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domenica 25 luglio - Aggiornato alle 10:04

Il reddito di cittadinanza va modificato, non cancellato: si è dimostrato strumento indispensabile

di Manuela Paquino*

È vero: il reddito di cittadinanza così com’è rischia di non essere del tutto efficace. Ma è altrettanto e inequivocabilmente vero che si è dimostrato uno strumento indispensabile per contenere gli effetti di una crisi devastante per la portata delle sue conseguenze sulla tenuta sociale e sul lavoro nel nostro paese e in Umbria. È per questo che quando si parla di reddito di cittadinanza bisognerebbe in primo luogo abbandonare la strumentalità per privilegiare correttezza di informazione e buon senso. Correttezza e buon senso che suggeriscono di considerare il Rdc per quello che è: un sussidio; e per quello a cui serve: limitare le difficoltà di persone che altrimenti faticherebbero a sopravvivere. La relazione del presidente dell’Inps Tridico, se non interpretata in maniera del tutto fuorviante, ma colta nella coerenza e correttezza dei numeri, lo dice chiaramente: il Rdc è stato «una barriera contro un drastico peggioramento della condizione di povertà e deprivazione nel periodo della crisi».

I numeri Nel 2020 è stato percepito da circa 1 milione e 800 mila famiglie, più o meno 3 milioni e 700 mila persone, che hanno ricevuto in media 522 euro al mese. L’occupabilità dei percettori, per altro, è molto scarsa e circa due terzi di queste persone non può lavorare: 1 milione e 350 mila sono minori; 450 mila sono persone disabili; un’altra parte è composta da persone con difficoltà fisiche o psichiche, ma che non hanno ottenuto una pensione di invalidità; 200 mila sono in pensione, ma accedono al Reddito perché il loro assegno previdenziale non basta a superare la soglia di povertà. In Umbria nel 2020 hanno percepito almeno una mensilità di Reddito di cittadinanza 14.375 nuclei, per un totale di 33.282 persone e un assegno medio di 522,38 euro, cui si sommano 1.847 nuclei (2.077 persone) percettori di pensione di cittadinanza con una media di 246,88 euro.

Irresponsabilità Di fronte all’incontestabilità di questi elementi, assume un peso ancora maggiore l’irresponsabilità di chi propaganda contro il reddito di cittadinanza utilizzando argomenti falsi e scivolosi. Parlare di misure diseducative, come fa certa politica, o di dittatura del sussidio, come fanno certi attori del mondo economico, è sbagliato e pericoloso. Gli inoccupabili non sono fannulloni. Gli stagionali che non accettano condizioni contrattuali al limite della dignità, quando non ricattatorie, non sono persone da condannare. È evidente, poi, che quando ad amplificare certe categorie di pensiero è chi quando porta responsabilità di governo non è in grado di indicare prospettive di sostegno agli indigenti e di creazione di buona e piena occupazione, attraverso strategie di sviluppo comprensibili e politiche attive del lavoro davvero efficaci, la cosa diventa ancora più grave. È il caso, ad esempio, della Lega.

Buona occupazione In Umbria, dove solo nei primi mesi dell’anno, con la cassa integrazione i lavoratori hanno perso il 19 per cento del salario, per un totale di 29 milioni di euro, che fanno 637 euro al mese a testa, la giunta a trazione Lega non è stata in grado di produrre, figuriamoci di praticare, progetti utili ad aggredire il dramma delle crisi e della disoccupazione. Non esistono strategie di sviluppo che indichino un orizzonte di crescita coerente, non esistono politiche per la formazione, l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro rivolte a inoccupati o disoccupati che sappiano conciliare domanda e offerta. Ma soprattutto non si ha interesse a creare una sana, piena, buona occupazione fatta di condizioni – e salari – adeguate e diritti.

