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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 01:58

L’Umbria rischia di perdere i fondi del Pnrr: siamo in ritardo e con un progetto sbagliato

Nicola Preiti mette in fila le voci finanziate confrontandole con quelle programmate: «I contributi possono essere sospesi e revocati»

Foto archivio Piron Guillaume Unsplash

di Nicola Preiti
coordinatore provinciale Italia Viva

È in arrivo la prima tranche di fondi della missione 6- Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Le Regioni hanno ricevuto la proposta di riparto del Governo, dettagliata per risorse, per obiettivi e tempistica di realizzazione degli interventi. Siccome è prevista anche la sospensione e la revoca dei contributi in caso di mancato rispetto degli impegni, non c’è tempo da perdere. E, purtroppo, l’Umbria appare già in ritardo perché il Pnrr regionale varato ad aprile risulta completamente avulso da quello nazionale. Si impone quindi il suo immediato adeguamento, per non perdere le risorse e garantire un futuro alla sanità dell’Umbria.

La proposta nazionale fissa specifici interventi, nell’ambito della Missione 6, per una spesa complessiva di euro 8,042 miliardi. All’Umbria sarebbero assegnati oltre 108 milioni di euro così distribuiti, con arrotondamento: 27 milioni per realizzare 18 case di comunità; 1,5 milioni per 9 centrali operative territoriali (Cot); 1,5 milioni per l’informatizzazione, connessione aziendale e device; 13,4 milioni per la costruzione di 5 ospedali di comunità; quasi 19,5 milioni per la digitalizzazione dei dipartimenti di emergenza-urgenza (dea). 16 milioni per l’acquisto di grandi apparecchiature tecnologiche negli ospedali; 8,5 milioni più 19,4 (del fondo Pnc) per ristrutturazione con adeguamento alle norme sismiche degli ospedali; 0,46 milioni per garantire quattro nuovi flussi informativi; 1,2 milioni per garantire la formazione ai sanitari. Di fronte a questi obiettivi dettagliati con tanto di controlli semestrali, se si guarda il Pnrr Regionale dell’Umbria, l’apprensione sorge spontanea.

Nel piano regionale non si rileva nessuna organicità progettuale, nessun disegno complessivo di riorganizzazione del sistema sanitario in coerenza con il Pnrr nazionale, ma un calderone di vecchi (e spesso già falliti) progetti, con uno sbilanciamento su allucinogene spese edilizie e la mancanza del rilancio organizzativo e dei servizi del territorio. E il piano sanitario regionale di cui tanto si parla, non può sostituire questa progettualità, ma dovrebbe integrarla.

Rimanendo ai progetti finanziati in questa prima tranche nel Pnrr dell’Umbria, a voler essere ottimisti si possono rilevare (forse) 7 case di comunità, invece di 18 che è l’obiettivo nazionale per ottenere le risorse. Si ritrova il progetto di 1 Cot invece di 9. L’adeguamento sismico è velleitario. L’informatizzazione è un generico buon proposito senza progetti definiti. Della digitalizzazione dei dea di I e II livello non se ne parla proprio. Le grandi apparecchiature da sostituire non sono definite. E si potrebbe continuare.

Ora, alla luce di ciò, è chiaro che se i progetti non saranno coerenti con quello nazionale saranno bocciati e quindi l’Umbria perderà risorse e opportunità. Per la sanità sarebbe il declino definitivo. Italia Viva chiede alla giunta regionale di aprire un confronto con tutte le forze politiche e sociali della regione per adeguare immediatamente il Pnrr regionale. Il destino della sanità umbra riguarda tutti i cittadini e non può essere pregiudicato da scelte sbagliate. Che sarebbero purtroppo definitive

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