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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 06:57

Caro ministro Sangiuliano, le Soprintendenze hanno bisogno di mezzi adeguati ai nuovi tempi

L’ex sottosegretario al Ministero della Cultura Ilaria Borletti Buitoni: «Potrebbero diventare il motore per una nuova fase più inclusiva»

Ilaria Borletti Buitoni

di Ilaria Borletti Buitoni*

Gentile ministro,
nelle ultime settimane molto raramente il Ministero della Cultura è entrato nella girandola di supposizioni che lo avrebbero illuminato tra i Ministeri importanti del nostro Paese. Non posso che dissociarmi da questa visione che non considera quanto sia vitale per il futuro italiano la gestione del patrimonio artistico, storico, archeologico, archivistico, paesaggistico, la sua tutela e la sua valorizzazione nonché il sostegno a quelle attività culturali, come lo spettacolo dal vivo, essenziali per costruire una comunità coesa e consapevole, fondamentali per non spegnere la luce del talento e della creatività e purtroppo sempre costretti ad operare nell’incertezza di sostegni pubblici non compatibili con delle programmazioni di qualità.

Oggi il Ministero della Cultura è spesso oggetto di critiche per essersi opposto a volte in modo burocratico e poco comprensibile per i cittadini ai cambiamenti di politiche generali essenziali come quella che riguarda la transizione ecologica, nel tentativo di conciliarle con la tutela dello straordinario ma fragile patrimonio paesaggistico. Un Ministero quindi ormai percepito come la casa del “No” e non come dovrebbe essere la “Casa di tutti gli italiani“ perché cultura e scuola sono i fattori principali che costruiscono un Paese civile. Le nostre Soprintendenze pur ricche di impegno e competenze, uso questo termine essendomi occupata di tutela del paesaggio durante la mia esperienza come sottosegretario, sono ormai estenuate, prive di mezzi moderni per poter svolgere la loro funzione in modo rapido ed efficace, prive di personale amministrativo e tecnico nonostante le recenti assunzioni.

A loro è affidato il compito, previsto dalla nostra Costituzione, di custodi del patrimonio culturale italiano come quello altrettanto delicato e importante di sorvegliare affinché qualunque opera di valorizzazione che riguarda il patrimonio pubblico sia fatta sempre nel rispetto dei principi costituzionali. Potrebbero essere sempre di più soggetti attivi e propositivi se a loro fossero dati gli strumenti anche di formazione adatti ai nuovi tempi che viviamo e che richiedono burocrazie meno farraginose, tecnologie più avanzate, linee direttive generali più solide, visioni condivise e lungimiranti. Potrebbero diventare oltre che un baluardo di difesa e di tutela anche il motore per una nuova fase più inclusiva che riguarda il nostro patrimonio paesaggistico e tutto ciò che esso contiene, come indicato nella Carta nazionale del paesaggio a opera dello stesso Ministero nel 2021. Con questo spirito era stato anche riunito l’Osservatorio nazionale del paesaggio ormai non più operativo.

Molto, moltissimo è stato fatto in questi anni per sottolineare il ruolo fondamentale della diffusione della cultura e il suo sostegno anche con l’interazione con il terzo settore culturale e con il settore dei privati ma molto ancora c’è da fare: gli equilibri tra tutela e valorizzazione, tra promozione della cultura e qualità dell’offerta culturale sono come linee sottili, fili non sempre visibili ma che rappresentano la miglior garanzia affinché questo fondamentale Ministero possa svolgere la propria nobile e necessaria missione. Concludo con le mie congratulazioni e tutti i più sentiti auguri per questo nuovo importante compito che le è stato assegnato di custode della cultura e del patrimonio culturale, fondamentale per il nostro Paese e al quale molti di noi si dedicano con grande passione e impegno.

*già sottosegretario al Ministero della Cultura

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