Gianni Cuperlo

di Daniele Bovi

Nella provincia di Perugia il Pd, in vista del congresso, ha messo sul tavolo ben quattro candidature, tre delle quali fanno esplicito riferimento a lei. Normale dialettica, ricchezza o sintomo di personalismi e di una ‘balcanizzazione’ del partito?

Il meccanismo di questo congresso è effettivamente farraginoso e complesso. E secondo me in futuro dovremo cambiarlo. Detto questo, la scelta dei segretari locali non è formalmente legata a quella dei candidati nazionali. Io non ho ‘scelto’ nessun candidato locale. E che sul territorio ci siano scelte trasversali, locali, che premiano le capacità riconosciute in una determinata realtà, a prescindere dalla scelta del candidato alla segreteria nazionale, mi sembra una cosa sana. A me preme che l’unità del partito vada salvaguardata, a partire dal territorio. Poi è evidente che ci sono cristalizzazioni correntizie che non vanno bene. È uno dei temi della riforma del partito che dovremo, tutti insieme, affrontare.

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Qual è la differenza principale tra lei e Renzi? Perché alle primarie i cittadini dovrebbero scegliere lei?

Ci dividono l’idea di Paese, l’idea di come uscire dalla crisi, l’idea di partito. Io credo che sia necessario dare risposte alle politiche che da vent’anni hanno accresciuto la disuguaglianza invece che diminuirla. Dobbiamo partire dalla dignità della persona e contrastare la povertà che sta aggredendo il nostro Paese. Dobbiamo ripensare il modello di sviluppo, puntando su maggiore equità, spostando il peso fiscale da lavoro e produzione alla rendita. La priorità deve essere il lavoro e lo dobbiamo fare a partire dalla legge di stabilità, che va corretta a cominciare dal cuneo fiscale che deve permettere a una platea di lavoratori che oggi ha troppo poco di ricevere qualche risorsa in più in busta paga. Per fare questo serve un partito radicato nella società. Che non viva solo durante le primarie. Che non può essere solo la somma di tanti bravi amministratori e parlamentari. Serve una forza popolare, una comunità.

La convince questo meccanismo delle primarie? Ha ragione il tesoriere Ugo Sposetti che sostiene che così chiunque può andare a votare?

Le primarie servono per aprire il nostro partito all’esterno. Ma bisogna avere cura degli iscritti. Per questo bisogna fermare il tesseramento gonfiato. Per rispettare quelli che negli anni si sono fatti carico di tutto, del montaggio dei gazebi e delle campagne elettorali. E anche per i più giovani che si sono iscritti non per forza in occasione delle primarie, ma perché credono che sia bello frequentare un circolo del Pd. Ecco, io credo che lo stop alla corsa al tesseramento gonfiato sia anche un atto doveroso nei confronti di chi ha resistito ad un clima, montante, che vede nei partiti e nei corpi sociali un residuo da cancellare. L’iscrizione ad un partito è riconoscersi nei suoi valori. E un iscritto che crede nei partiti può anche disamorarsi alla partecipazione democratica e non iscriversi più se vede che viene interpellato solo in occasione dell’elezione di qualcuno. E mi lasci mandare un messaggio a Romano Prodi. Ho letto che non voterà alle primarie. Rispetto e comprendo, anche, la sua decisione. Ma mi impegnerò per far cambiare idea, lavorando per ridare credibilità a questo partito, ad un uomo che sul progetto del Pd ha tanto investito.

Il lavoro, in Umbria come nel resto del Paese, sembra essere la prima emergenza economico-sociale: qual è il progetto politico su questo tema del Pd che immagina?

Noi sosteniamo lealmente il governo Letta. Certo con le nostre idee. Le priorità del governo devono essere quelle del Paese. Per questo è giusto incalzare il governo sul lavoro, sulla lotta alla povertà , sull’equità. E questo va fatto a partire dalle correzioni alla legge di stabilità: serve, ad esempio, dare qualche risorsa in più in busta paga ai lavoratori, selezionando la platea a cui applicare il cuneo fiscale. Poi potremmo portare il nostro deficit dal 2,5 al 2,7% (senza sforare il 3) liberando 3 miliardi per gli esodati e per programmi di investimento per la tutela del territorio e per l’edilizia scolastica. Poi serve un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, per contrastare la disoccupazione che sta massacrando soprattutto i ragazzi sotto i 25 anni e il Sud del nostro Paese.

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