A ottantasette giorni dalla memorabile notte di Torino in cui Perugia ha coronato una stagione da sogno con la vittoria in Champions League, la Sir Susa Scai si è ritrovata mercoledì al PalaBarton Energy per inaugurare la nuova annata. Un primo giorno di scuola speciale, perché nell’aria rimbomba ancora l’eco di quanto compiuto in un 2025-2026 da consegnare alla storia. In cui i bianconeri si sono laureati campioni di tutto.
A causa degli impegni di molti Block Devils con le rispettive nazionali, agli ordini di coach Lorenzetti ci sono solo cinque giocatori della prima squadra: il veterano Sebastian Solé, il libero Marco Gaggini e tre volti nuovi: l’altro libero, l’ex Piacenza Luca Loreti, il palleggiatore Stefano Cappadona e l’opposto David Kollator.
“Vecchi”, come impone la tradizione della casa, sono invece gli obiettivi della truppa del patron Sirci: provare ad essere protagonista in tutte le competizioni, e possibilmente, vincere. Come “ricorda” anche il taraflex tricolore su cui Giannelli e compagni giocheranno le partite interne di campionato.
Responsabilità e orgoglio «Ricominciare su questo taraflex è una responsabilità ma è anche un orgoglio – racconta Lorenzetti –. Detto questo, non è un tappeto rosso, ma è un tappeto dove si calpestano delle domande che noi ascolteremo e dalle quali dovremo cercare di trarre delle risposte per capire come si può provare a mantenerlo qui a Perugia».
LA FOTOGALLERY DEL PRIMO ALLENAMENTO
Emozione “unica” Una dichiarazione d’intenti. In pieno stile Lorenzetti. Mai sfacciato. Ma sempre diretto. Come quando descrive lo stato d’animo che lo caratterizza all’alba dell’ennesima stagione in cui la sua squadra si candida ad essere tra le protagoniste principali in Italia, in Europa e nel mondo. «L’emozione c’è sempre. È una cosa che controllo, la misuro con il termometro – racconta – perché penso che quando calerà vuol dire che è il momento di cambiare o smettere di stare in palestra. Per fortuna, invece, l’emozione è sempre la stessa. Io ci sono e sono sicuro che ci sono anche i ragazzi. Ricominciamo, ricominciare non è solo il nostro slogan ma è una parola bellissima. Vuol dire che ti rimetti in gioco con gli apprendimenti, con i valori e con le motivazioni che servono per fare certi percorsi. Questa squadra ha capito che per arrivare a vincere bisogna giocare meglio dell’avversario e farlo in maniera autonoma, ma per essere autonoma come è accaduto alla Final Four di Champions League bisogna creare alcuni meccanismi al nostro interno. Ci vorrà tempo e servirà capire dove dobbiamo cambiare e questo ce lo dirà solo il campo».
Crescita graduale Lorenzetti entra poi nei dettagli di queste prime settimane di lavoro. «È un periodo molto importante – puntualizza –. Faremo un lavoro graduale. Ci sono dei giocatori nuovi che avranno l’opportunità di cominciare a conoscere non solo i nostri meccanismi di gioco, ma anche la nostra mentalità che non è un qualcosa che si allena in palestra. In questa fase ma non solo sarà importante anche l’apporto di Solé».
Caso calendari Lorenzetti si sofferma anche sul caso di queste ultime settimane: sulla possibilità che in futuro i campionati dei club vengano interrotti in pieno inverno per lasciare spazio alle nazionali. E il coach non le manda a dire. «È un qualcosa che fa toccare ancora una volta con mano che questo sistema, non per dolo, vive su due realtà che hanno interessi diversi. Ma a decidere è uno, è un sistema un po’ autoritario. La storia ci insegna che se vuoi far cambiare idea a un potente, parlare solo docilmente o sfogarti non serve a niente. Lo puoi fare con una rivoluzione e la rivoluzione vuol dire fare delle battaglie molto forti. Ogni rivoluzione non fa prigionieri. Oppure si può creare un movimento d’opinione che si crea nel giro di due o tre anni ascoltando tutte le componenti, e soprattutto non parlando al posto degli altri, cioè i dirigenti che parlano al posto degli allenatori, gli allenatori che parlano al posto dei giocatori, i dirigenti che parlano al posto degli sponsor. Bisognerebbe far parlare tutti, creare una carta del volley del futuro. Questo può nascere solo in Italia e poi dopo andarla a raccontarla in giro per vedere se si fanno proseliti».

