Wladimiro Boccali

di Wladimiro Boccali*

Qualche giorno fa Nichi Vendola ha dichiarato di lasciare la guida di Sel con queste parole: «Il mio obiettivo fondamentale è recuperare l’allegria, la cosa che mi è più mancata in questi anni. Governare la Regione è stata un’esperienza bella e dolorosa. Sono stato assorbito da una dimensione da totus politicus, ora ho bisogno di recuperare il profumo del mondo». Perché l’impegno politico ed ancor più quello istituzionale, che dovrebbero immergere l’uomo o la donna che lo praticano nel profondo della società, invece in questa epoca lo allontanano dal «mondo reale»? Penso per l’assenza di Politica, intesa come dibattito pubblico, libero e trasparente tra donne e uomini liberi che hanno a cuore il bene comune e l’ambizione di migliorare le condizioni esistenti. Sempre Vendola usa le parole di San Paolo: «L’importante è attraversare il potere, senza farsi attraversare dal potere, essere nel potere senza essere del potere». Sono le relazioni umane l’antidoto contro l’overdose di potere. Se è così, e penso che lo sia, oggi la politica è costruzione di relazioni umane? Nella sinistra si lavora per la costruzione di antidoti all’overdose? Lo storico francese Julliard, citato da Scalfari in un recente articolo, si chiede: «Può esistere una sinistra senza popolo?», senza la rappresentazione dei bisogni delle classi più deboli per le quali è nata la sinistra? senza, per dirla con Gramsci, la connessione sentimentale con il popolo? Quella connessione intesa come collante che fonda il rapporto politico sulla intensità di passione e sentimento che si trasforma in ragione e comprensione da parte del popolo. I movimenti e i partiti devono essere una interpretazione e guida della realtà, senza il sentimento del cuore che lo lega al pensiero, non c’è rappresentanza né governo, ma esercizio del potere. C’è bisogno di respirare «profumo del mondo», esercitare il potere senza perdere il contatto popolare. Quando parlo di popolo non intendo una piccola o grande platea plaudente, ma masse popolari plurali, eterogenee e partecipi. Penso ad politica che entra nelle pieghe della società ne respira gli umori, non un arido esercizio astratto ma un pensiero che si fa azione. Una classe dirigente che non scambia il popolo per un elenco di elettori. Il voto da solo non è Democrazia. Ci vuole sentimento, ideale, dedizione, pensiero e progetto. L’opposto di una battaglia individuale, lotte di potere che tolgono all’impegno politico-istituzionale il profumo del mondo, che ci fa dire «torno a vivere» quando si lascia. Si farà, e tornerà la nobiltà della Politica. Finalmente si salirà a far politica, non si scenderà più .

*Ex sindaco di Perugia

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