L'opinionista Mario Mariano

di Mario Mariano

Senza andare alla ricerca dei colpevoli perchè sarebbe un esercizio di non facile soluzione, si può solo dare per certo che quanto accade quest’anno al Perugia era già sotto certi aspetti conosciuto. Molti anni fa, ai tempi della presidenza di Lino Spagnoli, dopo una mancata promozione inserie A con Guido Mazzetti in panchina, il ‘sor Lino’ decise di azzerare tutto, di cambiare lo staff tecnico (ingaggiò Egizio Lubino come allenatore e Coscia come suo vice), si rivolse poi a Romeo Anconetani, il più sopraffino esperto di calcio dell’epoca, chiamato anche ‘mister 5%’ perchè appunto quella era la percentuale che il dirigente, che poi sarebbe diventato presidente del grande Pisa, si faceva liquidare per ogni affare fatto.

Quel Perugia avrebbe dovuto strabiliare perchè ingaggiò (come quello attuale del resto) i migliori calciatori per ogni ruolo. Qualche nome: Melgrati e Petraz in difesa, Parola e Lombardi a centrocampo, Bonci in attacco, insomma uno squadrone sulla carta. Salvo che allora come oggi il pezzo migliore si infortunò, attorno al suo nome nacquero le polemiche. Allora il pomo della discordia era il compianto Adriano Lombardi, uno dei giocatori più tecnici della serie B, che, in seguito avrebbe giocato a buoni livelli anche in serie A. Lombardi dovette finire sotto i ferri per una appendicite fulminante, operato dal professor Mercati. Gianpiero Clemente è stato operato di ernia da un allievo di Mercati, il dottor Gioanni Natalini. Corsi e ricorsi storici, quella Perugia di Lino Spagnoli fu costretto a ridimensionare i progetti di puntare con decisione alla serie A, cambiando allenatore e rivolgendosi, per raggiungere una faticosa salvezza al tecnico delle giovanili del tempo Elio Grassi. Lino Spagnoli si dimise cedendo gratuitamente la società a Dino Fanini, consapevole di avere commesso degli errori.

Una sorta di nemesi si è abbattuta sul Perugia. Lino Spagnoli aveva una buona esperienza di calcio, ma non accettava critiche e polemiche, sapeva però ammettere gli errori. L’attuale Perugia è troppo volubile: una domenica infiamma i cuori dei suoi tifosi, e l’altra li delude profondamente. Camplone aveva intuito che non era il caso di entusiasmarsi troppo dopo il poker rifilato al Viareggio, salvo che anche lui era stato tra i più entusiasti durante i festeggiamenti dei giorni scorsi, come a voler fare intendere che il peggio era passato, che la squadra si era compattata. Salvo che i folletti erano in agguato: sono bastati un paio di infortuni per mandare in tilt schemi e idee. Tutto da rifare, come diceva Gino Bartali. Meglio abbassare i fari, concentrarsi sulla Paganese, ridimensionare almeno per ora i progetti.

Koprivec: è tra i pochi a mantenere lucidità in ogni circostanza impotente sui due gol, limita i danni e conferma di essere tra i più positivi d questo scorcio di stagione. Voto: 7

Jefferson: pur con le attenuanti del caso, raramente si era visto un ibrido incapace di dare un apporto in difesa o di rendersi utile in attacco. Nonostante l’aiuto continuo di Moscati, dalle sue parti il Prato affonda e passa con eccessiva frequenza. Voto: 4,5

Cacioli: Sempre in affanno perchè c’è grande differenza tra seconda e prima divisione, dove non ci arriva ci mette lo sgambetto, eccede in personalismi di grande pericolosità. Voto: 5

Lebran: i suoi errori avranno pure inciso nell’esonero di Battistini, ma quelli sono già dietro le spalle. E’ elegante negli interventi, olimpico nel respingere il pressing degli avversari, si erge a protagonista anche nell’area avversaria, salvo che Layeni si supera e gli strozza in gola il grido del gol. Voto: 6,5

Russo: Così come era tanto piaciuto da centrale, si mostra né carne né pesce sulla fascia, limitandosi al passaggio-facile, al compagno più vicino. Gravi responsabilità sul gol di Benedetti che da una svolta alla partita. Qualcuno avrebbe dovuto provvedere a toglierlo da quel ruolo così mal interpretato. Voto: 4,5

Moscati: non delude mai, lo trovi in aiuto di Jefferson, e poi nelle zone calde del campo. Lotta e si batte con dignità. Voto: 6,5

Esposito: Diesel lento, che viene preso in mezzo dai furetti toscani. Ci mette un tempo per raccapezzarsi, per capire come provare a far valere esperienza e tasso tecnico. Ma non basta. Voto: 5,5

Cenciarelli: In gergo gli allenatori dicono che “non ha gamba” per fare la mezz’ala, perchè il fisico non lo assiste, perchè la generosità non basta. Si salva nel primo tempo, va in tilt nella ripresa e viene sostituito per infortunio. Voto: 5,5 (dal 25 secondo tempo Carloto), una domenica sugli altari, un’altra nella polvere, un’altra in tribuna: chissà quanta confusione ha in testa! Eppure farebbe comodo, ma gli indizi lo danno per partente. Voto: 6-

Ciofani: arretra per aiutare i compagni in difesa, in grande affanno. Fa reparto da solo, sbraccia e si agita per guadagnare qualche punizione, ma di palloni gliene arrivano pochi dalle fasce. Sostituzione incomprensibile. Voto: 6 (Dal 13 secondo tempo Tozzi Borsoi): prova ad infilarsi nel cuore dell’area avversaria, ma non ha lo scatto felino, ed in più si ferma ai box per una ferita al sopracciglio, Voto: 5,5

Fabinho: nell’uno contro uno ci sa fare come pochi, magari reggerebbe anche la cadetteria. Ma è in aria di rigore che si perde spesso e volentieri come un ragazzino alle prime armi, non ha il colpo del ko, il cinismo del goleador. Voto: 5,5 (Dal 15 secondo tempo Rantier): prova a far tutto da solo, perchè ad un certo punto l’anarchia la fa da padrona. Un suo tiro finisce sull’esterno della rete ed una altro sugli spalti. Voto: 5,5

Camplone: Dopo un mese di panchina e un altro che aspettava l’investitura per prendere il posto di Battistini, da lui ci si aspettava di più. Non ha avuto felici intuizioni nel proporsi alla piazza, perchè le parole per i tifosi del Grifo sono pietre, e le sue non sempre hanno fotografato una situazione oggettiva. Che anche lui sia in confusione? Voto: 5

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