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sabato 4 dicembre - Aggiornato alle 06:36

Regionali, intervista a Martina Carletti: «Basta centri commerciali, via il ticket e attenzione a ferrovie»

La candidata alla presidenza della Regione sostenuta da Riconquistare l’Italia: «

Pubblichiamo l’intervista a Martina Carletti, candidata alla presidenza della Regione sostenuta da Riconquistare l’Italia

di Daniele Bovi

Lavoro e povertà relativa sono due dei problemi principali che molte famiglie umbre vivono: cosa pensa di poter concretamente fare per provare ad aiutarle?

«Una fondamentale premessa è che rimanendo all’interno dei vincoli imposti dall’Unione Europea, all’Italia come nazione e a cascata su tutti i livelli amministrativi sottordinati, l’azione di un soggetto pubblico potrà essere solo parziale e volta a limitare i danni. Questo per chi si candida ad amministrare è ovviamente una triste verità, con la quale si deve convivere fino al momento in cui ci libereremo recedendo dai trattati. Concretamente, quindi, ciò che si può e si deve fare è contrastare l’azione disgregante delle normative europee incrementando le risorse destinate alla gestione pubblica dei servizi essenziali, con aumento e stabilizzazione degli occupati, promuovere incentivi ad aziende che assumono anche medianti bandi mirati, impedire il rilascio di nuove autorizzazioni alla costruzione di grandi centri commerciali, che distruggono molti più posti di lavoro di quelli che creano e favorire ed accelerare gli interventi edilizi conservativi e di recupero delle strutture danneggiate dal terremoto favorendo le imprese che assumono giovani e disoccupati».

L’Umbria va al voto anticipato a causa dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati, che tocca temi centrali come la salute e il lavoro. La Regione rimane tra le migliori per quanto riguarda i servizi ma va ricucito il rapporto con i cittadini: come intende riformare il sistema delle nomine? Come abbattere le liste di attesa?