Modifiche È evidente che è necessario modificare il Reddito di cittadinanza, perché si affianchi di più e meglio alle politiche del lavoro. È evidente, inoltre, che è opportuno mantenere un livello alto di verifica e controllo sull’attendibilità delle richieste, anche se sul punto mi permetto di segnalare provocatoriamente che se la stessa attenzione ai controlli fosse rivolta alla grande evasione ridurremo – e di molto – molte delle difficoltà legate alla fiscalità generale che riscontriamo in Italia e in Umbria. Ma è soprattutto evidente che perché il Rdc sia pienamente funzionante bisogna che sia accompagnato da strategie di sviluppo industriale e di miglioramento delle condizioni di occupazione ambiziose, utili ed efficaci. In Umbria come in Italia.

*Responsabile diritti sociali e civili della segreteria regionale del Pd Umbria

La fine dei due sessi dietro la legge Zan: ecco la teoria che spaventa e seduce

Non esiste più la distinzione binaria fra uomo e donna, ma un’infinita moltitudine di generi. Il sesso non è legato al nostro corpo, né è definito dalla biologia, è frutto invece della nostra percezione e, quindi, può cambiare anche più volte nel corso della vita. Passaggi, con un articolo di Gabriella Mecucci sbircia dietro le quinte di uno dei temi più divisivi del momento.  La garante dell’infanzia per l’Umbria, Maria Rita Castellani l’ha sparata grossa quando ha sostenuto che la legge Zan «favorisce pedofilia e zoofilia». In realtà però dietro a questo provvedimento in molti intravedono una teoria che cancella i sessi tradizionali. Per questo inquietudini e critiche sono maturate anche in parti importanti del femminismo e del mondo omosessuale. Ecco il pensiero della filosofa americana Judith Butler, fondatrice della teoria gender che ispirerebbe la legge Zan. CONTINUA A LEGGERE

Recovery plan, polo dell’idrogeno a Gualdo Cattaneo: «La Regione ignora Terni e l’Ast»

di Augusto Magliocchetti*

«Meraviglia è quanto hanno espresso alcuni amici nel leggere che la Regione Umbria ha scelto come hub per l’idrogeno (nell’ambito del Pnrr regionale) la località di Gualdo Cattaneo. Perfettamente d’accordo con la critica un po’ meno con la meraviglia. Se neanche gli amministratori di Terni hanno avuto la lungimiranza di includere la nostra città come possibile centro nevralgico per la produzione dell’idrogeno come potevamo aspettarci una maggiore ‘sensibilità’ da parte degli analoghi perugini?

TERNI, PROGETTO HYDRA

Polo regionale dell’idrogeno Come già accennato più volte, di seguito e in sintesi, le cinque ragioni per cui Terni avrebbe più carte di Gualdo e, di conseguenza gli si sarebbe dovuta attribuire una maggiore attenzione: a) Come recentemente spiegato anche dal ministro Giorgetti i progetti di produzione dell’idrogeno verde avranno bisogno di tempo e di gradualità ragione per cui si potrebbe partire con quello ‘grigio’ per poi crescere. Se è così Terni produce idrogeno da quasi 70 anni (insieme ad altri gas tecnici) per cui ha esperienza, strutture produttive, conoscenze ed expertise come nessun altro in Umbria; b) La nostra provincia ha una accettabile produzione nel fotovoltaico e la maggiore produzione idroelettrica dell’Italia centrale. Con l’avvio dell’impianto geotermico di Castel Giorgio (ammesso che l’operazione vada a buon fine Ndr) il mix dei possibili fonti verdi di approvvigionamento si arricchirà. Inoltre andrebbe esaminata la possibilità che l’attuale ‘inutilizzo’ del calore generato dai forni 4 e 5 e dagli Aod (impianto di affinazione Argon oxygen decarburization Ndr) dell’acciaieria possano alimentare una centrale che se non dedicata al teleriscaldamento potrebbe essere destinata a generare energia elettrica green; c) La produzione di idrogeno (grigio prima e) verde poi avrebbe potenziali differenti utilizzi a Terni sia nel trasporto via terra urbano (Pullman all’idrogeno) che in quello ferroviario se agganciato al progetto ferroviario Terni-Rieti- Aquila-Sulmona con motrici alimentate all’idrogeno senza indispensabili e costose infrastrutture distributive; d) La presenza a Terni di una facoltà universitaria ( ingegneria) e di una precedente esperienza nella produzione di Fuell Cell (Ansaldo) creerebbero i presupposti sia per un centro di ricerca applicato nell’utilizzo del nuovo propellente che nella creazione a valle di una filiera manifatturiera vuoi nei motori che negli eletroutilizatori nonché nello ‘storage’ dell’energia prodotta che compensi la dicotomia temporale e climatica tra produzione ed utilizzazione della fonte solare.

