Federico Zampini a canestro. Credits: Scaligera Basket Verona

Un passo indietro e solo a livello di categoria, per farne molti di più in avanti. Per prendersi una personale rivincita con il passato. Un metaforico canestro in faccia al destino manifestatosi più volte sotto forma di infortuni che avrebbero potuto incidere profondamente sul suo percorso cestistico. Più cinicamente, sulla sua carriera. 

Federico Zampini da Perugia, nella notte magica di Rimini in cui da Mvp della finale di A2 ha condotto la Tezenis Verona al 3-1 nella serie contro i romagnoli e alla promozione in A1, è come se avesse chiuso un cerchio con se stesso. Con la sfortuna. Con il destino, appunto. 

A pochi giorni dal traguardo raggiunto in maglia Scaligera raggiunto anche grazie a due sue triple al tramonto del quarto atto, a Umbria24 Zampini – formatosi nel Perugia Basket e che in passato ha militato con Moncalieri, Roseto, Ferrara, Benedetto XIV Cento, Forlì e a Cremona – torna sulla vittoria del campionato, per poi ripercorrere le tappe che gli hanno permesso di continuare a credere in se stesso. Di lottare. Di tornare, semplicemente, più forte di prima. Di riprendersi la massima serie dalla porta principale. 

Scelta giusta «Il primo pensiero a finale terminata è stato quello di essere riusciti come squadra a raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati e che mi ero prefissato fin dal primo giorno che avevo firmato per Verona. Ripartire dalla Scaligera è stata una scelta importante – racconta -, perché avevo comunque un altro anno di contratto con Cremona (con cui nella stagione 2024-2025 ha giocato in A1 disputando un buonissimo campionato, ndr). La mia è stata una scelta di carriera, con la possibilità di avere più minutaggio, maggiore responsabilità, ed in cui ho avuto la possibilità di limare alcune caratteristiche del mio gioco per poi riuscire ad arrivare in Serie A1 da protagonista».

Salto di qualità Un’assicurazione sul proprio futuro, insomma. Che per il play-guardia gialloblu numero 18 ha pagato i dividendi sperati dopo una sola stagione spesa all’ombra dell’Arena di Verona. Anche perché il salto di qualità non è stato solo di natura tecnica: «Penso di essere migliorato dal punto di vista mentale, dell’atteggiamento in campo, della leadership».

Tenacia La testa, la tenuta mentale a Zampini non ha mai fatto difetto. Altrimenti non avrebbe avuto la forza e la tenacia di mettersi alle spalle due rotture del ginocchio sinistro, una del ginocchio destro e una frattura alla spalla che lo hanno tenuto lontano dal parquet per tantissimo tempo. «Sono stati degli stop importanti per la mia carriera, che avrebbero potuto fermare molte persone. Ed invece ho cercato di farli diventare la mia forza, mi hanno permesso di lavorare e crescere». 

Perugia Basket Anche grazie alla vicinanza del Perugia Basket dove Zampini ha potuto lavorare nel corso di qualche estate. «Ho cercato di lavorare sui punti più carenti, stavo al PalaFoccià dalle tre alle quattro ore al giorno – svela -. Ringrazio la società con cui sono cresciuto e con cui ho militato fino ai 15 anni per la disponibilità, ci ho messo anche tanto del mio, spinto dalla voglia di voler migliorare».

Vietato fermarsi Zampini non si culla certo sugli allori e pensa già al futuro più prossimo. «L’obiettivo per il prossimo anno è dimostrare che posso restare in A1 e continuare a dire la mia».

Messaggio speciale A guardare con attenzione l’evoluzione del classe 1999 sarà anche un (ex) grande giocatore che nella massima serie ha scritto capitoli importanti: Marco Mordente. «Mi ha scritto su Instagram dopo la finale – racconta Zampini -. Mi ha detto che aveva seguito con attenzione la finale e che l’avevo impressionato».

Una ulteriore vittoria nella vittoria per il giocatore della Scaligera. Che ha saputo fare un passo indietro per farne molti di più in avanti. Alla faccia degli infortuni.

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