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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 06:37

«I messaggi dello sport e i valori educativi che deve infondere», lettera di un genitore

«Al di là dell’aspetto agonistico, non ci si deve sottrarre a quelle regole che rientrano tra comportamenti ed atteggiamenti prima umani che sportivi»

In questi giorni attorno al mondo dello sport ed agli insegnamenti anche educativi che questo dovrebbe infondere, specialmente dopo fatti molto eclatanti riguardanti una disciplina sportiva femminile, si sta sviluppando un intenso dibattito. Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un genitore, atta a far luce sul rapporto delicato tra mondo dello sport e quello della scuola.

«Cosa è lo Sport, cosa rappresenta l’attività sportiva per un Giovane e per la sua Famiglia? Secondo la Treccani lo sport si definisce così:
“Attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche e il complesso degli esercizi e delle manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui tale attività si realizza, praticati nel rispetto di regole codificate da appositi enti, sia per spirito competitivo (accompagnandosi o differenziandosi, così, dal gioco in senso proprio), sia, fin dalle origini, per divertimento, senza quindi il carattere di necessità, di obbligo, proprio di ogni attività lavorativa.” Ora, senza pretendere che tutti quanti occorra ritrovarsi al 100% in una frase sintetica che per definizione non può essere esaustiva, ritengo tuttavia interessanti, condividendoli, i seguenti passaggi:

1) lo sport, sviluppando capacità fisiche e psichiche di un individuo, contribuisce, insieme ad altre “Agenzie Educative”, alla “costruzione” della personalità, del carattere e quindi dell’individuo che a qualsiasi titolo lo pratichi;

2) lo sport richiede il rispetto di regole scritte e, aggiungo io, anche non scritte, che si traducono in comportamenti più o meno consoni;

3) lo sport non presuppone, salvo particolari livelli, quel carattere di necessità che è proprio di ogni attività lavorativa.

Lo sport, aggiungo io, è serietà, impegno, divertimento, rispetto dell’altro (Compagno, Giocatore, Allenatore o Avversario che sia).  Io ritengo che tempo fa mio figlio sia stato invece spettatore passivo di ciò che lo sport non dovrebbe essere, episodio tanto più degno di stigmatizzazione poiché verificatosi in un ambiente, quello di una selezione umbra di basket, che, pur nel giusto perimetro di agonismo, non può e non deve sottrarsi a quei valori ed a quelle regole che, ancorché non scritte, rientrano tra i comportamenti ed atteggiamenti prima umani che sportivi. Mio figlio avrebbe potuto partecipare ad una manifestazione sportiva tenutasi dal 18 al 22 aprile 2019. In occasione dell’ultimo allenamento abbiamo fatto presente che il 17 sera avrebbe avuto un impegno scolastico a cui non poteva sottrarsi… tutto ciò anche al fine di capire come poter consentire la sua eventuale presenza visto che la squadra sarebbe partita il 17 mattina. Siamo stati “gelati” dal nostro interlocutore, non so se educatore o allenatore, che ci ha detto subito che la vita è fatta di scelte, nostro figlio aveva scelto la scuola e quindi la questione si chiudeva lì…. Ora, posto che secondo noi nostro figlio ha fatto una scelta giusta, cercando tuttavia di trovare una soluzione per onorare un impegno sportivo, non ci pare che il tono, il modo ma anche i contenuti di quanto argomentato dal nostro interlocutore fossero consoni e coerenti con ciò che lo sport deve essere e trasmettere ai suoi praticanti. Nostro figlio ha molti interessi, la scuola, la musica, il basket ed ha sempre cercato, secondo noi con serietà, di rispettare ogni impegno, adattando il proprio calendario o cercando flessibilità ove fosse possibile. Anche se non fosse stata praticabile una soluzione quale, ad esempio, accompagnarlo noi il 18 mattina… ipotesi peraltro che non abbiamo neanche avuto modo di esplicitare … riteniamo tuttavia che poteva essere detto in maniera diversa, posto che presentare come non conciliabili scuola e sport per noi è comunque un errore. E proprio a rafforzare l’idea che sia voluto dare un segnale forte e non condivisibile sul piano educativo, nostro figlio non è stato neanche inserito tra le riserve. Chi ha fallito in questo caso per noi è lo sport in senso lato, perché ha trasmesso un messaggio che per contenuti e modi è distante dalla nostra idea di sport così come da quella di nostro figlio. Come sempre sarà lui alla fine a decidere autonomamente cosa fare e se e come proseguire; forse anche questo brutto episodio potrà rappresentare un momento di crescita perché potrà rafforzarlo nelle sue scelte e nelle sue priorità, ma sinceramente avremmo preferito un esempio positivo piuttosto che uno negativo». Franco Baldelli

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