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giovedì 20 gennaio - Aggiornato alle 21:40

Congresso Pd, primarie addio: il nuovo segretario regionale lo sceglieranno solo gli iscritti

In Direzione nazionale presentato il documento elaborato dalla commissione di riforma dello statuto del Pd: ecco cosa cambia

Un seggio allestito per le primarie a Terni (foto U24)

di Daniele Bovi

Il tema, come ovvio, è oscurato dalla campagna elettorale ma di sicuro, qualunque sarà il risultato, di congresso regionale del Partito democratico si tornerà a parlare dopo il voto, e con una novità: niente più gazebo. Maurizio Martina lunedì in Direzione nazionale ha presentato il documento elaborato dalla commissione di riforma dello statuto del Pd, spiegando che «il cuore della sfida è provare a rilanciare la ragione distintiva del Pd. Vogliamo che il Pd sia un grande partito unitario, plurale e aperto, fatto di persone e alternativo ai partiti personali, un partito di territorio e di comunità. Serve una nuova idea di radicamento sociale, territoriale e anche digitale».

Niente primarie Il pacchetto elaborato dalla commissione sarà votato all’inizio di novembre dall’assemblea nazionale e prevede, tra gli altri punti, che a scegliere il segretario regionale (così come quelli territoriali) saranno gli iscritti, riservando le primarie aperte per la scelta del segretario nazionale e del suo programma di mandato. La logica, spiega Roma, è semplice: dare agli iscritti uno spazio di diritti e di doveri chiaro. Il commissario del partito umbro, Walter Verini, è stato nominato da Nicola Zingaretti poche ore dopo lo scoppio dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati che ha travolto i dem e la Regione, portandola al voto anticipato che vede favoritissimo il destra-centro di Donatella Tesei. Come spiega lo statuto del Pd, il commissariamento può durare al massimo un anno, periodo entro il quale «dovranno essere ripristinati gli organismi statutari, in caso di sospensione, oppure dovrà essere convocato il procedimento ordinario di rinnovo dell’organo, in caso di revoca».

Cosa cambia Al centro del documento il tentativo di fare del Pd un partito più radicato nella società: salta l’automatismo per cui il segretario è anche il candidato premier, nasce (Rousseau docet) una piattaforma online a disposizione di iscritti ed elettori, parità di genere negli organismi esecutivi, nascita di un’assemblea nazionale dei sindaci, Direzione per metà indicata dai territori (ai quali sarà riservata anche un terzo dell’assemblea nazionale), circoli online e «Punti Pd sui luoghi di lavoro e di studio», nascita di una Fondazione per la formazione e creazione di una rete di volontari. Tra le novità più importanti c’è però un ripensamento del congresso, con una prima fase in cui gli iscritti si confronteranno su documenti politici e contributi tematici, e una seconda in cui protagonisti saranno i gazebo. Tra le possibilità, anche quella di un congresso straordinario per tesi su proposta del segretario.

Orfini chiede il congresso E il pensiero va per esempio al tema delle alleanze, sul quale mercoledì è intervenuto Matteo Orfini: «Tra ieri e oggi – ha scritto su Facebook – i due principali leader del Pd, Zingaretti e Franceschini, hanno ribadito che la prospettiva strategica del nostro partito è un accordo coi 5 stelle, nuovo perno di un centrosinistra riformista. Ovviamente questo accordo ha dei corollari: non possiamo mettere in discussione le leggi approvate da loro con Salvini». Motivo per cui l’ex presidente del partito chiede «un congresso vero» per cambiare una linea giudicata «sbagliata e subalterna».

Twitter @DanieleBovi

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