Franco Parlavecchio

di Franco Parlavecchio*

Salvare il centro storico significa viverlo, coniugando attentamente e sapientemente iniziative culturali, attività commerciali e quotidianità dei residenti con la tutela e la salvaguardia del patrimonio in tutte le sue forme.

In questo caso, la sfida di chi amministra consiste nell’intrecciare soluzioni che soddisfino le esigenze di vita dei residenti e le istanze degli operatori commerciali e degli studenti. Con la consapevolezza che la città, e il centro storico in particolare, è di tutti ma che viverlo non significa solo usarlo, consumarlo. Responsabilità della politica sarà, dunque, osservare e interpretare i bisogni per rendere l’elaborazione calzante con la realtà che cambia. Partendo, dunque, dal presupposto che gli spazi esistono solo se ci sono gli uomini, e che dove ci sono gli uomini è più facile garantire la sicurezza, priorità dell’amministrazione comunale sarà quella di ripopolare il centro storico, migliorando la qualità della vita dei residenti e incentivando le presenze.

Non posso che condividere, in questo senso, il Piano del Comune di Perugia per il rilancio del Centro storico, che prevede di disciplinare l’utilizzo del suolo pubblico e lavorare sul decoro urbano, di valorizzare le tipicità, di incentivare i locali, salvaguardando e riqualificando il patrimonio così da “promuovere” e “sponsorizzare” Perugia. Riportare in Centro un presidio dell’Arma, utilizzando la struttura già esistente di via dei Priori, non farebbe, inoltre, che aiutare le politiche per la sicurezza, contro lo spaccio e la microcriminalità che aggrediscono le vie dell’acropoli.

Farà la differenza, senza ombra di dubbio, la capacità dell’Amministrazione di incentivare iniziative culturali e sostenere la creazione e la sopravvivenza di spazi di aggregazione che attraggano visitatori e facciano delle vie del Centro un luogo di cultura, una vetrina per il turismo, non solo una scenografia al divertimento notturno. Che non guasta – intendiamoci – se rispettoso delle altrui esigenze, ma da solo non può bastare. Sarebbe indubbiamente utile adoperarsi per migliorare l’accessibilità all’acropoli abbassando le tariffe dei parcheggi e prolungando l’orario di funzionamento dei trasporti e dei servizi pubblici – Minimetrò, ascensori, scale mobili – compatibilmente con le disponibilità.

Non credo, invece, che l’allungamento degli orari di apertura della Zona a traffico limitato, la deregolazione del carico-scarico merci e l’abrogazione delle ordinanze restrittive sulla somministrazione di alcolici, proposte rilanciate nei giorni scorsi dalle associazioni nate in difesa del centro, possano essere risolutive delle difficoltà dell’acropoli. Aprire l’accesso alla Ztl nelle ore notturne potrebbe avere l’effetto di penalizzare i residenti nella ricerca di un parcheggio, mentre le limitazioni al carico-scarico merci, per quanto revisionabili, servono a preservare la vivibilità delle vie del centro. Mi permetto, infine, di sottolineare che offende il buon senso dei nostri giovani pensare che l’attrattività dell’acropoli dipenda solo dall’offera di alcol.

Segretario comunale del Pd di Perugia*

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