di Daniele Bovi
Si è insediato alle 11 il nuovo sindaco di Perugia, Andrea Romizi, il primo di centrodestra nel dopoguerra. Con la proclamazione del sindaco e dei nuovi consiglieri fatta dall’ufficio elettorale centrale, Romizi è entrato nella pienezza dei suoi poteri mentre sindaco, giunta e consiglieri uscenti entreranno nei libri di storia recente.
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Prime parole «E’ ora che questa comunità ricominci a camminare e lo si deve fare tutti assieme nella stessa direzione – sono state le sue prime parole dopo la breve cerimonia -. Abbiamo diverse riunioni in agenda, sia con la struttura interna del Comune, sia con le liste che mi hanno sostenuto e anche quelli con cui ci siamo apparentati stiamo cercando di non sbagliare un colpo e fare tutto per il meglio. Nei primi 90 giorni – ha proseguito – ci sono alcune criticità che vanno affrontate in maniera più tempestiva, già abbiamo avuto dei contatti con il ministro Alfano. Andremo a risanare alcune aree in cui ci sono codizioni di criticità. Non si fanno nomi sulla giunta – ha concluso Romizi -, credo che sarà pronta entro la fine del mese».
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Via ufficiale Con la sua proclamazione parte dunque l’avventura di Andrea Romizi, il 29esimo sindaco di Perugia, il primo di centrodestra nella storia recente della città. Per cercare la destra al governo lungo corso Vannucci bisogna andare infatti, senza scomodare il ventennio fascista gestito da Uccelli, Buitoni, Corneli e Agostini, alla notte dei tempi, alla destra storica del primo sindaco Nicola Danzetta (1860-1861) o ai liberali alla Evelino Waddington (1868-1870), l’inglese figura di spicco del Risorgimento umbro che da Londra si trasferì a Perugia per poi governarla e che aveva sposato Marianna Bacinetti, l’amante del Re di Baviera. Altri tempi.
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La tonnara Adempiuti tutti gli obblighi e scattate le foto di rito però Romizi dovrà stringere sulla formazione della giunta. Tutto, ancora, bolle in una sorta di brodo primordiale e sotto il pelo dell’acqua c’è una tonnara dove in tanti si agitano e sgomitano, attratti da quella che pare un’occasione tanto grande quanto inaspettata. Se da una parte, infatti, Romizi con Waguè e Barelli ha firmato un patto che prevede la formazione di una giunta civica, dall’altra in molti nel centrodestra si avverte la possibilità di fare il salto di qualità, di trasformarsi da opposizione, in molti casi considerata organica al centrosinistra di governo, a classe dirigente della città. Ecco che quindi la giunta potrebbe anche essere per metà di politici e per metà civica.
Competizione Dentro Ncd c’è la competizione dura tra Emanuele Scarponi e Michelangelo Felicioni, cioè tra Massimo Monni e Maria Rosi e alla fine potrebbe pure spuntarla una donna; dentro Forza Italia gli uomini vicini a Pietro Laffranco chiedono che gli venga riconosciuto il risultato ottenuto; Emanuele Prisco, Fd’I, ha le sue ambizioni; e poi c’è la lista centrista di Otello Numerini (che tra i suoi artefici Francesco Calabrese) che ha risucchiato «Perugia è il bene comune» di Sbrenna e Cozzari, operazione nel centrosinistra tutt’altro che riuscita. Infine ci sono gli ‘apparentati’, ovvero Urbano Barelli e Dramane Waguè. La lista dei più votati non è lunga e chi nel centrodestra di elezioni ne ha viste spiega tutto così: «Non abbiamo vinto noi, hanno perso loro. E le nostre erano le solite liste che presupponevano la sconfitta, fatte di alcuni nomi forti e tanta gente da zero preferenze messa lì per tutelare i primi».
Un occhio alle regionali Parlando della giunta i più saggi, sotto il sole cocente di giugno, non soffrono di giramenti di testa e buttano acqua fredda sui bollori. L’impressione, al di là di qualche incontro esplorativo, è che la partita inizi veramente solo da lunedì. Per ora, spiegano, «lasciateli agitare». Di sicuro i telefoni di molti squillano e dall’altro capo ci sono quelli che rendono nota la loro disponibilità e in alcuni casi cercano di salire sul carro del neo-sindaco. Chi cura di più invece i rapporti col mondo economico segnala che da qui arriva, più che discorsi su nomi e equilibri tra partiti o dentro questi ultimi, la richiesta che si prendano decisioni utili all’impresa e che si dia qualche segnale in tempi brevi. I piani che si intrecciano sono molti e uno di questi riguarda le regionali dell’inizio 2015: è chiaro, ragionano i colonnelli del centrodestra, che infilare una serie di provvedimenti azzeccati e partire col piede giusto avrebbe un’importanza vitale anche per la sfida di palazzo Donini.
Twitter @DanieleBovi
