(foto Fabriz)

di Angelo Mariani

Sono un socio, piccolissimo in verità, sia della Banca Popolare sia della Spoleto Credito e Servizi e ho anche un conto corrente in BPS con qualche risparmio. Mi sento particolarmente interessato alla Banca Popolare perché sono un operatore economico e perciò vivo – insieme ai miei collaboratori – del lavoro svolto in questa città. Se l’economia della città va bene anche noi andiamo bene; se la città soffre anche noi soffriamo.

I dipendenti Bps in assemblea Scs In questi ultimi anni ho partecipato assiduamente alle assemblee di entrambe le società e sono uno dei pochissimi che ha espresso, a volte, voti contrari alle proposte del «Dominus» e ho spiegato pubblicamente il perché. Spetta alla Banca d’Italia – e se sarà necessario anche alla magistratura – il giudizio sulla gestione di questi ultimi anni. Io vorrei invece esprimere un parere sulla responsabilità oggettiva dei dirigenti della Bps. Come è noto la Scs, con i suoi 18 mila soci, detiene la maggioranza di Bps e di fatto ne nomina il consiglio di amministrazione e ne determina la scelta del direttore. Nelle assemblee elettive della Scs i dipendenti della banca, anche tramite il sistema delle deleghe, sono sempre stati la stragrande maggioranza e hanno sempre scelto loro chi li avrebbe amministrati. Di qui la spirale di interessi perversi che ha condotto al tracollo.

Difendere l’ultima banca locale Ora che il danno è fatto, la città si può solo chiedere cosa fare per il futuro. La Bps con i suoi 800 dipendenti rappresenta l’asset principale di Spoleto e da sola muove più economia delle altre poche attività produttive che ci rimangono: è assolutamente indispensabile conservarne la presenza in città. Ciò di cui dobbiamo avere timore è che venga acquisita da un altro gruppo bancario, perché sarebbe interessato solo alle filiali e alla clientela e non saprebbe che farsene della direzione e della maggior parte dei suoi dipendenti. La vocazione e l’attitudine della Bps è quella di banca regionale: è perciò indispensabile cercare alleanze e coinvolgere capacità imprenditoriali rigorosamente umbre.

Liquidità Scs prosciugata Le dolorose vicende attuali e quelle simili, più o meno recenti, di altre banche portano a considerare come un pericolo e non come un bene il fatto che le fondazioni bancarie o le cooperative di soci, come è il nostro caso, detengano il controllo assoluto della banca. Di fatto fondazioni bancarie e cooperative favoriscono e hanno favorito personaggi che, non investendo e non rischiando nulla in proprio, hanno sfruttato con giochi di potere i risparmi di migliaia di persone e hanno privilegiato solo il loro tornaconto personale. Non dobbiamo perciò disperarci se nel prossimo futuro la S.C.S., non riuscendo a far fronte all’aumento di capitale sociale debba scendere sotto la quota del 51%. Infatti la sua liquidità è stata già prosciugata da questa gestione, che l’ha lasciata oltretutto con un imponente debito di 30 milioni di euro con il Monte dei Paschi di Siena.

Cosa fare, allora? L’importante è che la Sscs mantenga una quota di prestigio e un’alta capacità rappresentativa, caratteristiche che la metterebbero in grado di dialogare e contrattare con partner umbri dotati dei suoi stessi obiettivi. Considerando quanto appena detto, i soci della Scs – e fra questi soprattutto coloro che sono anche dirigenti e dipendenti Bps – dovrebbero certo essere interessati alla prospettiva che si ricrei il valore dei loro risparmi (quanto valgono oggi le quote Scs? Provate a venderle sul mercato), ma prima ancora dovrebbero preoccuparsi che la banca torni a operare con politiche creditizie in grado di far ripartire l’economia umbra. Molto dipende naturalmente dalla congiuntura economica, ma ormai sappiamo bene che la politica creditizia ha una responsabilità e una capacità di leva enormi sulla sopravvivenza delle aziende produttive, artigianali e commerciali, e anche sulla capacità dei cittadini di far fronte ai consumi.

Il comitato di soci Se c’è un tessuto economico vitale la banca ha un ruolo, se questo tessuto economico non sopravvive qualsiasi banca è inutile. Ripartiamo dunque, e facciamolo subito, dalla capacità di rappresentanza della Scs. C’è chi sta già lavorando per costituire un comitato di soci in grado di ridarle voce autorevole: facciamo tutti in modo che questo comitato rappresenti veramente e degnamente i soci, l’economia e Spoleto tutta. E infine: facciamo in modo che questo comitato sia di stimolo: per i commissari della Banca d’Italia, affinché ripristino rapidamente l’agibilità della Scs, e per le istituzioni (Comune di Spoleto e Regione dell’Umbria) oggi ancora particolarmente «distratte» su questo disastro, affinché anche loro si attivino concretamente per evitare la «desertificazione» di Spoleto.

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