Il prosindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta

di Daniele Bovi

Il centrosinistra, rigorosamente in ordine sparso, si avvicina alle primarie di domenica tra il prosindaco socialista Luciano Bacchetta e il piddino assessore al Bilancio Domenico Duranti. «Sarà un bagno di sangue – dice qualcuno – tra gente che governa insieme da anni». SeL sta alla finestra in attesa di capire quello che succederà, con la possibilità di rientrare in caso di vittoria di Duranti, Rifondazione cerca di capire che aria tira e l’Idv capeggiata dal consigliere regionale Oliviero Dottorini è pronta a schierare un suo uomo contro il vincitore delle primarie di domenica. Magari in compagni di SeL. Senza dimenticare i mal di pancia  dell’ala Pd che voleva Walter Verini candidato sindaco. Un Vietnam che in Alto Tevere dura da vent’anni. Sopra i cinquemila partecipanti si potrà parlare di larga partecipazione, sotto in cinquemila qualche problema si porrà.

Bacchetta: discontinuità nei fatti L’eterno refrain all’insegna della discontinuità e dell’innovazione non appassiona Bacchetta, che lunedì mattina ha presentato la sua candidatura (martedì toccherà a Duranti): «Di discontinuità è inutile parlare perché ce ne sarà comunque tanta nel modo di amministrare. Io dico che questo – spiega Bacchetta –  è un falso problema. Per le spese correnti nei prossimi anni avremo quattro milioni di euro in meno, perciò dovremo ripensare completamente scelte, prospettive e organizzazione del Comune». La tanto richiesta discontinuità dunque, secondo Bacchetta, verrà forzosamente imposta dai fatti più che dalle persone: «Laddove – dice sempre Bacchetta – le cose vanno bene come nei servizi è auspicabile continuità, laddove invece bisogna intervenire massicciamente come nel settore economico, occorrerà innovazione. E comunque – affonda – chi parla di discontinuità e innovazione anche anagraficamente è molto vecchio».

Ho fatto il mio dovere Nonostante il forte clima di tensione, Bacchetta confessa di avvicinarsi alle primarie di domenica «con spirito molto sereno: è la conclusione – dice – di un percorso molto faticoso, le primarie saranno un banco di prova per noi e per vedere la partecipazione della gente. Chi vincerà sarà il candidato più autorevole per rappresentare al meglio la coalizione. Perché la gente dovrebbe scegliermi? Ho fatto in modo dignitoso il mio dovere in un periodo molto difficile per i bilanci degli enti pubblici e credo di aver lavorato in maniera seria. Abbiamo approvato progetti importanti come l’apertura di nuovi corsi scolastici, fatto investimenti sulla viabilità, abbiamo ridefinito il contratto di quartiere e elaborato un progetto per il vecchio ospedale. Insomma, abbiamo fatto appieno il nostro dovere».

Se sconfitto mi farò da parte In caso di sconfitta il prosindaco socialista promette di farsi da parte. Niente ruoli attivi in futuro, solo un appoggio da parte del suo partito al candidato vincente: «Se non vinco – dice – collaborerò con passione e spirito costruttivo, gli altri mi hanno dato tanto e io in caso mi impegnerò per raggiungere gli obiettivi». La vittoria del socialista Bacchetta però, indigesto a molti, lascerebbe numerosi strascichi. Ed è per questo che chi non condivide la sua candidatura sta pensando ad una sorta di piano B. Informalmente sarebbero state verificate le disponibilità di massima di gente come Maurizio Ascani, ex pezzo da 90 della fu Dc e padre di Anna, portavoce delle democratiche umbre, Mauro Severini, ex sindaco di Santa Maria Tiberina e il professor Enrico Carloni.

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