Per la prima volta in assoluto nella storia della rassegna, Headbangers Hall dedica una serata alle mistiche atmosfere e alle travolgenti sonorità del folk metal, ospitando sul palco dell’Urban Club – location in cui di recente sono transitati nomi come Entombed, Fleshgod Apocalypse, White Skull, Pino Scotto e tanti altri ancora – la band italiana considerata la massima esponente del genere. Giovedì 19 Aprile, in esclusiva per l’Umbria, arrivano a Perugia i Folkstone!

Unici nel loro genere in Italia e seguiti da orde di fan in tutto lo stivale, i lombardi Folkstone rappresentano il più fulgido esempio nella penisola di quella corrente dell’hard & heavy che in Europa ha preso sempre più corpo nell’ultima decade, guadagnandosi larghissimi consensi tra i metal fan del vecchio continente. Inizialmente ispirata alla scena folk metal d’oltralpe, con il tempo la band ha trovato una sua precisa identità artistica, muovendosi su sonorità celtiche e dipingendo scenari di un passato lontano, fatto di racconti leggendari, riti pagani e grandi bevute intorno al fuoco. Cornamuse medievali, bombarde ed arpa celtica emergono come protagoniste da una solida base di basso, chitarra e batteria, creando una miscela che in sede live diventa assolutamente esplosiva e coinvolgente! Ingredienti cardine della loro discografia, fatta di un demo (Briganti di Montagna, 2007), due apprezzatissimi full-lenght (Folkstone, 2008 e Damnati Ad Metalla, 2010) e di un nuovo disco, Il Confine, uscito proprio quest’anno e la cui tournèe di presentazione passerà anche nel cuore verde d’Italia, pronto ad accogliere come si deve i paladini del folk metal italiano!

Firbholg Ad accompagnare il combo orobico nella tappa perugina del suo tour sarà un gradito ritorno sul palco dell’Urban Club. Stiamo parlando dei Firbholg, storica compagine della scena metal locale, che su una base black di scuola norvegese fonde elementi epic/folk ricchi di spunti melodici ed i cui testi sono ispirati alle leggende dei popoli antichi dell’Umbria.

Venerdì 20 aprile Friday I’m in rock presenta un doppio live da non perdere: on stage A Classic education, quintetto italo-canadese con base a Bologna. È bastato poco per dar vita alle canzoni di Call it blazing, loro album di debutto: come affermato dallo stesso cantante, il canadese Jonathan Clancy (ex Settlefish, ndr), gli è bastato avere tra le mani il libro The Bikeriders del fotografo Danny Lyon, affinché, le sensazioni e le emozioni generate da quelle immagini prendessero forma nella sua mente, e di conseguenza si tramutassero in canzoni. Conosciuti anche oltre oceano per la loro partecipazione al South By South West di Austin in Texas e considerati dalla prestigiosa rivista Spin band rivelazione dello stesso Festival, la band, per quattro quinti italiana, cerca la conferma in Italia e all’estero dell’ottimo interesse suscitato dai precedenti Ep nella critica specializzata. Call it blazing nasce da una folgorazione visiva, la visione d’immagini passate di motociclisti americani degli anni cinquanta, che combinate alle medievali atmosfere bolognesi hanno generato alienanti e sognanti istantanee sonore, un incantevole scenario musicale fatto ad arte dagli A Classic Education, con la voce di Jonathan Clancy a guidarti attraverso i sentieri melodici di un delicato e sopraffino indie-rock contaminato da reminescenze d’altri tempi. Un suono forgiato con metodo classico: registrazioni in analogico presso gli studi Rear House (Brooklyn, NY) da Jarvis Taveniere. Dodici tracce intense e suggestive, canzoni sulla disillusione, il senso di abbandono e la voglia di fuggire da qualcuno o qualcosa di certi ragazzi pervasi dal desiderio di non piegarsi alle regole. Un variopinto ritratto post-moderno musicalmente dispiegato tra graziosi accenni acustici (Work it out), sferzate rock and roll (Baby, it’ fine), ballate sixties (Place a bet on you), richiami post-punk (Gone to sea) e sprazzi di psichedelia alienante (Grave bird e Forever boy). Composizioni raffinate che trovano la loro espressione migliore nei brani Terrible day e Night owl. Call it blazing è il biglietto da visita degli A Classic Education, un bel disco per una band tutta da scoprire.

