Approvati in prima commissione sia l’aumento dell’Irpef, che scatterebbe già dal 2025, che quello del Irap e del bollo auto, previsto invece per il 2026. Il via libera al disegno di legge pre adottato dalla giunta è arrivato col voto favorevole dei cinque consiglieri di maggioranza, mentre le opposizioni hanno abbandonato la seduta: nel mirino dell’ex assessore al bilancio Paola Agabiti (FdI) la mancata condivisione dell’esito della ricognizione finanziaria compiuta dall’advisor privato, che ha certificato il disavanzo di 90 milioni di euro sui conti della sanità umbra. Da qui la decisione dei consiglieri di centrodestra di lasciare i lavori. Al termine della seduta il vicepresidente con delega al bilancio, Tommaso Bori, ha spiegato che si era nel frattempo resa disponibile a partecipare alla prima commissione la direttrice regionale alla Salute, Daniela Donetti, che avrebbe potuto mettere a disposizione il report richiesto dalle opposizioni. Nel frattempo la presidente Stefania Proietti ha incontrato i sindacati sulla manovra, affermando che l’esecutivo è «al lavoro per trovare margini d’azione che riducano ulteriormente l’impatto della manovra per le fasce di popolazione coi redditi più bassi». Un tentativo che non calma la burrasca innescata tra le parti sociali dagli aumenti sui tributi, definiti dalla Cgil semplicemente «inaccettabili».
In prima commissione a illustrare l’atto sono stati lo stesso Bori affiancato dal direttore regionale Luigi Rossetti. Il vicepresidente ha ribadito che l’aumento dei tributi «arriva dopo un’operazione verità su un buco da 90 milioni di euro a cui si sommano i tagli del governo centrale e l’aumento esponenziale della mobilità passiva». Elementi, questi, «che – ha ribadito Bori – hanno posto la giunta nell’obbligo di agire, per evitare il rischio
commissariamento». A sostenere l’operazione i consiglieri di maggioranza che hanno, in sintesi, evidenziato «il coraggio della giunta nell’affrontare il disavanzo sanitario, senza nascondere il problema, per mettere in sicurezza il sistema umbra, minimizzando l’impatto della manovra per le fasce più deboli della popolazione».
Di tutt’altro avviso le opposizioni. Agabiti e gli altri, infatti, hanno accusato la giunta «di totale mancanza di trasparenza» quindi «dell’impossibilità a discutere un tema che cambierà la vita degli umbri» e anche «di incompetenza amministrativa». Contestata la mancata condivisione del «report commissionato a una società privata che sarebbe stato propedeutico all’atto di giunta» del 21 marzo, cioè all’aumento dei tributi. «Era imprescindibile in nome della tanto sbandierata trasparenza avere i dati dettagliati, ma alla domanda diretta a Bori se intendesse fornirci il report c’è stato solo un’imbarazzante silenzio», scrivono in una nota congiunta Agabiti e gli altri, che contestano anche il rischio di commissariamento della sanità, definendola «un’assurda illazione».
Nel frattempo la presidente Proietti ha incontrato i delegati sindacali di Cgil, Cisl e Uil per un confronto, che proseguirà nei prossimi giorni, «sull’impatto che l’eventuale manovra avrà sul tessuto economico e sulle famiglie umbre, con l’obiettivo di trovare con le parti sociali un punto d’incontro per poi provare a portare il documento condiviso in assemblea legislativa per l’approvazione entro il 15 aprile». Con Proietti lo stesso Bori e gli assessori Fabio Barcaioli e Thomas De Luca: ai sindacati è stato ribadito «che si tratta di una proposta indispensabile e aperta per evitare il commissariamento ad acta e lo scatto del massimo delle aliquote fiscali che finirebbe per penalizzare la crescita economica e sociale dell’Umbria». Dopodiché è stata direttamente Proietti a dire che la giunta è «già al lavoro per trovare margini d’azione che riducano ulteriormente l’impatto della manovra per le fasce di popolazione con i redditi più bassi», ribadendo però che «se la sanità umbra fosse commissariata per la prima volta nella storia dell’Umbria sarebbero penalizzate – ha detto la presidente – le fasce più deboli e sarebbero messi a rischio i servizi essenziali, come il diritto alle cure e i trasporti, e anche tutti quei progetti finanziati con i fondi comunitari che prevedono il cofinanziamento della Regione e molti di questi sono progetti sociali». L’obiettivo del confronto coi sindacati, che sarà allargato alle associazioni economiche, professionali e all’Anci, è arrivare «a un patto auspicabilmente condiviso per salvare l’Umbria dal commissariamento e non subire imposizioni fiscali che sarebbero distruttive».
Un percorso, questo del patto condiviso, che appare molto in salita. La Cgil, infatti, a margine dell’incontro con Proietti, assessori e tecnici, boccia sia il metodo che il merito: nel primo caso viene contestato «il confronto tardivo su un’iniziativa così rilevante che colpisce soprattutto lavoratori e pensionati», mentre nel secondo il sindaco si dice «assolutamente contrario all’aumento delle tasse per i ceti medio bassi». In una nota il sindacato stigmatizza come «soltanto lunedì mattina siamo stati informati della situazione finanziaria della sanità e della manovra che si intende adottare», motivo per cui «non c’è stato il tempo per studiare i dati né per portare all’incontro proposte alternative». Quindi nel merito: «Pur essendo consapevoli che il buco nella sanità non è stato provocato dall’attuale giunta regionale e che ci sia l’urgenza di intervenire, per noi – scrivono dalla Cgil – non è accettabile che a ripianarlo siano i lavoratori e pensionati: riteniamo assolutamente inammissibile l’aumento dell’Irpef, l’unico aumento tra l’altro previsto subito da quest’anno». Ergo alla giunta vengono chieste «possibili soluzioni alternative che consentano di evitare una manovra che, a ora, risulta a senso unico».
