Sandro Pasquali

di Sandro Pasquali
segretario comprensoriale Pd Trasimeno

L’occasione della discussione sulla macroregione, e il conseguente dibattito, apre vari scenari. Sono sempre stato attento, alla dinamica della riforma del complesso sistema istituzionale italiano, e la questione delle macroregioni ci riguarda molto da vicino. Non credo, sia un male, anzi tutt’altro, ma credo allo stesso tempo che una visione di questo tipo non può mantenere la stessa struttura amministrativa locale.

Unire i comuni a cominciare dai servizi, il passaggio deve essere politico, e pertanto l’Unione dei Comuni del Trasimeno in questo quadro diventa essenziale, che deve mettere in prima fila la politica, ed il motto, più servizi ai cittadini e più risparmi, questa l’ottica dell’obiettivo, oggi l’Unione dei Comuni domani qualcosa di più. E un territorio così centrale davanti all’idea di Macroregione del centroitalia, comprendente Toscana, Umbria, Marche ed una parte dell’alto Lazio, potrebbe essere un naturale centro attrattivo, non solo per questioni geografiche, ma anche come laboratorio politico istituzionale del futuro.

Da esso possono partire tutti quegli investimenti su più settori che il Trasimeno richiede, un forte piano infrastrutturale materiale e immateriale, comprendente anche il grande investimento dell’alta velocità e dell’adeguamento dell’intera rete stradale, un grande polo turistico, ambientale culturale naturale. Per farlo bisogna superare i nostri confini e le discussioni minime, viaggiare di pari passo con le idee che la politica ed i partiti hanno l’obbligo di mettere in campo e con la forza degli eletti nel territorio, che rappresentano ad oggi, tanta forza soprattutto del Partito Democratico.

Mettere da parte discussioni e lavorare dalla stessa parte, chiaro che i percorsi non sono semplici e serve un partito. Un partito che torni a fare il proprio ruolo, che dia il senso di una visione, non chiuso in questioni minime, ma che indichi le prospettive, un compito che spetta a ciascuno di noi, dirigenti, amministratori, iscritti, simpatizzanti. Unire e condividere. Non ci sono elezioni alle porte, dobbiamo approfondire il dibattito in ogni singolo territorio, ma tenendo ferma la barra della grande visione comune. Chiudere la grande speranza di protagonismo che chiede la nostra gente dentro stanze dove i tecnicismi prendono il sopravvento sulla politica sarebbe un errore imperdonabile, elaborare insieme, anche non da soli, è la forza di un nuovo gruppo dirigente che saprà confrontarsi con le sfide che lo attendono.

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