a meno di ordini precisi dei partiti sfumeranno con ogni probabilità i sogni di gloria: mantenere entrambe le cariche significa infatti mantenere entrambi gli stipendi (e quello da consigliere è ben più alto di quello da assessore) e tenere pronto un paracadute politico in caso la presidente decida di revocare per qualche motivo le deleghe.

Twitter @DanieleBovi

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