di Daniele Bovi
Una netta correzione di rotta, al termine di una giornata tesa e difficilissima. Sul caso Calabrese, montato come un’onda dal mattino, in serata interviene il sindaco Andrea Romizi riprendendo in mano la situazione e provando a mettere una toppa: «La battaglia alle organizzazioni criminali – scrive – viene da sempre portata avanti all’unisono da istituzioni locali, forze dell’ordine, magistrati e ministero dell’Interno, che negli anni hanno tenuto alte guardia e attenzione». Poche parole, con due sottolineature che nella bufera assumono una certa importanza: «Da sempre» e «all’unisono». Insomma, Romizi non lascia passare il concetto che una parte politica, quella che ha governato a lungo la città, abbia rappresentato un terreno ‘morbido’ per la criminalità organizzata.
Romizi pompiere Prima sul suo profilo Facebook, poi mercoledì in un’intervista al Giornale dell’Umbria, l’assessore ai lavori pubblici ha spiegato che «so benissimo che Perugia non è stata governata da una banda di delinquenti. Ma so anche che la criminalità organizzata ha bisogno di un sistema di relazioni con chi esercita il potere. E un pasdaran del centrodestra le direbbe che, in 70 anni di potere, qualche relazione del genere si può creare». Tanto è bastato a far esplodere un incendio che in serata Romizi prova a spegnere. Il sindaco ricorda che l’argine all’illegalità è stato eretto in questi anni anche grazie ai cittadini, ribadendo poi quanto detto all’inizio: «Il Comune di Perugia si è sempre fatto carico nel tempo di questa battaglia e l’attuale Amministrazione concentra i suoi sforzi quotidiani contro le diverse illegalità, piccole e grandi che siano».
Guerra alla delinquenza Illegalità contro la quale, nel mondo politico cittadino, non c’è né chi fa il doppio gioco né chi chiude gli occhi: «La guerra alla delinquenza – spiega infatti il primo cittadino – non ha uno spartiacque politico, ma è il minimo comune denominatore che deve unire le istituzioni al proprio interno e fra di loro, dando il segno alla cittadinanza di un presidio solido e continuativo in difesa della legalità e della sicurezza, per respingere sempre e comunque ogni tentativo di infiltrazione criminale nel nostro territorio». Parole che arrivano dopo ore tutt’altro che facili.
LA REPLICA DI CALABRESE: «REAZIONI VIOLENTE, NON ACCUSO NESSUNO»
Telefonate In mattinata una delle prime persone a comporre il numero del sindaco è stata la presidente della Regione Catiuscia Marini, che ha chiesto spiegazioni sulle parole di Calabrese. Questura e procura non commentano, ma è più che probabile che abbiano fatto sentire la loro voce. Una girandola di telefonate, oltre al confronto diretto tra sindaco e assessore, alla fine delle quali Romizi, impegnato nel pomeriggio in un vertice, insieme alla presidente, con il management di Nestlé-Perugina, ai suoi con una battuta per stemperare la tensione ha confessato che «oggi ci mancava solo la telefonata di Renzi».
BOCCALI ROMPE IL SILENZIO: PAROLE GRAVI E FALSE
Giornata difficile Una battuta che però rende l’idea del clima di una giornata difficile: la seconda più difficile di questi primi otto mesi di governo. La prima fu all’inizio di dicembre quando l’assessore, perno fondamentale della giunta (quasi un altro vicesindaco) ritirò dopo poche ore le dimissioni presentate sul caso Centralcom. In questo mercoledì poi brilla l’assenza della maggioranza consiliare: dai banchi del centrodestra e delle liste civiche infatti non sono arrivate prese di posizione in difesa di Calabrese.
Twitter @DanieleBovi
