di D.B.
Da quasi diciotto anni, troppi punti oscuri e domande senza risposta circondano la morte di Aldo Bianzino. Da quelle ombre nasce «48 ore – Il caso di Aldo Bianzino», il podcast d’inchiesta che riapre una delle vicende più controverse della cronaca umbra, ma anche una di quelle rimaste ai margini dei riflettori, senza fiumi d’inchiostro né speciali televisivi.
Diciotto anni dopo quel 14 ottobre 2007 – giorno in cui Bianzino fu trovato morto nel carcere perugino di Capanne – Elle Biscarini e Sara Calini tornano sul caso per Umbria24. Raccontano una storia che va oltre il dramma personale, e che mette in luce le fragilità di un sistema carcerario che segna profondamente chi lo vive. Attraverso la ricostruzione dei fatti e le testimonianze di tanti protagonisti – su tutti un figlio che chiede giustizia e un uomo che proclama la propria innocenza – «48 ore» esplora fatti e zone grigie mai raccontate. Un lavoro meticoloso e appassionante, durato mesi tra interviste, montagne di carte e puntini da unire. Con un obiettivo preciso che è quello esercitare fino in fondo il diritto-dovere dei giornalisti: ricostruire i fatti e porre domande. Qui sotto potete ascoltare il trailer, mentre martedì 14 saranno disponibili i primi due episodi.
È l’alba del 12 ottobre 2007. Aldo Bianzino e la compagna Roberta Radici vengono arrestati e portati in carcere dopo una perquisizione nella loro casa di Pietralunga, dove viene trovata una coltivazione di canapa indiana nell’orto. I due vivono in un casale isolato in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano, insieme al figlio quattordicenne, Rudra, e alla madre di lei, Sabina, una novantenne disabile. Aldo ha 44 anni, fa il falegname nella bottega allestita in cantina, è vegetariano, induista, dedito alla nonviolenza. Non oppone resistenza quando lo portano via.
Alle 8 del mattino del 14 ottobre, appena 48 ore dopo la perquisizione, Aldo Bianzino viene trovato morto in cella, con la finestra aperta e addosso solo una maglietta. Prima si ipotizzerà un infarto, poi l’autopsia rivelerà lesioni al fegato e al cervello compatibili con un trauma. Ma una nuova perizia attribuirà la morte a una rottura spontanea di aneurisma cerebrale, spiegando le lesioni al fegato come esiti di manovre rianimatorie. La verità giudiziaria dice che Aldo è morto così, per un aneurisma. Ma gli stessi medici della Procura, durante il processo, dichiareranno di non averlo mai trovato.
Sul banco degli imputati si siederà solo la guardia penitenziaria in turno quella notte, l’assistente Gianluca Cantoro, condannato per omissione di soccorso sulla base della testimonianza di alcuni detenuti. Secondo il loro racconto, Aldo avrebbe chiesto aiuto durante la notte, suonando il campanello di emergenza, ma la guardia non avrebbe risposto. Cantoro, che per la prima volta ha accettato di farsi intervistare, nel podcast proclama la propria innocenza.
Da quella mattina del 14 ottobre 2007 sono passati diciotto anni. Il figlio di Aldo, Rudra, rimasto orfano anche della madre nel 2009 a soli 16 anni, oggi continua a chiedere verità per suo padre, come l’agente Cantoro continua a sostenere la propria innocenza. E per la prima volta, racconterà la sua versione. Il podcast è a disposizione su Spreaker, Spotify, YouTube, Apple podcast, Amazon music e su tutte le altri principali piattaforme per l’ascolto.
«48 ore – Il caso di Aldo Bianzino» è un podcast di Elle Biscarini e Sara Calini per Umbria24.
Supervisione di Daniele Bovi.
Montaggio e ottimizzazione a cura di Elle Biscarini e Daniele Bovi.
Musiche originali di Fabio Ripanucci.
Grafica di Daniele Pampanelli.
