Sergio Secci

di Walter Verini*

Era il 2 agosto di trentaquattro anni, alla stazione di Bologna. Sergio Secci, ternano, aveva ventiquattro anni e aspettava un treno che avrebbe dovuto condurlo a Verona, per un colloquio di lavoro dopo la laurea al Dams. Alle 10.25 lo scoppio di una bomba spezzò le sue speranze e con le sue quelle di altre 84 persone, i cui nomi sono lì, incisi nella stele sulla parete all’esterno della Stazione.

Oggi, siamo stati a Bologna, la città ha ricordato quel tragico evento. C’era anche Lidia, la mamma di Sergio insieme agli altri familiari. Lidia, con coraggio e con amore, tiene viva la memoria di Sergio, continua ad animare la richiesta di verità e giustizia e lo fa anche a nome del suo Torquato, che oggi non c’è più, ma che per lunghi anni è stato – da presidente – il volto umano e tenace, la voce ferma dell’Associazione dei familiari della strage. E’ stato bello vedere nella piazza, tra i gonfaloni, quello della Regione Umbria e di altri comuni.

In questi trentaquattro anni, anche in presenza di inequivocabili verità giudiziarie, troppi misteri, troppe opacità, troppe zone d’ombra e troppi depistaggi hanno ostacolato l’affermazione piena della verità, della ricerca dei mandanti, dei moventi, dei protettori di una strage che colpì al cuore l’Italia. Come Piazza Fontana, come l’Italicus, come Piazza della Loggia. E per altri versi come Ustica. E come gli omicidi politici del terrorismo o quelli delle mafie: Dalla Chiesa, La Torre, Mattarella, Costa, Falcone Borsellino…

Una storia comune di attentati contro il cambiamento. Una storia di ostacoli e complicità, perfino dentro apparati dello Stato.

Questo 2 agosto servirà ancora a ricordare e onorare la memoria delle vittime. Di Sergio Secci tra loro. E a ribadire un impegno che il Parlamento ha una grande occasione per onorare. Fin dalla prossima settimana. La Commissione Giustizia della Camera, proprio l’altro ieri, ha infatti licenziato per l’aula con un voto a larghissima maggioranza il testo di una legge che prevede, finalmente, l’introduzione del reato di depistaggio nel nostro ordinamento. Un lavoro lungo, sulla base di una proposta di legge il cui primo firmatario è stato Paolo Bolognesi, che è succeduto a Torquato Secci alla guida dell’Associazione dei familiari di Bologna. Un provvedimento importante, di cui ho l’onore di essere relatore. E confesso di avere provato emozione nell’illustrarlo in aula, portando dentro di me il sorriso, la voce, la solarità di Sergio e i ricordi ancora vivi di esperienze e vacanze comuni.

Se l’aula di Montecitorio – come è possibile e come sarebbe giusto – l’appprovasse fin dai prossimi giorni, con una spinta unitaria come è avvenuto in Commissione, il Senato potrebbe fare altrettanto in poche settimane. E l’impegno di verità e giustizia conoscerebbe una spinta in più. Sarebbe il modo giusto per onorare le vittime. Terni lo fa da sempre con suo figlio Sergio, con luoghi a lui intitolati, con iniziative che ricordano il suo amore per la musica e la cultura, con il coinvolgimento dei giovani. E’ ora che l’Italia intera si lasci definitivamente alle spalle quella storia. Ma lo può fare solo con la piena affermazione della verità e della giustizia, come ha ricordato Paolo Bolognesi stamattina a Bologna, alle 10.25, davanti alla Stazione. E come per tanti anni ha fatto, sempre lì, anche Torquato, a nome di Sergio.

*Capogruppo Pd in commissione giustizia alla Camera

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