«Riconquistare l’Italia si oppone alla deriva mercatista sancita dai Trattati europei e rifiuta l’idea che la presa in carico e la cura dei cittadini debbano essere considerate attività lucrative a tutti gli effetti. Le manifestazioni di giubilo per i risultati di bilancio conseguiti, che dimostrano di ignorare le necessità reali della popolazione e glissano sugli effetti nefasti di questi continui tagli, sono inquietanti e rivelano la totale assenza di interesse per il benessere della collettività manifestata da questa classe dirigente votata alla realizzazione di un gigantesco piano di smantellamento dello stato sociale e di sostituzione dei servizi pubblici con ingenti capitali privati. Un piano di smantellamento dei diritti fortemente sostenuto dai portatori di interesse della finanza internazionale e dell’industria farmaceutica che lavorano strenuamente negli uffici delle lobby a Bruxelles. Sarà necessario rifiutare i condizionamenti e i vincoli che impongono l’arretramento dell’ente pubblico, riconsegnare dignità alle strutture pubbliche relegando l’offerta privata ad una quota sempre più marginale dell’erogazione complessiva e non viceversa, riprogrammare un piano di assunzione, formazione e valorizzazione del personale, rimettere la sanità pubblica al centro.
A questo fine proponiamo i seguenti punti programmatici:
1. L’Universalità della copertura è strettamente legata all’Equità del finanziamento, che va garantita a livello generale attraverso un sistema fiscale altamente progressivo e a livello regionale tramite l’eliminazione dei ticket sanitari e l’adeguamento quantitativo del personale sanitario alle effettive esigenze di cura della popolazione, pena la rinuncia alle cure di una parte della stessa e la migrazione verso la sanità privata di una parte ancora, anche per il conseguente allungamento delle liste di attesa; la chiusura di punti nascita periferici, dei piccoli ospedali e la compressione dell’esercizio della guardia medica, da questo punto di vista, sono inaccettabili;
2. la Globalità delle prestazioni erogate richiede di ampliare lo spettro delle prestazioni attualmente previste dal sistema sanitario includendovi in particolare le prestazioni odontoiatriche, oggi in gran parte escluse, e finanziando i fondi sanitari regionale e nazionale secondo necessità; i maggiori fondi dovranno essere indirizzati non solo verso la cura, ma anche a beneficio della medicina sociale, della prevenzione e della riabilitazione, in modo da negare quel modello ad elevata intensità di cura che tende ad affermarsi anche nel nostro Paese;
3. il Controllo democratico da parte dei cittadini richiede il ritorno ad un modello decentrato sui Comuni e i loro consorzi invece che sulle Regioni, in cui alle AUSL dovranno subentrare le Unità Sanitarie Locali, con elezione da parte del consiglio comunale di un comitato di gestione per ogni Usl;
4. l’Unicità di gestione e la Proprietà pubblica dei mezzi di produzione sanitari richiedono realisticamente uno spiazzamento graduale del settore privato, che non passa soltanto per il semplice aumento dei fondi pubblici al SSN, di per sé necessario, ma anche e soprattutto per la negazione del principio di concorrenza inoculato nel sistema dalla riforma Amato del 1992 (con successive integrazioni); in particolare occorre: a. tornare alle USL (Unità sanitarie locali) affettivamente locali, abbandonando le Aziende USL di dimensioni provinciali e le AO (Aziende ospedaliere), con tutte le conseguenze gestionali ed economico-patrimoniali che ciò comporta; b. tornare ad un modello ‘integrato’ nel quale le USL eroghino direttamente la grandissima parte delle prestazioni sanitarie, sostituendo il rampante modello ‘contrattuale’ nel quale, al contrario, le AUSL si comportano da semplici committenti di erogatori pubblici e privati in reciproca competizione per i pochi fondi pubblici ormai a disposizione; c. rivedere in termini progressivamente più restrittivi i regimi di libera professione ed intramoenia oggi concessi ai medici dipendenti del SSN; d. abolire il rimborso a tariffa delle prestazioni erogate dalle strutture ospedaliere pubbliche e private tornando ad un rimborso a piè di lista, per evitare che il rimborso standard oggi previsto (calcolato, come nel modello americano, in base alla diagnosi con la quale il paziente viene dimesso dall’ospedale) incentivi gli erogatori a ridurre i costi per lucrare la differenza tra la tariffa comunque percepita e la spesa effettuata; e. rivedere in senso progressivamente più restrittivo i criteri con i quali si concede l’accreditamento alle strutture private».

Quali sono i suoi piani per ferrovie e aeroporto? È d’accordo con chi sostiene che bisogna fare una scelta strategica concentrandosi più sulle prime che sul secondo?

«Uno dei fattori maggiormente critici per la nostra Regione è rappresentato dalla quantità e dalla qualità dei collegamenti esistenti con il resto di Italia, un problema che va affrontato con decisione focalizzando l’attenzione sullo sviluppo delle strade ferrate. Il recupero della ferrovia centrale umbra e il suo potenziamento rappresenta un obiettivo primario per consentire agevoli spostamenti di merci e persone all’interno, verso e in uscita dall’Umbria, cosa che avrebbe importanti ricadute anche a livello ambientale e sulla manutenzione stradale permettendo una riduzione del traffico, specie dei mezzi pesanti. L’importanza strategica dell’aeroporto non può essere sottovalutata, ma in una situazione di scarsità di risorse, come questa creata dai vincoli europei, è obbligata una scelta ed è quindi preferibile focalizzare l’attenzione sulle ferrovie che consentono benefici più consistenti e soprattutto più diffusi sul territorio umbro».

Qual è la sua visione riguardo due temi strategici come cultura e turismo?

