di Daniele Bovi
Una «condotta professionale censurabile» che ha provocato, per una serie di cause e responsabilità «progettuali, esecutive e di direzione», una «duplicazione dei costi» per Anas. È per questo motivo che la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria ha condannato, con una sentenza depositata nelle scorse ore, un tecnico Anas a proposito del tribolatissimo cantiere del viadotto «Genna», lungo il raccordo Perugia-Bettolle.
Le cifre Secondo quanto stabilito dalla magistratura contabile, il tecnico (Responsabile unico del procedimento e direttore dei lavori) dovrà restituire ad Anas 111.420 euro. Il fascicolo è stato aperto dalla Procura contabile dopo gli articoli dei giornali nei quali, nel settembre 2018, si dava notizia della necessità di rifare i lavori a causa dei gravi problemi riscontrati. In origine la richiesta della Procura era di 222 mila euro, pari al costo sostenuto da Anas per ripristinare la funzionalità delle 22 campate del «Genna».
Il tribolato cantiere Come ben ricordano le migliaia di automobilisti che ogni giorno viaggiano lungo il viadotto, tra il 2014 e il 2019 sono stati eseguiti lavori di sostituzione delle barriere laterali tra le uscite Madonna Alta e Ferro di Cavallo; lavori rifatti «con evidente spreco di denaro pubblico». La gara da 861 mila euro era stata affidata nel novembre del 2015 e tutto si sarebbe dovuto concludere nel luglio dell’anno dopo. Nel 2016 però «si sono verificati – ricorda la Procura contabile – estesi e frequenti distacchi di pavimentazione e di porzioni della soletta del viadotto». E quindi, tutto da rifare.
Contenzioso Anas ha dovuto redigere una variante sospendendo i lavori da luglio a dicembre, mesi durante i quali con il traffico riaperto le condizioni del manto stradale sono ulteriormente peggiorate. L’impresa si è detta sempre non responsabile di quanto accaduto e dalla vicenda è nato anche un contenzioso civile con Anas. Stando alla perizia del consulente fatta in questa sede, «nella stesura del progetto sono stati trascurati aspetti tecnici importanti che, in concausa con altre circostanze, hanno determinato la cattiva esecuzione delle lavorazioni».
Le contestazioni In particolare si parla di un mancato controllo durante i lavori riguardo l’adesione al supporto, dell’uso di martelli pneumatici al posto delle idrodemolizioni (più adeguate per strati sottili come quelli oggetto dei lavori), di una «prematura apertura al traffico» e di carenze del progetto a proposito dell’assenza di connettori integrativi. «Una condotta professionale prudente e corretta – ricorda la Corte – avrebbe dovuto indurre la direzione dei lavori a effettuare accertamenti sulla tenuta della pavimentazione stradale, prima del transito dei veicoli sul viadotto, ancora in corso di ammodernamento».
La difesa I legali del tecnico nel corso del procedimento hanno sottolineato che le responsabilità di quanto accaduto sarebbero tutte delle imprese. Quanto alla riapertura del traffico, il tecnico ha ricordato che la decisione è stata presa da Anas con un’ordinanza su richiesta di prefetto e questore. Per la Corte però è pacifico il principio secondo il quale il direttore dei lavori ha tra le proprie competenze anche quella di controllare che tutto sia fatto a regola d’arte, intervenendo in caso contrario.
