di Gordon Brasco
Ecco un film che con tutte le polemiche legate al «Jobs Act» non farà felice la compagine governativa italiana. Ma tranquillizziamo il presidente del Consiglio… in Belgio non ci sono «gufi» né si sognano di scopiazzare il pacchetto di riforme messo a punto nel nostro Paese, è solo che in tutta Europa, chi più e chi meno, si è proceduto con un progressivo smantellamento delle tutele lavorative fino alla creazione di un esercito di impiegati (nel senso di coloro che hanno un impiego) continuamente spaventati dalla prospettiva di perdere il proprio posto di lavoro e quindi vincolati quotidianamente in una lotta tra poveri per la strenua difesa del proprio pezzo di pane. Qualche maligno aggiungerà che impegnare i lavoratori in una guerra fratricida evita che rivolgano le proprie bellicose attenzioni ai «padroni» (tanto per tirare fuori terminologie oramai in disuso) ma questi sono dettagli da lasciare alla sensibilità dei singoli. Il film dei fratelli Dardenne («Il matrimonio di Lorna» del 2008, «Il ragazzo con la bicicletta» del 2011) è perciò un potente messaggio trasversale diretto a un pubblico potenzialmente vastissimo che attraverso le sorti della giovane Sandra e della sua famiglia prende coscienza di un nuovo medio evo lavorativo dove ai diritti si sostituiscono pratiche barbare vicine allo sfruttamento e sicuramente mortificanti della dignità umana. Marion Cotillard (Sandra nel film) è brava nel dipingere una donna fragile e sfinita che nella lotta per non perdere il lavoro ritrova se stessa, la propria forza d’animo senza perdere la dignità.
Dilemma I due registi belgi calcano forse un po’ la mano nella rappresentazione dei colleghi di Sandra ma è un artificio teatrale necessario a mostrare quanta più umanità varia possibile e soprattutto come ognuno si porrà nei confronti della protagonista perché il dilemma che pone Sandra prevede che tutti loro facciano una scelta il cui peso si ripercuoterà direttamente sulla vita lavorativa (e quindi anche personale) della Cotillard. E allora ci sarà chi solidarizzerà con lei, chi la osteggerà, chi accetterà il dialogo e chi no, in una lotta tutta tra poveri appunto che riporta le lancette dei diritti dei lavoratori indietro di decenni. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: non stiamo parlando di una storia da Oscar ma il tema trattato dai fratelli Dardenne ci è piaciuto…modernizzare il lavoro è davvero sinonimo di perdita di diritti? La precarietà è la soluzione all’endemica perdita di competitività dell’Europa nei confronti del gigante asiatico? Ognuno ha la propria ricetta, ma come in ogni grande trasformazione sociale a rimanere schiacciati tra gli ingranaggi del cambiamento è sempre la classe sociale più debole. Le note negative? La prevedibilità della storia e un eccessivo ricorso al pianto da parte della Cotillard… qualche lacrimuccia di meno sarebbe stata gradita.
Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée. Titolo originale Deux Jours, Une Nuit. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 95 min. Belgio 2014. Bim.
Trama: Sandra ha un solo fine settimana a farle visita i suoi colleghi e – con l’aiuto del marito – convincerli a sacrificare i loro bonus in modo che possa mantenere il suo posto di lavoro.
Perugia
Zenith: 19.00 / 20.45 / 22.30