«Dobbiamo puntare ad un turismo sostenibile per qualità dei flussi (disincentivando o facendo pagare di più quello delle comitive che fanno un turismo cd “mordi e fuggi”) e per quantità di tempo dedicato alla nostra regione. Attualmente la permanenza media del turista in Umbria è di 1,47 giorni. questo non permette di sfruttare neanche sufficientemente il nostro ampio e sparpagliato (territorialmente parlando) potenziale. in primis bisogna agire complementariamente sul trasporto, integrando gli spostamenti aerei (con l’aeroporto di Perugia) con quelli ferroviari e su gomma. Il primo passo è quello di creare un ticket unico regionale che integri questi tre aspetti; il secondo è quello di creare un’agenzia unica che metta in sinergia il turismo e che promuova un marchio unico territoriale creando un disciplinare interconnesso tra le filiere turistico/culturale e agro-alimentare. Altra priorità in ambito culturale è quella di 1 procedere al completamento nel più breve tempo possibile del Teatro Verdi di Terni secondo i canoni della ricostruzione secondo i progetti originali del Poletti; il passo successivo sarà quello di elaborare un percorso comune insieme agli altri teatri principali della regione creando un circuito capace di attrarre spetaccoli e attori di interesse nazione e internazionale con un programma unico in sinergia con i due Istituti Superiore di Studi Musicali per portare nuovi giovani promettenti».

Uno dei primi dossier sul tavolo della nuova giunta sarà quello che riguarda la chiusura del ciclo dei rifiuti: come intende affrontarlo?

«La gestione del ciclo dei rifiuti rientra a pieno titolo nell’ambito dei servizi pubblici essenziali e pertanto il nostro approccio punta ad un suo completo riassorbimento all’interno delle competenze della Regione, arrivando anche all’esproprio di tutti i terreni adibiti a discarica. L’adozione di un circuito che abbia come obiettivi primari il riutilizzo dei materiali e la riduzione al minimo di soluzioni inquinanti e potenzialmente pericolose per la salute come gli inceneritori è un obiettivo così importante che deve sfuggire a logiche di mercato e pertanto non deve perseguire a tutti i costi un profitto, ma mirare ad offrire un buon servizio ai cittadini. A medio-lungo termine, inoltre, riteniamo opportuno realizzare uno o più impianti di separazione a valle che consentano da un lato di semplificare la raccolta differenziata ai cittadini, due soli contenitori umido e tutti gli altri materiali, dall’altro di creare nuovi posti di lavoro e di incrementare la percentuale di riciclo totale, come dimostrano esperienze già maturate in tal senso».

Le uniche vere ‘munizioni’ in mano alla Regione saranno i Fondi comunitari della nuova fase di programmazione 2021-2027: quali sono gli assi principali sui quali intende concentrare gli sforzi?

«Questa domanda suona come una gigantesca ammissione di colpa da parte di tutte le classi dirigenti italiane di ogni ordine e grado che hanno disperso la sovranità italiana, quella che la costituzione assegna a noi, al popolo, riducendoci ad elemosinare una parte di quei fondi che l’Italia stessa trasferisce all’Unione Europea! La nostra attività si deve quindi scindere su due livelli, il primo, il più importante, è quello di promuovere in tutti i modi possibili nella cittadinanza la consapevolezza che questo modello di (non) sviluppo è folle e va superato recedendo dai trattati europei e dalle loro disfunzionali regole, il secondo, facendo di necessità virtù, riguarda l’impegno a captare la maggior quota possibile dei nostri fondi, che si fa apparire come messi, in maniera puramente propagandistica, a disposizione dall’UE».

Porterebbe avanti il progetto della Macroregione? Cosa pensa di quello presentato dalla giunta uscente sull’autonomia differenziata?

«Siamo con forza contrari al progetto della Macroregione e al progetto di autonomia differenziata, perchè esso non ha effetti positivi nel breve periodo per l’Umbria, porterebbe ad una riduzione dei trasferimenti nazionali, ed è un percorso di disfacimento, di fatto, dell’unità nazionale nel medio lungo termine. La costruzione di soggetti amministrativi di dimensione maggiore delle attuali Regioni e più piccoli dello Stato ha due ordini di conseguenze assolutamente negativi, allontana i cittadini dal livello intermedio della pubblica amministrazione e al contempo riduce il potere di negoziazione nei confronti delle istituzioni sovranazionali, rendendo molto più difficile il processo di recupero della piena sovranità».

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