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sabato 4 dicembre - Aggiornato alle 06:51

Bianconi a tutto campo: «Rovesceremo la piramide mettendo al centro territori e cittadini»

Il candidato presidente alla conferenza stampa Rai: «Pd e M5s insieme? È una prova di coraggio più che un esperimento»

Vincenzo Bianconi (foto ©FabrizioTroccoli)

Pubblichiamo una sintesi dell’intervista al candidato presidente Vincenzo Bianconi (sostenuto da Pd, M5s, Bianconi per l’Umbria, Sinistra civica verde ed Europa verde) andata in scena durante la conferenza stampa tenuta negli studi regionali della Rai. Bianconi è stato intervistato dalla conduttrice Antonella Marietti, da Daniele Bovi di Umbria24, Donatella Miliani de La Nazione e Marco Brunacci di Tef Channel.

A pochissime ore dal voto quale ritiene sia l’elettorato che potrà sostenerla, a cui pensa di rivolgersi in particolare?

«A tutti gli umbri che vedono nella nostra proposta di discontinuità e innovazione il futuro della regione».

Sulle sue spalle sembra esserci il peso non solo di un test nazionale ma anche di un’alleanza, quella fra Pd e M5s, ancora in fase di rodaggio.

«Personalmente non sento quel peso bensì vedo un’altra cosa, cioè il coraggio dei partiti di mettersi in discussione e di aprire uno scenario nuovo. Non è un test di laboratorio: qui ci sono partiti che si vogliono aprire ai civici esplorando nuove strade. È una prova di coraggio più che un esperimento. In Umbria serve un modello diverso e i partiti lo hanno capito».

I sondaggi la danno in svantaggio.

«C’è un terzo di elettori indecisi: se gli umbri voteranno con la testa vinceremo, se lo faranno con la pancia vincerà qualcun’altro».

Dato che li conosce bene. non le ripeto tutti i dati negativi sull’economia umbra. Quali sono le sue ricette per creare più occupazione e più lavoro in questa regione? Lo sfondamento del centrodestra alle ultime tornate è probabilmente dovuto a questi temi.

«In primis bisogna parlare di scenario. Qui è mancata una visione a 20 anni, cosa che invece accade nei paesi più civilizzati; all’interno di questa visione si costruiscono le strategie economiche. Gestiremo 2 miliardi di euro di fondi europei, ma come? Noi partiamo da una visione e puntiamo a nuove politiche a sostegno di formazione, innovazione e sociale. Se avremo la possibilità di governare metteremo al centro la valorizzazione della qualità del lavoro, partendo dai bandi: la valutazione della qualità del lavoro e dei contratti offerti peserà di più rispetto ai costi; questo significa rimettere in moto la qualità della vita e l’economia. Questi due miliardi li investiremo attraverso una valutazione di impatto sociale: vogliamo certificare che creino un miglioramento economico».

Lei ha parlato molto in queste settimane di discontinuità rispetto al passato. Le è stato garantito che potrà avere mano libera nella composizione della giunta ed ha accennato alle modalità con le quali sceglierebbe squadra: rimangono quelle o ci ha pensato a nuove logiche?

«Sono convinto che sia una proposta di discontinuità e innovazione. La politica va riavvicinata alle persone e ai territori. Partiamo con una legge di democrazia partecipata per individuare le priorità delle comunità, poi costruiremo gli assessorati con logiche di utilità e performance, e infine cercheremo le persone migliori per competenze ed esperienze».

In questa campagna ha puntato molto sul concetto di cambiamento: quanto è difficile far passare questo messaggio vista la coalizione che la supporta? In più è l’alfiere di un primo esperimento, quanto è difficile spiegare questa alleanza?

«Pd e M5s fanno parte di una ampia coalizione. Il Movimento ha avuto il coraggio di far cadere il governo della regione, e per assurdo il fatto che ci siano questi due mondi insieme è una garanzia. Entrambi si sono messi in discussione con libertà e visione. Dall’altra parte non c’è un cambiamento di sostanza e non c’è un metodo per cambiare il futuro. È solo cambiamento di bandiera. Chi è stato all’opposizione per 20 anni cosa ha fatto? Niente di veramente tosto, solo il M5s; gli altri erano la quarta gamba del tavolo e oggi si presentano come paladini dell’innovazione. È comico».

La decisione di candidarsi se è quanto è stata condizionata dal fatto che le sue attività sono state danneggiate dal sisma di fine 2016?

«Per me il terremoto è stata una grande lezione di vita. Ho avuto l’opportunità e la fortuna di incontrare tante persone che si sono messe a disposizione per spirito di servizio, perché si sentivano meglio. Quando ho avuto questa opportunità, quel principio per cui bisogna mettersi a disposizione per almeno il 30% degli altri l’ho fatto mio. In questi 5 anni difficili per la mia regione mi metto a disposizione di questa comunità».

Parliamo di sanità. per quanto riguarda i concorsi ha fatto cenno a scelte fatte attraverso un algoritmo. Non c’è il rischio di scegliere in modo così freddo e algido le persone?

