©Fabrizio Troccoli

di M.R.

«Il caro energia incombe sui consumatori italiani, ma soprattutto incide sulle imprese, piccole, medie e grandi e sui loro costi di produzione, abbattendone la competitività». Lo mette nero su bianco il deputato di Italia viva Cosimo Ferri che, in un’interrogazione rivolta ai ministri Giorgetti e Cingolani, rispettivamente Sviluppo economico e Transizione ecologica, chiede al governo «nuove e più coraggiose iniziative atte a rendere sostenibile per cittadini e imprese il costo energetico, calmierandolo e rendendolo competitivo con quello dei nostri partner europei». Nel suo atto, l’esponente Iv insiste in modo particolare sulle energivore e non manca di citare le acciaierie.

POLO IDROELETTRICO TERNI

ACCIAI SPECIALI TERNI, ERA ARVEDI AL VIA

Caro energia «La tariffa media dell’energia elettrica per le imprese – si legge nell’atto del deputato renziano – nel 2022 sarà pari a 150 euro per MWh e si prevede una progressiva (anche se non velocissima) riduzione nel corso di tutto il 2022, ricordando, però, che nello scorso dicembre il prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese aveva toccato i 281 euro per MWh, mentre la media del 2021 è stata pari a 125,5 euro per MWh; per fronteggiare questa situazione, andrebbe attuata nel medio periodo una strategia europea comune per stabilizzare il prezzo dell’energia e del gas sul mercato, uniformando le condizioni di approvvigionamento e riducendo così i differenziali di prezzo tra i paesi membri. In mancanza di un intervento comune – prosegue il deputato – pur nell’auspicio che questa fiammata si esaurisca entro la prima parte del 2022, la situazione necessiterà di misure urgenti e ingenti, incrementando le risorse di almeno 1 miliardo di euro al mese fino al prossimo mese di giugno, se si vorranno calmierare gli aumenti tariffari; la situazione risulta ancor più grave per le imprese di particolari settori che, per la loro peculiare natura e tipo di produzione, cosiddette imprese energivore, hanno consumi elevati di energia elettrica, con una forte incidenza sul proprio fatturato della relativa bolletta; alcune di tali imprese costituiscono il cuore della produzione industriale italiana, si pensi, a esempio alle acciaierie, già fortemente in difficoltà per la concorrenza dei mercati asiatici e che subiscono anche lo svantaggio insostenibile del gap dei costi energetici; tale gravissima situazione non può non produrre un avvitamento inflattivo che rischia, oltre a mettere in forte difficoltà le famiglie e le imprese per l’aumentare delle materie prime e dei beni primari di consumo, anche di limitare, se non compromettere, le stime di crescita e di ripresa di cui il nostro Paese si era, fin qui, reso protagonista, tanto in Europa, quanto a livello globale».

Terni È in questo contesto che assume sempre maggiore importanza l’impegno del Comune di Terni in chiave idrogeno. Buone le novità emerse dal colloquio del sindaco col commissario per la ricostruzione post sisma Legnini e l’apertura di Palazzo Spada al confronto con Giovanni Arvedi, nuovo proprietario dell’acciaieria di Terni proprio sulla produzione del vettore energetico del futuro sul quale al Nord Italia il cavaliere sta già investendo. Processi che necessitano tempo e denari, ma da qualche parte bisognerà pure cominciare.

 

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