Currently set to Index
Currently set to Follow
mercoledì 8 febbraio - Aggiornato alle 04:36

Umbria, il Garante dei detenuti: «Pochi psichiatri per 1.300 persone dietro alle sbarre»

‘La sommossa nel carcere di Terni provocata da reclusi provenienti dalla Toscana’. Caforio: carenza di agenti e autolesionismo

di Giuseppe Caforio* 

Sul piano organizzativo l’Umbria è stata unificata alla Toscana per la gestione carceraria. La Toscana ha 25 carceri, alcuni grandi e molti piccoli e piccolissimi. In alcune grandi strutture sono in corso interventi di ristrutturazione e questo ha comportato lo spostamento in Umbria di decine di carcerati, per lo più con situazione complesse, per circa due anni, con effetti non positivi. Quando, un mese fa, si è verificato l’incendio al carcere di Terni, i cinque autori della sommossa provenivano dalla Toscana proprio a seguito a questi trasferimenti. A questo si unisce la carenza di personale e il problema sanitario. Abbiamo detenuti con patologie gravissime che riscontrano carenza di cure per mancanza di medici e infermieri. I detenuti con problematiche psicologiche e psichiatriche non hanno strutture adeguate in cui essere collocate.

L’attivazione di strutture dedicate è molto urgente, perché la loro presenza aumenta la tensione tra i detenuti, con conseguenze negative sulla polizia penitenziaria e che sfocia in atti di violenza. Di cui si rendono protagonisti quasi sempre detenuti con seri problemi di natura mentale. Altro fenomeno preoccupante riguarda l’autolesionismo dei detenuti, il più delle volte legati a status mentali complessi. Essi si tagliano e si feriscono, arrivando anche al suicidio. Si registra una forte carenza di psichiatri per i 1.300 detenuti umbri. Questo rende più difficile prevenire gesti estremi e la Polizia penitenziaria deve svolgere una sorta di improprio ruolo di supplenza per alleviare queste situazioni. Peraltro il fenomeno dei suicidi riguarda anche i poliziotti, che non riescono a reggere ritmi e contesti di lavoro usuranti. Sarebbe auspicabile un sostegno per la Polizia penitenziaria: le carceri sono comunità complesse in cui il benessere dei vari soggetti è strettamente legato. La certezza della pena deve essere garantita come anche la dignità di chi è recluso e di chi ci lavora. Servirebbero maggiore risorse umane, una riduzione del numero dei detenuti in alcune strutture, mentre complessivamente le strutture carcerarie hanno un livello più che buono, con strutture tecnologiche adeguate.

*Garante regionale dei detenuti

I commenti sono chiusi.