Verde Paretiano Da ultima ma non certo ultima (punto e) la presenza a Terni dell’unica acciaieria italiana nel settore dell’inox piano, settore quello della siderurgia per sua natura energivora e che – a detta degli esperti – dovrebbe essere il primo anello della catena di passaggio da un utilizzo da fonti fossili a quelle climaticamente sostenibili. La riconversione della produzione dei gas tecnici (e quindi anche dell’idrogeno) nella nostra città creerebbe un habitat sia fattoriale che culturale per uno studio condiviso sul riutilizzo della Co2 con possibili output rappresentati da combustibili puliti ( quali ad esempio il metanolo con un mercato in forte espansione o il dimetiletere quale possibile sostituto del Gpl) nella direzione del potenziamento dell’economia circolare di cui la siderurgia è già oggi un esempio virtuoso. La transizione ecologica è il centro del piano comunitario ed il cuore dei singoli progetti è il criterio del ‘verde Paretiano’ cioè produrre miglioramenti sostanziali in una pluralità delle cinque dimensioni del problema ambientale identificate dalle Ue. L’idea di Terni hub dell’idrogeno risponderebbe a ben quattro dei cinque prescritti: mitigazione ed adattamento climatico, economia circolare, prevenzione dell’inquinamento e salute dell’ecosistema locale. Sarebbe bene che Perugia (ma anche i nostri amministratori) tenesse in debita considerazione questi fattori e non si ricordasse di Terni solo per certificarla come maggiore area regionale di inquinamento».

*membro del comitato Siderurgia Federmanager Roma

Sondaggio ‘crollo Tesei’. Bori a Campi: «Anche scienziati diventano faziosi, basta non volere apparire il contrario»

di Tommaso Bori
segretario Pd Umbria

Secondo il principio aristotelico di non contraddizione non può essere vera una tesi e il suo contrario. Prendo in prestito questo famoso postulato per parlare di come, anche tra i commentatori più attenti ed autorevoli, ci sia sempre più spesso la tendenza a leggere la realtà utilizzando due pesi e due misure. Prendiamo il caso del sondaggio pubblicato recentemente su ‘Il Sole 24 Ore’ e realizzato dall’istituto presieduto da Antonio Noto. Il crollo di consensi che ha fatto registrare non solo la presidente della Regione, Donatella Tesei (-11% in meno rispetto al gradimento rilevato lo scorso anno), ma anche i sindaci di Perugia e Terni, Romizi e Latini, ha innescato un naturale dibattito tra chi ritiene che ciò confermi il sentimento di insoddisfazione che aleggia tra i cittadini umbri, e chi, invece, pensa che le sia stato riservato solo un ingiusto trattamento. In questo contesto è apparsa a dir poco singolare, se non addirittura illogica e spudoratamente di parte, la posizione del professor Alessandro Campi, opinionista, scrittore, docente ordinario di Scienza politica e relazioni internazionali all’Università di Perugia e, dal giugno 2020, commissario straordinario dell’Agenzia Umbria Ricerche (Aur), nominato dalla Tesei stessa.

