di Daniele Sborzacchi

Il calcio dei sentimenti. Della genuinità, dei rapporti umani, della passione vera. Quella che si vive e si tocca, con mano. Con il cuore. Giovanni Tedesco è visibilmente emozionato, «ho fatto fatica a dormire, quando il telefono ha squillato alle 2 di notte. Alle 7 l’aereo e ora eccomi qui. Ringrazio il presidente Faroni e il direttore Borras che hanno pensato a me. Che mi hanno dato questa occasione importante e significativa. Nei miei pensieri da allenatore ci sono sempre stati due obiettvi: allenare il Perugia, che da calciatore mi ha dato più di ogni altra società. Ed il Palermo, squadra della mia città e società dove sono cresciuto. Ho fatto la gavetta in giro per il mondo, da Malta al Qatar, ho vissuto le mie esperienze. E adesso sono pronto per il Grifo». Già, quel Grifo che per lui è una seconda pelle, quella maglia che ha onorato per tanti anni, quelli più belli, a fine/inizio secolo, hanno nuovamente bussato alla sua porta in un momento di grandissima difficoltà. Un momento sportivamente terribile che la Perugia calcistica non ha mai vissuto nella sua storia ultracentenaria. Sette sconfitte di fila, penultimo posto in classifica (“ma dico, ultimo… in realtà le cose stanno così…”). C’è una squadra da salvare, un pubblico da riconquistare, un trend da invertire. Alla svelta.

L’emozione Prima però, il tuffo nel passato, quel passato meraviglioso, è inevitabile. «L’affetto che mi ha dimostrato la gente è straordinario. Ma devo dire anche di aver sentito un po’ di tristezza quando nei luoghi del mio passato da calciatore, non ho più trovato gente familiare, con la quale ho condiviso momenti indimenticabili. Penso al segretario Ilvano Ercoli, a Mimmo Pucciarini capo degli ultrà con il quale facevo lunghe camminane in questo periodo, ai baracconi o alla Fiera dei Morti. O a Carlo Giulietti, altro storico tifoso e pilastro del Museo del Grifo. Già, si vive anche di sentimenti. Oggi però è un altro calcio, a volte sento anche parole strane, forse lontane dal mio mondo fatto di umiltà, dedizione e lavoro. Però è cosi».

L’impresa Già, è così… Adesso però c’è da raddrizzare una stagione. «Già al primo allenamento ho trovato grande disponibilità nei ragazzi, li ho visti anche in discrete condizioni fisiche. Gli ho parlato subito chiaro: ho bisogjno di loro, dei calciatori. Così come abbiamo bisogno del pubblico, dei tifosi. Solo insieme si superano le difficoltà”. Ha visto (“anche da tifoso”), tutte le partite del Grifo. Lunedì sera arriva il Livorno: “La nostra finale di Champions, come l’ha definita il mio amico Riccardo Gaucci. Non possiamo sbagliare questa partita. Dobbiamo cambiare atteggiamento, il calcio di oggi, o meglio la serie C di oggi, è fatta da tanta organizzazione ma soprattutto, di corsa. Ecco, già ne ho parlato alla squadra. Con la palla siamo bravi, ma conta correre senza palla, prima di tutto».

I consiglieri Ci saranno anche Riccardo Gaucci e Walter Novellino a dare manforte alla società. «Che dire, sapete tutti chi sono e cosa rappresentano. Sono innesti importanti, preziosi, sono pezzi di storia del Perugia Calcio. Di Riccardo poi in particolare mi ha colpito la sua sorpresa, il suo piacere nell’essere stato contattato dalla società. E’ un amico fraterno, che mi starà accanto in questa avventura». A proposito di amici, «ringrazio anche Renzo Luchini che è venuto ad accogliermi. Per me è stato un altro momento emozionante. Pensate che nella mia carriera da calciatore ho vinto solo una medaglia, quella della Coppa Intertoto nel 2023. E l’ho regalata a lui perché alla premiazione erano finite. Questo per dire quanto è importante per me».

Quali numeri… Giovannino Tedesco non vuol parlare di moduli e numeri. «Adesso la priorità è uscire da questa brutta situazione. Con l’umiltà e il sacrificio, senza pensare ad altro. Si sbaglia tutti, così come si vince tutti insieme». Gli chiedono del centrocampo: «Beh con me siete in buone mani da questo punto di vista… (ride ripensando al suo ruolo di mezzala con licenza di… offendere e far gol). L’ho già detto ad esempio a Giunti, se vuoi diventare forte forte devi fare almeno 7-8 gol a stagione». A proposito, il capitano? «Quando gioca, sarà Angella. Punto». Chiaro. E determinato. In bocca al lupo Giovanni. Cuore di Grifo.

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