«Questa regione ha la necessità assoluta che l’unico criterio di selezione si basi su trasparenza e merito. Noi accanto alla legislazione attuale aggiungiamo due elementi: per quanto riguarda l’algoritmo, bisogna dare certezza a tutti che nessuno abbia il test nemmeno 5 minuti prima, e questo lo può fare la tecnologia. Per quanto riguarda le prove orali, ci sono migliaia di domande che saranno presentate e scelte con la tecnologia. Se poi parliamo ad esempio di infermieri, di capacità di fare squadra e di darsi agli altri, questo può essere misurato solo sul campo. Superata la prima selezione di competenza tecnica dunque, la seconda deve essere “di umanità”. Pensiamo perciò a sei mesi di prova, al termine dei quali ci sarà valutazione».

Quindi l’assunzione arriverebbe dopo sei mesi, non è un sistema un po’ macchinoso?

«Questo è quello che accade nella vita con tutti i contratti seri e di responsabilità; e lavorare per la PA, quindi per la comunità, è una cosa seria».

Questa è una terra che soffre di isolamento: per quanto riguarda treni e aerei, quali risposte darebbe in termini di programmazione? Su quale versante si muoverebbe prima?

«Questa regione ha due esigenze diverse: i treni danno risposte più immediate a tutta la comunità che deve dimezzare i tempi di percorrenza verso Roma e Firenze; poi serve una trattativa con Trenitalia per sviluppare al meglio il Frecciarossa da e per Milano. Sull’aeroporto ho un’idea tutta mia: si parla spesso di potenziamento ma alla fine dobbiamo fare i conti con risorse scarse; io aprirei il pacchetto azionario di Sase, anche ai singoli, per dare a tutta la regione la possibilità di misurarsi e di far capire quanto ci si tiene allo scalo».

Continuiamo lungo questo filone: su Umbria24 abbiamo intervistato un esperto di trasporti e urbanistica come Mariano Sartore, e lui chiede se sia strategico avere un volo in più o in meno o magari avere tratte ferroviarie che portino gli umbri verso aeroporti con centinaia di destinazioni. Questa è una scelta strategica da fare.

«E questa è la domanda che ho fatto a tutte le associazioni di categoria della regione. Dobbiamo saper comprendere il futuro ed evitare di fare investimento che sarà terminato fra 9 anni e sarà quindi inutile. Dopo aver messo insieme tutte le informazioni possibili capiremo quale sarà la volontà degli umbri e quali sono le esigenze».

Lei ha parlato a 360 gradi di innovazione. Guardando alle imprese, cosa intende fare per internazionalizzazione e innovazione delle Pmi?

«In primis si parte dalle risorse in più che abbiamo, cioè dai due miliardi di fondi UE. La sfida per la nostra economia è dare alle medie imprese la possibilità di rafforzarsi, alle grandi di competere e alle piccole di poter utilizzare le risorse. Parlando dei bandi, vanno incentivate le filiere orizzontali e verticali per spingerle col nostro made in Umbria ad approcciare i mercati internazionali. Servono incubatori e acceleratori di imprese e aiutare gli imprenditori a leggere il futuro. Poi un supporto al credito è fondamentale: serve un nuovo Confidi a partecipazione regionale e bisogna ridisegnare le strategie di Gepafin».

Basteranno le risorse a disposizione per tutto ciò?

«Le risorse sono quelle e vanno utilizzate al meglio: se messe a leva possono generarne il doppio ma dipende dal modello con il quale vogliamo inseguire il futuro».

Una domanda politica bisogna farla. I leader nazionali che la sostengono il messaggio l’hanno semplificato: fermare Salvini, ma lei di questo non parla mai. Prova un po’ di disagio? Non è così convinto che una campagna contro funzioni? Oppure si marcia divisi per colpire uniti?

«Chi mi conosce sa che culturalmente non mi appartiene l’essere contro. Come imprenditore sono per rappresentare un’idea, una visione, una alternativa. Una parte politica sta cercando di distrarre gli umbri da una visione per l’Umbria, dal prendere in considerazione una discontinuità per inseguire il futuro. Dagli antagonisti non ho sentito un modello. Per quel soggetto che scorrazza in giro per la regione l’Umbria è un test per vedere se ha ancora quell’appeal di prima. In questa fase gli umbri pensino al loro futuro».

Quali sono i valori dell’Umbria che lei si sente di rappresentare?

«Se parliamo di valori umani ed etici credo che questa sia una regione compatta nel sentire propri valori come inclusione, salvaguardia dell’identità e aiuto ai più deboli. È una terra onesta e laboriosa. Come le nostre comunità hanno vissuto questi ultimi 20 anni? Le aree più lontane dell’impero si sono sentite poco ascoltate, poco al centro della programmazione e di un progetto di futuro. Noi vogliamo rigirare la piramide e dare risposte al malcontento non chiudendo i porti ma con una legge per mettere i bisogni dei territori al centro di programmazione».

In caso di elezione si troverebbe sul tavolo subito sul tavolo il caldissimo dossier rifiuti, e in particolare quello relativo alla chiusa del ciclo: quali sono i suoi programmi?

«È un tema su cui ci giochiamo il futuro e l’immagine di una regione che vuole tornare a essere davvero cuore verde d’Italia. In primis dobbiamo sostenere l’economia circolare, perché in una regione con un Pil in calo e questo tasso di disoccupazione, a parità di investimenti generiamo in questo modo più posti di lavoro rispetto a sostenere inceneritori o discariche. Come regione punteremo, in bandi e appalti, a dare molto valore a chi mette al centro materiali altamente riciclabili. Sui termovlorizzatori, bisogna capire quanta immondizia c’è in questa regione. Servono davvero?».

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