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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 17:25

Ast di Terni venduta ad Arvedi, Giorgetti: «Soddisfatti anche per nuova proprietà italiana»

Tesei: «Mio impegno non cessa» e sindaco Terni: «Passaggio storico». Closing entro metà 2022, atteso ok Sorveglianza Thyssen e Antitrust europeo

©Fabrizio Troccoli

di Chiara Fabrizi

«Soddisfatti per il risultato positivo della vendita dell’Ast di Terni». Lo dice il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a poche ore dall’annuncio di Thyssenkrupp della cessione di Acciai Speciali Terni (AST), inclusa la relativa organizzazione commerciale in Germania, Italia e Turchia, alla società italiana Arvedi.

AST TERNI AD ARVEDI 

Giorgetti: «Soddisfatti anche per nuova proprietà italiana» Il closing è previsto entro il primo semestre 2022 e l’operazione deve incassare l’approvazione del Consiglio di sorveglianza di Thyssenkrupp e dell’Antitrust europea, ma intanto per Giorgetti «questa conclusione rappresenta un tassello importante per la valorizzazione e il rilancio dell’acciaio italiano. Accogliamo con favore – va avanti il ministro – che la proprietà passi a un gruppo italiano e auspichiamo che questo si traduca anche in uno sviluppo dell’area industriale e in una tutela per tutto il territorio interessato. Con grande piacere – ha concluso – facciamo i nostri auguri ai lavoratori che possono guardare al futuro con nuova fiducia e all’azienda per l’impegno e la sfida che hanno raccolto».

Todde: «Sito strategico» «Lo scorso dicembre 2020, durante il governo Conte 2, ho convocato e presieduto il tavolo di discussione tra Ast le organizzazioni sindacali in cui sono stati confermati gli impegni presi dall’azienda sui volumi di produzione, investimenti e occupazione nello stabilimento siderurgico ternano. L’intesa che raggiungemmo in quella data ci ha consentito di traguardare il periodo necessario alla realizzazione della procedura di cessione che il gruppo ha deciso di avviare. L’accordo siglato ha inoltre previsto di salvaguardare i livelli occupazionali dell’acciaieria e di garantire investimenti per oltre 20 milioni di euro, di cui 13 di nuovi investimenti e 7 per completare il progetto di recupero delle scorie. Sono stati confermati i volumi di produzione minimi per l’anno 2020-2021 pari ad 1 milione di tonnellate di acciaio liquido, numeri importanti che hanno garantito le prospettive aziendali e industriali del sito. Così la viceministra Alessandra Todde in merito alla cessione di Ast ad Arvedi. «Voglio ringraziare – ha aggiunto l’Ad Massimiliano Burelli per avermi tenuto aggiornata in ogni istante della trattativa ed esprimo la mia soddisfazione che Astsia tornata italiana, sotto il controllo di un gruppo solido e affidabile come Arvedi. Siamo sempre stati consapevoli della strategicità del sito di Terni, e proprio per questo insieme all’allora Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli abbiamo lavorato duramente per gestire con serietà la transizione societaria. Queste produzioni rappresentano un asset di fondamentale importanza per lo sviluppo della città, dell’Umbria e dell’intera nazione».

Tesei: «Valenza ampia. Mio impegno non cessa» Si è raggiunto un primo «risultato importante per i lavoratori, per Terni e per l’intera Umbria» per la la presidente della Regione Donatella Tesei secondo cui lo sbarco di Arvedi a Terni «ha una valenza più ampia e rimette al centro la produzione di acciaio, rilanciando il tema nel nostro Paese. Accogliamo con piacere il passaggio ad una grande famiglia industriale italiana» La governatrice poi assicura ai dipendenti di Ast che «il mio impegno – ha detto – non cessa anzi prosegue, con l’attenzione che abbiamo sempre avuto nei confronti dell’Ast, in vista del piano industriale che dovrà salvaguardare i livelli occupazionali e rilanciare il sito di Terni».

Sindaco Terni: «Passaggio storico» Il sindaco di Terni Leonardo Latini, invece, parla «di passaggio storico per l’acciaierie di Terni e per la siderurgia italiana». Da Palazzo Spada il primo cittadino, seppur «in attesa del completamento della procedura e in particolare delle verifiche dell’Antitrust, che non dovrebbero comunque creare problemi», afferma che «da oggi si apre un capitolo nuovo, con una fase molto delicata  che è quella del confronto sulle prospettive della nuova proprietà alla quale fin da subito forniamo – dice Latini – la nostra disponibilità per un avviare un percorso condiviso nell’interesse di Terni».

