di Gordon Brasco
Dopo l’accoglienza tiepida al festival di Cannes e quella furibonda in patria, «Much Loved» arriva anche nei nostri cinema. Il regista non solo non potrà più rimettere un piede in Marocco ma dopo le ultime minacce di morte a lui e ai protagonisti rischia di essere anche la sua ultima fatica. Dopotutto parliamo di uno stato in cui la religione (islamica) richiede un ruolo ben preciso alla donna e un film che racconta le vicissitudini di un gruppo di prostitute rompe quel velo d’ipocrisia nel quale si nascondono i pensieri deboli. Non stiamo certo definendo Ayouch un regista illuminato anzi, più di una volta l’occhio della cinepresa scade nel voyeurismo passando così dalla denuncia di un trattamento inumano (la prostituzione) a un filmetto sexy di bassa lega, finendo per perdere molta di quell’anima di denuncia che aveva inspirato la sceneggiatura in merito al sesso a pagamento in Marocco. Incerto e poco interessante nella prima parte, il film si rivitalizza nella seconda metà, grazie soprattutto al contributo di Sara El Mhamdi Elaaloui che riesce a comunicare in modo più profondo e intenso il dramma vissuto da queste donne usate peggio che degli oggetti. Completano il quadro la corruzione della polizia, ricchi uomini dagli impulsi bestiali, violenze di ogni tipo, trans, travestiti, gay e tutto quello che potrebbe venirvi in mente per far incazzare uno stato arabo.
Ipocrisia Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì ma con qualche dubbio: in Marocco il film è stato bandito perché accusato di aver dipinto un pezzo di società che non esiste se non nella mente malata del regista. Noi non conosciamo la società marocchina ma riteniamo che il film non abbia fatto altro che inquadrare uno spaccato di vita di una qualsiasi nazione mediamente evoluta, sia essa cristiana, musulmana, laica o pastafariana (se non sapete di cosa stiamo parlando cercate su internet «Flying Spaghetti Monster»); il punto non è la religione ma piuttosto l’ipocrisia con cui ci si nasconde dietro alla religione. Il regista parte cercando di mettere a fuoco una vita notturna parallela a quella alla luce del sole, fatta di violenza, sfruttamento e dolore…peccato che si perda presto e volentieri nel voyeurismo delle scene di sesso, finendo così per stemperare il sacro fuoco della denuncia che era l’anima nobile della sceneggiatura originaria. Imperdibile? No, ma se non avete altro da fare e volete provare il brivido di guardare un film bandito dal mondo islamico fatevi sotto.
Un film di Nabil Ayouch. Con Loubna Abidar, Danny Boushebel, Carlo Brandt, Abdellah Didane, Sara Elhamdi Elalaoui. Drammatico, durata 103 min. Marocco 2015.
Trama: Le storie di quattro donne, impiegate nel mercato del sesso di Marrakech, Casablanca, Rabat e Tangeri, compongono un terribile ritratto della prostituzione marocchina.
Perugia
Comunale Sant’Angelo: 18.30 / 21.15
