di Gigio Montelione

C’è una Perugia, quella dei primi anni Novanta, che chi non l’ha vissuta fatica a immaginare: una città invasa da studenti arrivati da ogni angolo del mondo, dove bastava un’ora e mezza di macchina da un paesino della provincia reatina per sentirsi, di colpo, catapultati in Europa. È in quel clima che Gianluca Liberali, nato a Rieti, arriva in città per studiare e finisce per non andarsene più. Da quel momento inizia una storia che oggi, a distanza di oltre trent’anni, ha fatto di lui una delle figure più riconosciute della scena musicale e culturale umbra.

Liberali arriva a Perugia da studente e si innamora quasi subito del fermento artistico che la città sapeva offrire in quegli anni: locali, concerti, contaminazioni continue tra culture diverse. Non gli basta viverlo da spettatore. Insieme a due amici apre in via della Viola il Loop, che diventa in fretta uno dei punti di riferimento della movida cittadina. È lì che passano innumerevoli eventi musicali, ed è lì che Liberali entra in contatto diretto con la scena live italiana dell’epoca — un apprendistato sul campo, fatto di notti, palchi e organizzazione spicciola, che gli dà il primo assaggio di quello che sarebbe diventato il suo mestiere.

Ma è un altro incontro a segnare davvero il suo percorso: quello con Sergio Piazzoli, considerato il più importante organizzatore di eventi che l’Umbria abbia avuto negli ultimi quarant’anni. Liberali entra nel suo giro partendo dal basso, “a garzone” come racconta lui stesso, e da lì impara un mestiere che non si studia sui libri: la scelta degli artisti, la gestione di un palco, i rapporti con le istituzioni, i mille dettagli che fanno la differenza tra un evento riuscito e uno mancato.

 Quando Piazzoli scompare prematuramente, Liberali si ritrova davanti a un vuoto difficile da colmare. Sceglie comunque di andare avanti, non senza fatica, ma con un’idea chiara di dove vuole arrivare. È quella chiarezza a permettergli di trasformare l’eredità del maestro in un percorso professionale tutto suo, senza disperdere quanto appreso.

Da quell’esperienza nasce il Liberali di oggi: direttore artistico di Suoni Controvento, il festival itinerante che porta la musica dal vivo nei luoghi più suggestivi dell’Umbria, direttore artistico dell’auditorium San Francesco di Perugia, uno degli spazi più prestigiosi del capoluogo, e da pochi mesi anche direttore artistico del teatro Cesare Caporali di Panicale, incarico affidatogli dall’amministrazione comunale nella primavera del 2026.

È lui, insieme al suo staff, ad aver costruito nel tempo i rapporti con produzioni nazionali come Otr Live, quelle stesse relazioni che oggi permettono all’Umbria di ospitare uno degli eventi musicali più attesi dell’anno: il ritorno dei Csi a Villa Fidelia, a Spello, il 4 settembre 2026, tappa esclusiva — una delle sole sei in tutta Italia — del tour “In viaggio” della storica formazione nata dalle ceneri dei Cccp.

Guardarla nel suo insieme, la storia di Liberali racconta più di una biografia personale: racconta il modo in cui si costruisce, giorno dopo giorno, la scena musicale di un territorio. C’è la Perugia scoperta da studente, quella dell’esplosione internazionale dei primi anni Novanta. C’è il Loop, la prima esperienza sul campo. C’è l’apprendistato accanto a Sergio Piazzoli, il maestro che gli ha insegnato il mestiere. E c’è, oggi, un uomo che quella lezione l’ha fatta propria fino a diventare lui stesso punto di riferimento — capace di riportare in Umbria, trent’anni dopo, la musica che ha segnato la sua generazione.

Gianluca Liberali Prinz

Come nasce il suo percorso nella promozione musicale a Perugia?

L’inizio è stato nel 1996 con lo staff Pacerumore con cui organizzavamo il Mercoledì Rock al Sant’Andrews, il Domus. La formula era concerto + festa rock con dj a seguire.