All’invettiva scagliata da Campi contro il quotidiano di Confindustria hanno già risposto ieri alcuni colleghi consiglieri regionali, facendo emergere le evidenti contraddizioni e la scarsa buona fede. Ma veniamo alla tesi incriminata. Per Campi ‘quello pubblicato dal ‘Sole 24 ore’ è un non-sondaggio’, lui stesso afferma che sta formulando ‘un’ osservazione grave’. Quelli pubblicati, aggiunge, ‘sono numeri buttati a casaccio, sui quali, magari, si pretenderebbe che si aprisse una qualche discussione politica’. Ora, credo di poter dire sommessamente che non spetti propriamente al professore decidere cosa può essere discusso politicamente o meno, dato il sistema democratico in cui ancora viviamo; ma c’è un di più, che merita di essere confutato. ‘Ma si possono discutere dati sui quali pesa il sospetto dell’inattendibità?’ domanda retoricamente il professor Campi, commissario Aur.

Tenuto conto che lo scorso anno, in occasione del medesimo sondaggio, pubblicato dallo stesso giornale, egli sentì il bisogno di elogiare pubblicamente e in un lungo articolo il risultato conseguito dalla Tesei, verrebbe da rispondergli che, tanto inaffidabili questi dati non lo erano e forse non lo sono neppure oggi. Ma, il nostro, ha pure aggiunto che ‘sarebbe utile un chiarimento sulla entità esatta della ricerca’. A tal proposito, pur non essendo un accademico, mi permetto di fornirgli qualche dato già debitamente pubblicato dalla Noto Sondaggi. Il sondaggio Governance Pol del 2020, ovvero quello che vede la Tesei tra i tre Presidenti più apprezzati, si è basato su 1.000 elettori disaggregati per sesso, età ed aree di residenza, le interviste sono state realizzate dal 5 al 30 giugno con sistemi misti (telefonate con l’ausilio del sistema Cati, telematiche tramite sistema Cawi e con sistema Tempo reale); margine di errore da 0 al 4%. Quello del 2021, in cui il consenso della Tesei crolla in picchiata, si è basato su gli stessi 1000 elettori disaggregati per sesso, età ed aree di residenza; le interviste sono state realizzate dal 1 aprile al 28 giugno con sistemi misti (telefonate con l’ausilio del sistema Cati, telematiche tramite sistema Cawi e con sistema Tempo reale). Margine di errore da 0 al 4%. Ordunque, pur non essendo un esperto di rilevamenti demoscopici mi pare chiaro che la tesi del professor Campi sia stata sufficientemente confutata senza dover aggiungere altro. Spiace solo dover constatare che le posizioni del professore siano davvero del tutto fuori luogo, tanto più gravi perché vengono da un esponente del mondo accademico e della ricerca. Anche agli uomini di scienza può succedere di diventare piuttosto faziosi e parziali. È successo anche allo stesso Aristotele. Basta però non voler apparire il contrario di quello che si è.

Aborto farmacologico, Rete umbra lancia appello ai partiti: «Linee guida inapplicate, occorre agire»

Pubblichiamo l’intervento della Rete umbra per l’autodeterminazione RU2020 sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza e in particolare su quello dell’aborto farmacologico.

La Rete umbra per l’autodeterminazione si rivolge alle forze politiche. In Umbria, a un anno dalla grande manifestazione di Perugia del 21 giugno 2020 che ha mobilitato migliaia di donne, giovani e persone di tutte le età, la legge 194/78 e le linee di indirizzo nazionali sull’aborto farmacologico, non vengono ancora applicate. Nelle due città più grandi dell’Umbria, gli ospedali universitari di Perugia e di Terni non hanno mai iniziato a garantire l’accesso all’aborto farmacologico e, da marzo 2021, nell’ospedale di Terni non sarà possibile neanche più praticare l’Ivg chirurgica. La Regione Umbria, inoltre, ha deciso di non consentire la somministrazione della RU486 nei consultori e poliambulatori, già stremati da anni di tagli e carenza di organico. Anche sul fronte della contraccezione nessun passo avanti è stato fatto verso la gratuità, a differenza di quanto avvenuto in altre regioni quali Toscana, Emilia Romagna, Puglia e Piemonte.

