Il segretario provinciale del Prc Enrico Flamini

di Enrico Flamini*

Rifondazione comunista di Perugia intende rinnovare la propria contrarietà alla proposta di istituire un CIE in Umbria. Siamo davvero sorpresi che torni ad avanzare questa proposta addirirttura il segretario comunale del Pd di Perugia, proposta tra l’altro già bocciata dal Consiglio Regionale dell’Umbria. Tornare a proporre l’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione per provincia, legandolo addirittura alla questione sicurezza del capoluogo di Regione, è sbagliato e fallimentare, come l’impietosa esperienza italiana di questi anni ci insegna. Il CIE non è, né potrebbe mai diventare, la soluzione ai fatti criminali a cui abbiamo assistito a Perugia, né ai fenomeni criminosi che con diverso grado di intensità e diffusione riguardano tutto il territorio regionale. La condizione personale di clandestino cui è costretto il migrante da una legge sbagliata nei CIE si trasforma in una sospensione sine die del diritto alla libertà ed alla dignità delle persone. Peggio del carcere. All’interno dei CIE sono sospesi, sviliti ed accantonati i più elementari diritti umani: i continui richiami dell’Unione Europea, le bocciature sonore con cui le commissioni ed i tribunali europei si sono espressi a più riprese sulla legislazione italiana in materia di immigrazione prodotta negli anni del berlusconismo e del leghismo, le preoccupate relazioni dei commissari delle Nazioni Unite e i rapporti di Amnesty International sono tutte lì a dimostrare questa vergogna tutta e solo italiana. La verità è che invece occorre proporre ai parlmanetari umbri di adoperarsi affinchè i CIE vadano chiusi tutti. Perchè i CIE sono anche uno spreco di risorse pubbliche e lo sarebbero anche quelli che Parlavecchio vorrebbe realizzare nella nostra regione. Detto questo, però, ribadiamo la nostra contrarietà a posizioni politiche capaci solo di alimentare accanimento mediatico e certa criminalizzazione becera ed opportunista di una città civile, di sinistra e laica come Perugia, Noi pensiamo, e lo abbiamo detto, che occorra invece in tutta la nostra regione un’azione vera di intelligence delle forze dell’ordine per contrastare le infiltrazioni malavitose. Torniamo a rivendicare sia la paternità originaria dell’istituzione della Commissione regionale Antimafia, la quale deve essere definitivamente posta nelle condizioni di svolgere appieno i suoi compiti di conoscenza, di vigilanza e di contrasto ai fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale del capoluogo e della nostra regione, sia la proposta di sicurezza democratica per Perugia, capace di restituire accoglienza e socialità ai luoghi della Città capoluogo. Rifondazione comunista di Perugia è poi convinta che per affrontare il problema della diffusione della droga, dopo i fallimenti delle Leggi Fini-Giovanardi e della Bossi-Fini e dopo i tagli ai servizi sociali e socio-sanitari, oltre ad un più convinto intervento sul Ministero dell’Interno, sia necessario da una parte aprire un confronto con il Ministero della Sanità per sperimentare e puntare su politiche e misure incisive di prevenzione e di riduzione del danno, dall’altra proporre l’istituzione di un tavolo interregionale con le Marche e la Toscana per intervenire con politiche organiche e coordinate di intelligence, contrasto e prevenzione. La sicurezza è una questione vera e seria, ma i CIE non c’entrano davvero niente.

*Segretario provinciale Prc Perugia

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