Cosa rappresenta oggi Suoni Controvento nel panorama dei festival umbri?
E’ il festival che riesce a valorizzare al meglio il patrimonio naturalistico, culturale e popolare della regione e che unisce tutta l’Umbria in un progetto unitario. 

Arriviamo dritti alla notizia del momento: il ritorno dei Csi a Villa Fidelia. Come ha reagito quando è arrivata la conferma?

E’ stato tutto molto rapido. Otr non ci aveva detto di quale gruppo si trattasse, ci aveva indicato le caratteristiche degli spazi che cercavano per il concerto. Quando Francesco Barbaro ci ha annunciato il gruppo è stata una sorpresa. I Csi sono un’esperienza fondamentale per la musica italiana, Maroccolo mi aveva confidato che c’era in ballo un’ipotesi di reunion in occasione del concerto al Sanfra con Hugo Race, ma visto che si parlava già della reunion dei Litfiba pensavo che la cosa si concretizzasse solo nel 2027.  

Come nasce la scelta di riportare i Csi proprio a Villa Fidelia, una location che riapre dopo anni di stop ai grandi eventi?
Per i Csi servono capienze importanti, da oltre 8.000 spettatori. l’Umbria a spazi sta’ messa malissimo: tolta l’arena Santa Giuliana ci sono solo spazi da 2.000-3.000 spettatori. Villa Fidelia arriva a 4.000 spettatori. L’operazione è stata possibile grazie alla reattività del presidente Presciutti che ha creduto nel progetto.

Cosa ha comportato dal punto di vista organizzativo e burocratico riattivare uno spazio storico rimasto fermo così a lungo?
E’ molto impegnativo, Villa Fidelia è un bene tutelato dalla soprintendenza dei beni culturali con dei cantieri in corso. Sono state fatte diverse riunioni con lo staff della Provincia per armonizzare i vari aspetti.

Che tipo di collaborazione c’è stata quella con Otr Live, che produce il tour, con la Provincia di Perugia e il Comune di Spello?
Otr produce il tour, noi curiamo l’organizzazione e allestimento su piazza. La Provincia ci supporta con i suoi tecnici per la gestione spazi. Il Comune supporta l’organizzazione rispetto alla mobilità. 

Il concerto è una delle sole sei tappe italiane del tour “In viaggio”: quanto è stato difficile convincere la produzione a scegliere l’Umbria?
Hanno scelto loro di passare in Umbria. Dalla nostra possiamo dire che in questi anni con Otr abbiamo lavorato con grande sintonia, per esempio la data di Carmen Consoli a Perugia, è stata l’unica data in una piazza nelle date estive. Nella personale percezione direi che c’è fiducia.

Che tipo di pubblico si aspetta, considerando il legame storico della band con la scena italiana degli anni ’90?

Oltre al pubblico “storico” mi aspetto di vedere anche ragazzi.

Riaprire una location come Villa Fidelia ai grandi eventi pone anche il tema della sicurezza. È un aspetto che avete dovuto affrontare con particolare attenzione?

Villa Fidelia come tutti i concerti subisce le pressioni del post Crans Montana. Ma in termini di sicurezza è un luogo come tanti altri.

La tragedia di Crans-Montana ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nei locali e negli spazi per grandi eventi. Ha influito, anche solo indirettamente, sul modo in cui organizzate i vostri concerti?
Moltissimo, le istituzioni dovrebbero essere gli strumenti per gestire con razionalità i problemi, invece come in altri casi sono hanno avuto reazioni emozionali. Per me è sconcertante quello che è successo in Italia. Si tratta di una tragedia accaduta in un altro ordinamento giuridico che ha mostrato tutte le lacune e le approssimazioni nei controlli e nella catena delle responsabilità. Noi venivamo da Corinaldo, Torino, la tragedia di Trieste, le nostre norme sono efficaci e c’è una buona scuola in materia di sicurezza nel pubblico spettacolo. Certamente la tragedia è l’occasione per riaccendere l’attenzione, ma più che una questione di sicurezza ho percepito soprattutto una esigenza di autotutela da parte di alcuni organi amministrativi, i quali, non tutti fortunatamente, hanno aumentato la pressione burocratica su chi fa eventi.      