Salvini: «Ottima notizia» «L’acciaieria di Terni torna a una proprietà italiana dopo essere stata ceduta da un gruppo tedesco» ice il leader della Lega Matteo Salvini, aggiungendo: «È un’ottima notizia, dopo mesi di polemiche, che conferma l’ottimo lavoro della Lega al governo (e in particolare del ministro Giorgetti) e del sindaco Latini. Il prima possibile tornerò a Terni, anche per ringraziare l’amministrazione comunale e incontrare i rappresentanti dei lavoratori».

Nevi: «Ottima notizia» Secondo il deputato ternano di Forza Italia, Raffaele Nevi «la vendita ad Arvedi è una ottima notizia». Il parlamentare afferma che «abbiamo sempre detto che serviva un player industriale solido, e possibilmente italiano, per fare in modo che l’Ast di Terni avesse un futuro migliore, e il gruppo Arvedi corrisponde esattamente a queste caratteristiche». Per Nevi è evidente che «sarà necessario vedere il piano industriale che il gruppo cremonese predisporrà per lo stabilimento ternano, ma sicuramente  – sostiene – la storia e la qualità del management che esso ha a disposizione sono una garanzia per il nostro territorio».


Verini: «Occupazione, volumi e innovazione» Per il deputato Walter Verini (Pd) «alla comunità ternana e umbra premono alcune cose: garanzia e mantenimento dei livelli occupazionali, dei volumi produttivi e delle quote di mercato, che possono anche essere ampliate, vista la qualità del prodotto, più innovazione ambientale. Il governo su questi obiettivi non deve solo vigilare ma svolgere un ruolo attivo. Acciai speciali Terni non è solo una grande questione locale, ma una vera questione nazionale nel quadro della tutela dell’acciaio italiano».

Lucidi: «Preservare identità sito» Secondo il senatore leghista Stefano Lucidi «occupazione, sicurezza e ambiente sono i temi all’ordine del giorno, ma forse ancora prima di questi, doverosi, ma normali passaggi tecnici presenti in ogni cessione di proprietà, mi preme sottolineare un aspetto fondamentale: occorre preservare e chiedere garanzie che venga mantenuta storia e identità del sito, per quello che ha rappresentato, rappresenta e dovrà rappresentare in futuro per la città».

Provenzano: «Passaggio cruciale per il futuro dell’acciaio italiano» Dal Pd arriva anche l’intervento del vicesegretario Giuseppe Provenzano che definisce la vendita di Ast è «un passaggio cruciale per il futuro dell’acciaio italiano» e per questo sostiene che «il Pd è impegnato più che mai a ogni livello perché i prossimi mesi, quelli decisivi per definire le questioni ancora indeterminate della vendita ad Arvedi, indichino una precisa direzione di marcia che non può che essere quella di una piena valorizzazione e crescita di una realtà che è già un’eccellenza e che può e deve consolidarsi sul piano dei livelli occupazionali, dei volumi di produzione e delle quote di mercato. Sarà fondamentale – conclude – il ruolo attivo del governo affinché si confermi il ruolo centrale di Ast nel piano generale dell’acciaio italiano».

Bori, Bellini e Spinelli Chiedono «un piano industriale efficace per la salvaguardia sia dell’integrità degli impianti e dell’indotto sia dell’occupazione del comparto» i segretari regionale, provinciale e comunale di Terni del Pd, rispettivamente Bori, Bellini e Spinelli, che sollecitano «il governo ad assumere pienamente un ruolo di accompagnamento e di garanzia, attraverso il riconoscimento della centralità dell’acciaio nelle politiche industriali del Paese e una strategia coerente sulla siderurgia. I tre dem premono anche per avere chiarezza sulla annunciata partecipazione di minoranza di Thyssen nell’assetto societario e sul ruolo della finanza pubblica tramite la Cassa depositi e prestiti e quello eventuale dei fondi di investimento».

Gentiletti: «Primo punto importante» Secondo il consigliere comunale Alessando Gentiletti (Senso civico) «per capire se rappresenta davvero per il nostro territorio una notizia positiva, come speriamo, occorre conoscere quanto prima il piano industriale che la nuova proprietà ha in mente».

