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martedì 24 novembre - Aggiornato alle 19:01

Covid 19, Chiavacci: «No chiusure anticipate, ma promuovere socialità responsabile»

La presidente di Arci nazionale sul nuovo Dpcm: «Un solo contagiato su 350 mila presenze per il pubblico spettacolo»

Francesca Chiavacci (foto Massimiliano Giancristofaro)

di Francesca Chiavacci*

Noi – i circoli, le case del popolo, i lavoratori, i soci, i volontari Arci – siamo preoccupati e preoccupate da alcune ipotesi che circolano in merito alle nuove norme anti contagio da Covid-19 che saranno oggetto di confronto tra governo e regioni per poi essere recepite nel nuovo Dpcm. In particolare, a preoccuparci, sono i provvedimenti normativi su movida, assembramenti e chiusure anticipate di locali pubblici che potrebbero colpire anche gli spazi di socialità Arci.

Siamo ben consapevoli che l’emergenza epidemiologica non sia terminata, come dimostrano i dati sui contagi da giorni in continua crescita, e siamo consapevoli che la salute è un bene primario. Siamo da sempre consapevoli della responsabilità che occorre per affrontare questo momento storico. Non a caso, all’indomani dell’approvazione delle ‘Linee guida per la riapertura’ siamo stati fra le prime organizzazioni nazionali a promuovere momenti formativi sulle misure di prevenzione del contagio, convinti che – dopo la fase di lockdown – sia necessario promuovere una socialità responsabile.

E però i dati di cui disponiamo sono chiarissimi: ci dicono che gli assembramenti in strada e sui mezzi di trasporto sono quelli meno controllati e più pericolosi. Maggior fonte di rischio. E che il 75% dei contagi avviene all’interno delle relazioni familiari. Al contrario i posti pubblici organizzati sembrano quelli più sicuri e controllati, a partire dalle sale cinematografiche, teatrali e dai luoghi di socialità. È questa la prima importante distinzione da fare se si vuole affrontare il problema senza generalizzazioni e semplificazioni.

Tutto ciò lo conferma una recente indagine dell’AGIS, Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, svolta su tutto il territorio nazionale. Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid 19. Una percentuale irrilevante, che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri.

Se è così i luoghi di socialità andrebbero riaperti tutti nel rispetto dei protocolli per dare spazi sicuri di vita. È necessario oggi più che mai offrire spazi di cultura nel rispetto dei protocolli certi, che noi più di altri abbiamo sempre rispettato. E anche i locali come ristoranti e bar, mantenendo regole e distanze, andrebbero lasciati aperti più a lungo per togliere gente dalle strade.

È necessario insomma favorire ciò che può essere organizzato in sicurezza, come ha sempre fatto l’Arci, nel rispetto delle norme a tutela della salute dei singoli e della collettività.

È necessario puntare ad una socialità che si svolga in luoghi “chiusi” dove le forme di controllo e di individuazione delle catene di contatti sono sicuramente più facili da mettere in atto. Abbiamo visto che nelle scuole e nei luoghi di lavoro si può fare. Il rischio, altrimenti, è quello di far riversare chi vuole – e deve – trovare momenti di socialità e svago per strade e luoghi aperti dove tutto diventa “movida” indifferenziata. È possibile insomma avere una socialità responsabile anche mantenendo la distanza fisica.

Una socialità responsabile per rispondere alla crisi legata alla pandemia, che ha colpito duramente anche l’associazionismo culturale e di promozione sociale diffuso nel territorio e prezioso per la tenuta della coesione sociale del nostro paese, è quella che promuoviamo all’interno dei nostri circoli ARCI.

Per questo riteniamo che in questa fase, dove le attività ricreative e culturali sono già fortemente limitate dai protocolli di prevenzione, non si possa procedere con chiusure indiscriminate. Chiudere senza alternative, se non si è obbligati a stare a casa, può essere più pericoloso di una normalità organizzata per il momento particolare che stiamo attraversando. E avrebbe conseguenze drammatiche, non solo per l’Arci.

Siamo impegnati quotidianamente, non senza sacrifici, ad offrire occasioni di aggregazione nel rispetto delle regole, con senso di responsabilità. Vogliamo continuare a farlo e chiediamo con forza che con il prossimo decreto e le successive ordinanze regionali non vengano approvate norme di dubbia efficacia come la chiusura anticipata dei locali.

*Presidente nazionale Arci

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