di Carlo Forciniti
Molte delle fortune del primo Perugia targato Serse Cosmi sono passate dal centrocampo. Da una mediana a tre complementare. Che sapeva miscelare qualità, quantità e personalità grazie all’illuminante regia di Fabio Liverani, ed al senso tattico unito al dinamismo di Giovanni Tedesco – interno dal gol facile – e di Davide Baiocco. Mezzali con licenza di inserirsi nelle linee “nemiche”.
Correva l’annata 2000-2001 chiusa dal Grifo ad un sorprendente undicesimo posto. Domenica pomeriggio (ore 14.30) Tedesco e Liverani torneranno a calcare il prato del Curi. Lo faranno nel derby. Si affronteranno da allenatori per la prima volta in assoluto. Una sfida nella sfida. Un derby nel derby che Baiocco guarderà da spettatore interessato.
Legame vero Perché legato ai due tecnici da affetto e amicizia. Perché profondo conoscitore delle implicazioni che una sfida così sentita può innescare.
«Mi fa un certo effetto pensare che si stiano per trovare di fronte in panchina ed in una partita tanto importante. E’ certamente un qualcosa di suggestivo – sottolinea –. Sono due amici. Mi aspettavo che Liverani facesse l’allenatore più di Tedesco. Aver giocato aiuta, così come avere doti di leadership. Ma non è scontato. Perché allenare è un altro mondo rispetto a fare il calciatore. E’ un ruolo di grande responsabilità. Che per certi versi va o che dovrebbe andare oltre la ricerca del risultato. Fabio in campo parlava di più. Tedesco era meno vocale, aveva un tipo di leadership differente, più silenziosa. Alla Del Piero».
I ricordi Tedesco, Liverani e Baiocco hanno giocato tutti e tre insieme nel Grifo per una sola stagione. Che per quest’ultimo resta indelebile. «Con Fabio venivamo dalla Viterbese, abbiamo vissuto insieme il grande salto in Serie A al Perugia – racconta -. Tedesco era già un giocatore affermato. L’esordio è stato indimenticabile. C’era grossa perplessità sul fatto che io e Liverani potessimo giocare nella massima serie, ed invece abbiamo dimostrato di valere. Quell’anno abbiamo ottenuto delle vittorie che nessuno si aspettava. Penso tra le tante al 2-1 con il Milan. Ma in particolare ricordo un abbraccio tra noi tre dopo il mio primo gol in A segnato in una partita contro la Roma».
Differenze e analogie Dal punto di vista del credo calcistico, Baiocco inquadra così i due allenatori. «A livello tattico e di principi mi sembra che sono due tecnici che vogliono giocare a calcio con personalità e coraggio. Giovanni gioca con uno o due trequartisti, cerca un gioco centrale e verticale. Il calcio di Liverani mi sembra più manovrato. Ma le scelte vanno poi fatte in base a quello che fa l’avversario perché il calcio è interpretazione continua».
Pressione Perugia-Ternana non è mai una partita come tutte le altre. Assunto che vale ancora di più dato il periodo che attraversano le due squadre. In particolare il Grifo. «Sarà un derby equilibrato – prevede Baiocco -, in cui si dovrà riuscire a gestire a dovere il carico emotivo che una sfida del genere porta con sé. Chi riuscirà a farlo meglio sarà avvantaggiato. Per il Perugia non è facile giocare in questa situazione di classifica. Ed è chiaro che domenica rischia di più rispetto all’avversario dato che può sbagliare meno. Anche la Ternana, però, ha un carico di responsabilità non indifferente visto il valore complessivo della rosa. Tutti si aspettavano qualcosa in più. Giocare con questo peso non aiuta. Sì sono fatti investimenti di un certo livello».
Conta il “noi” e non l’ “io” Stimolato su chi potrà essere l’uomo derby, Baiocco puntualizza. «Fare un nome rischia di essere riduttivo. In entrambe le squadre ci sono giocatori di spessore come Matos, Montevago, Angella, Dell’Orco da una parte. Ferrante, Capuano, Dubickas, Brignola, Pettinari dall’altra. E giocatori che possono rompere gli equilibri come Kanoute e Leonardi. Ma ai ragazzi che alleno (Baiocco guida gli Under 17 del Bastia) dico sempre che al di là del livello dei calciatori, quello che conta è che il “noi”, il senso di squadra che deve sempre prevalere sull’ “io”. Cito sempre Ibrahimovic. Un grandissimo campione, eppure al Barcellona sembrava uno strumento scordato in un’orchestra perfetta».