Orsini: «Occupazione e ambiente» Da Palazzo Spada anche Valdimiro Orsini (grppo Misto) si augura «che si possa avere quanto prima un piano industriale all’altezza delle aspettative, incentrato su due grandi temi: l’occupazione, con la conferma degli organici che è indice di dimensioni e ambizioni, e la la questione ambientale, col sito di Terni non può essere minimamente paragonato ad altri impianti italiani che hanno accumulato ritardi storici, ma certo che occorre fare di più per una piena riconversione green e ambientalmente sostenibile».

M5s Terni: «Finalmente il tricolore su viale Brin» «Rispetto per i lavoratori e situazione ambientale siano priorità della nuova proprietà. Finalmente le acciaierie di Terni hanno trovato un nuovo acquirente e una proprietà stabile. La prima bella notizia è che dopo decenni il tricolore tornerà a sventolare su viale Brin. Ma ancora più importante è che questo polo, che a livello produttivo rappresenta il fiore all’occhiello della siderurgia nazionale per qualità e tipologia delle produzioni, potrà fare affidamento sulla guida di un player importante, capace di valorizzare e non disperdere la rete commerciale acquisita». Questo il commento dei pentastellati di Terni. «Ovviamente – proseguono – ci aspettiamo che oltre alle parole arrivino impegni formali a tutela della dignità e della salute dei lavoratori. In passato a differenza di altri abbiamo sempre posto la questione ambientale al centro. Quella questione mai affrontata dalla giunta Latini.
Oggi come ieri continuiamo a ribadire che non c’è futuro per il polo siderurgico ternano, senza che si affronti con massima determinazione la questione ambientale. Chi tende a minimizzare l’impatto sulla salute dei cittadini ternani di anni di produzioni siderurgiche non è credibile e non aiuta a risolvere i problemi. Bastano i dati da record sulle emissioni di Pcb e metalli pesanti per smontare le bufale negazioniste che fino all’ultimo qualcuno ha cercato di propinare. Confidiamo che con la guida di Arvedi si colgano le tante opportunità che l’unione europea sta indirizzando con le sue politiche, per abbracciare definitivamente il paradigma della sostenibilità verso una transizione ecologica reale e non di facciata, a cui troppo spesso abbiamo assistito».

Zaffini: «Proprietà italiana un bene» «Grazie a un nostro emendamento la siderurgia è stata nuovamente inserita tra i settori strategici su cui estendere la golden power, lasciata scadere a fine anno scorso colpevolmente dal governo. Questo ha consentito di scoraggiare offerte potenzialmente ostili e sicuramente straniere che avrebbero sottratto l’intera produzione e di inox e magari soltanto acquisire quote di mercato e le tecnologie del sito. Invece, questo è stato evitato – dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, coordinatore regionale di FdI in Umbria -. Adesso si apre una fase nuova e, onde non ripetere errori del passato, è necessario vigilare per evitare lo smembramento delle attività e lo spacchettamento dei servizi, attraverso accordi tra privati. Ora è necessario conoscere i dettagli della operazione ed il piano industriale. FdI continuerà il suo impegno affinché questo accordo porti al rafforzamento del sito, alla tutela dei livelli occupazionali, rilanciando un’azienda strategica per Terni, l’Umbria e l’Italia intera».

Eleonora Pace: «Non del tutto rassicurati» «Il ritorno di Ast tra le aziende di proprietà di gruppi italiani è certamente una suggestione che non ci lascia indifferenti e che, speriamo, possa essere il viatico per una più ampia riorganizzazione della siderurgia nazionale. La notizia della vendita – ammonisce la capogruppo di Fratelli d’Italia Eleonora Pace – non può però rassicurarci totalmente. Del resto, già in passato, nell’allora percorso di privatizzazione delle Acciaierie ternane, le ipotetiche garanzie affidate al capitale italiano finirono dopo  pochi mesi in una beffa speculativa che consegnò l’intero sito nelle mani di Thyssenkrupp. Gli interessi nazionali della siderurgia italiana e del sito ternano devono perciò essere verificati alla luce di piani industriali e di garanzie di investimenti. L’Ast dovrà confermare la sua specificità con una rinnovata fase che abbia come cardine le produzioni a maggior contenuto di innovazione. Su questo, il governo non dovrà limitarsi al ruolo di sensale ma dovrà esercitare tutta l’azione possibile affinché sia garantito un futuro, degno di questo nome, al sito industriale e alle lavorazioni.Attendiamo di conoscere le reali intenzioni del Gruppo attraverso la presentazione del piano».

 

 

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