In apertura i Captain Quentin. Post-punk, math, forse noise è la musica strumentale dei Captain Quentin, nati in provincia di Reggio Calabria nell’autunno del 2005, fondendo nel nome il deviato Captain Beefheart ed il Quentin de “l’urlo e il furore” di William Faulkner. Un EP manifesto di due brani (“My Untitled EP”, autopr. 2006) e poi l’esordio vero e proprio con “Certe Cose Determinate” registrato in analogico al Red House Recordings Studio di Senigallia (AN). 8 brani, 40 minuti di musica per un album che, appena uscito, ha subito ottenuto recensioni positive dalla stampa e dalle webzine specializzate, ottimi feedback da radio americane e francesi, e che da luglio’08 è distribuito in spagna dalla Discos Buen Pony. Dopo due anni di piena attività live in lungo e in largo per la penisola, a giugno 2010 la band da inizio alle registrazioni del secondo album in studio, scegliendo come produttore artistico Fabio Magistrali, guru delle migliori produzioni nostrane degli anni 90 e 2000. La realizzazione del disco avviene durante una settimana di full immersion nella quiete delle campagne salentine, il risultato è un album di 9 tracce di musica dalle strutture matematiche, ritmi afro, ripartenze prog e una forte componente synth-pop. “Instrumental Jet Set”, questo il titolo, è uscitao a Febbraio 2011 su FromScratch records.
Aftershow by Fab. & Friends.

Nidi d’Arac Sabato 21 aprile tornano le atmosfere folk del Gran Bazar dell’Urban: on stage i Nidi d’Arac!
Da più di tredici anni i Nidi d’Arac propongono una musica dalle forti radici sud italiane ma in una formula internazionale e moderna. La musica del gruppo salentino, è il risultato della modernità, è un incrocio tra riflessioni sulla tradizione ed elettroniche accelerazioni metropolitane. Come fossero rave di musica etnica, i concerti dei Nidi d’Arac diffondono lunghe onde emotive all’interno di costruzioni sonore molteplici, che partono da antichi spartiti di pizzica, per deformarli con ritmi trance, sintetizzatori alieni e componenti elettronici in cortocircuito. Un vero e proprio viaggio che rappresenta la sintesi e il punto d’arrivo del percorso artistico intrapreso nel 1998 e portato avanti sino ad oggi attraverso sperimentazioni sonore, memorabili collaborazioni con alcuni tra gli artisti più prestigiosi del panorama nazionale e internazionale della World Music ed innumerevoli esibizioni che li ha visti protagonisti dei prestigiosissimi Womex in Danimarca, Montreux Jazz in Svizzera e Womad in Inghilterra. Dal Salento all’Europa, spingendosi sino in Africa, in Brasile e in America il gruppo ha saputo esportare e divulgare, con passione e professionalità, la cultura popolare del nostro bacino geografico.

Prima di loro sul palco i Takatatum, gruppo di musica popolare scaturito in seguito alle serate organizzate dal TarantArci Perugia. Il loro repertorio affonda le radici nella musica popolare pugliese e campana, proponendo i brani in una chiave tradizionale, per esaltare la danza ad essi collegata. A seguire il circo di Milo.

Martedì 24 aprile Marlene Kuntz Apertura straordinaria per un concerto altrettanto straordinario: on stage uno dei gruppi che ha fatto la storia dell’alternative rock italiano e che ancora oggi, con un nuovo album e una (seppur discussa) partecipazione al Festival di Sanremo, riesce ad essere protagonista del rock del nostro paese. L’Urban club è orgoglioso di presentare il concerto dei Marlene Kuntz.
“Canzoni per un figlio” è un disco che presenta due pezzi nuovi e un po’ di canzoni del nostro repertorio, risuonate per l’occasione con la volontà di lasciar vagare l’estro ovunque ci avrebbe voluto portare, senza troppa deferenza nei riguardi della versione originale. Quando il pezzo per Sanremo (“Canzone per un figlio”) ha preso forma, abbiamo avuto quasi istantaneamente l’idea di un concept a essa legato. Posto che avevamo deciso di non fare inutili corse per un disco di nuovi brani, il guizzo del concept ci ha immediatamente convinto che era la cosa giusta da fare. Ciascuna canzone, dunque, contiene, a nostro sentire, valori o immagini trasmissibili a un figlio, immaginato intorno alla sua fase di ingresso nell’adolescenza o poco dopo. E’ stato davvero interessante e stimolante rendersi conto che molte nostre canzoni del lontano passato “marlenico”, quelle che per i non addentro a certe sonorità erano percepite come “temibili”… “ostiche”… “ostili”…, erano in realtà canzoni dense di contenuto tutt’altro che trasgressivo o incendiario. Il libretto del cd espone, di conseguenza, un approccio conforme: un ipotetico padre introduce al proprio figlio, con uno scritto di suo pugno, ciò che si andrà a leggere e ascoltare. E ogni canzone viene illustrata da una breve serie di affermazioni a mo’ di suggestione-spiegazione, di modo che il figlio possa subliminalmente intuire un fascino da lasciarsi maturare dentro per la sua crescita. Non ci dispiace immaginare che tale relazione padre-figlio abbia parziale valenza metaforica nei riguardi di molti che potranno avere per le mani tali libretto. ms Desideriamo, infine, sottolineare la presenza di quattro musicisti che ci hanno donato un po’ della loro splendida creatività, aggiungendo sapori nuovi alle nostre atmosfere: la pianista Alessandra Celletti, l’amico Gianni Maroccolo, il trombettista Roy Paci, il violinista Davide Rossi.