In Italia le norme sono già tra le più rigide d’Europa: quali sono le criticità concrete che un organizzatore incontra nel rispettarle senza appesantire l’esperienza del pubblico?

Per il pubblico al massimo c’è un’incidenza sui costi. E’ soprattutto per gli organizzatori che sono sottoposti a carichi burocratici e a costi molto alti dovuti alle prescrizioni.

Gestire un evento in una villa storica come Fidelia comporta vincoli diversi rispetto a un palazzetto o uno stadio. Quali sono le difficoltà specifiche di una location “non nata” per la musica dal vivo?

I vincoli riguardano la salvaguardia del bene, delle pertinenze e del parco. Quando si esce da Villa Fidelia il posto deve essere meglio di come lo hai preso.

Pensi che dopo episodi come quello svizzero ci sarà un ulteriore irrigidimento delle normative sui grandi assembramenti anche in Italia?

Al momento non mi sembra sia partito un dibattito di questa natura. Rispetto agli assembramenti c’è stato già Torino e Corinaldo che sono stati tragici eventi e che hanno dato l’occasione per integrare alcune prassi organizzative di sicurezza rispetto agli assembramenti. Immagino che in futuro ci saranno nuove norme per il locali di pubblico spettacolo sugli impianti elettrici e ulteriori accorgimenti sull’ignifugo. 

Il biglietto dei Csi a Spello è unico, a 48 euro. Come si arriva a stabilire un prezzo del genere in un contesto dove i costi di produzione live sono saliti parecchio?

E’ un discorso lunghissimo. Che non riguarda solo i costi di produzione ma anche le dinamiche di mercato.

Secondo la tua esperienza, il pubblico italiano regge ancora prezzi così alti per i concerti, o si sta assottigliando la platea per motivi economici?

La crisi economica, inflazione, caro benzina sono elementi pesantissimi, nell’ultimo anno ha inciso molto sui concerti medio-piccolo

Come si concilia la sostenibilità economica di un festival con la volontà di restare accessibile a un pubblico ampio?

I fattori sono tanti: gestione amministrativa virtuosa, personale competente, scelte artistiche corrette, fundraising, valorizzazione del brand.

Come è cambiato il pubblico dei concerti dal vivo nell’era dello streaming, nella sua esperienza diretta?

Ci sono maggiori segmenti di pubblico, soprattutto a livello generazionale.

Secondo te Il live è ancora percepito come un’esperienza insostituibile, o rischia di diventare un prodotto di nicchia rispetto all’ascolto digitale?

Il live è insostituibile. Al momento non riesco a immaginare un mondo con un ascolto totalmente digitale.

Nella programmazione artistica di un festival come Suoni Controvento, i dati di ascolto in streaming influenzano le scelte sugli artisti da invitare?
Il tipo di festival ha priorità diverse, prima dei dati vendita vengono altre esigenze legate al modello di festival che si svolge in ambienti naturali e attrattori culturli. La maggior parte degli eventi sono tra i 200 e 700 paganti, non occorre quel tipo di analisi. Poi per gli artisti più grandi, da 1500-3000 paganti, è importante conoscere la loro capacità di vendere biglietti su posti di provincia. I dati streaming li guardiamo con curiosità per le date uniche di stranieri senza storico in Italia, ma vanno presi con le pinze.

Pensi che la generazione cresciuta con Spotify e i social abbia un rapporto diverso con il concerto come rito collettivo, rispetto a chi ha vissuto la scena dei Csi negli anni ’90?
Non trovo tante differenze, oltre all’uso dei cellulari, forse adesso è un po’ più consumistico.

Un’anticipazione, se puoi darcela: cosa possiamo aspettarci dalle prossime edizioni di Suoni Controvento?
Nuovi luoghi incantevoli da raggiungere per sentire un buon concerto. Sugli artisti ancora non so, ma in autunno ripartono i sopralluoghi in giro per l’Umbria.

Un ultimo pensiero per chi verrà a vedere i Csi il 4 settembre?
Spero sia una serata leggendaria.