Abbiamo deciso di rivolgerci alle forze politiche presenti in Umbria per chiedere alle consigliere e ai consiglieri comunali di presentare in data 15 luglio un ordine del giorno che tratti il tema dell’aborto farmacologico e della piena applicazione della legge 194. Usando l’hashtag #194questioniincomune inizieremo una campagna mediatica che porterà il tema del diritto all’aborto libero e sicuro di nuovo al centro del dibattito politico, come avvenuto a giugno dello scorso anno. L’azione di sensibilizzazione che vogliamo portare avanti parte dai Comuni umbri, ma arriverà anche in Consiglio Regionale – dove giace la proposta di legge leghista, atto n.584, che vuole modificare il Testo unico regionale in materia di sanità e servizi sociali e che intende privatizzare i consultori e permettere l’accesso ad attivisti antiabortisti – attraverso interrogazioni mirate sul tema del diritto alla salute e all’aborto.

Hanno già aderito consigliere e consiglieri di oltre trenta Comuni umbri e diversi componenti dell’Assemblea regionale. La conclusione di questa campagna ci vedrà tutti e tutte di nuovo in piazza sabato 2 ottobre 2021 – in occasione della giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro del 28 settembre – insieme ad altre regioni d’Italia, per ricordare che le violazioni dei diritti relativi alla salute sessuale e riproduttiva sono violazioni di diritti umani e che i servizi per esercitare tali diritti devono essere considerati essenziali, pertanto disponibili a tutte e tutti.

Arci caccia: «Bene l’approvazione del bilancio dell’Atc1, ora si modifichino i regolamenti»

di Emanuele Bennati*

Accogliamo con favore l’approvazione del bilancio dell’Atc Perugia 1, con buona pace dei gufi che speravano in qualcosa di diverso, mentre restiamo in attesa dell’esito della votazione del bilancio dell’Atc 3. Per giochi di potere e interesse di alcuni politici perennemente in campagna elettorale e che, con motivazioni strumentali, hanno cercato di rimuovere i vertici degli Atc, se i bilanci non fossero stati approvati si sarebbe dovuto procedere al commissariamento e il commissario, non avrebbe avuto altre possibilità se non quella di applicare i regolamenti regionali, quindi chiedere comunque i soldi alle squadre. Provvidenziale è stato l’intervento dell’assessore Roberto Morroni, al quale va il nostro ringraziamento per l’impegno che ha messo nel risolvere la questione dei danni, lavorando in silenzio lontano dai riflettori mediatici per il bene di una intera comunità fatta di cacciatori e agricoltori responsabili, senza mai alzare i toni o sbandierare le decisioni solo per questione di voti, ma con la volontà di governare i problemi ha saputo ascoltare le istanze del mondo venatorio e del mondo agricolo.

Modificare i regolamenti Le tensioni create in questi mesi, le polemiche sollevate e il fango gettato sugli Atc continuano ad allontanare i cacciatori dall’idea di gestione della caccia e dal ruolo che gli Atc possono e devono ricoprire. L’anomalia sta nel fatto che si è cercato di scaricare colpe sui comitati di gestione, ma nessuno ha posto l’accento sul fatto che per non ripetere esperienze del genere occorre modificare i regolamenti in essere, in particolare il numero 5 e il 34. Appare quanto mai singolare che associazioni venatorie che si dichiarano difensori dei cacciatori e alcuni esponenti politici che oggi sono al governo della Regione, no si n siano mai accorti che il problema sta nei regolamenti e non in chi per delega è chiamato ad applicarli.

*Presidente Arci Caccia Umbria

Caro sindaco di Perugia ti spiego perchè hai un patrimonio prezioso. Firmato: una mamma ternana

La mamma di due bambini che hanno terminato il ciclo dell’infanzia all’asilo ‘Il Tiglio’ di Perugia, scrive al sindaco per testimoniargli il bene prezioso di questa struttura pubblica e di tutti i professionisti che operano all’interno. Ecco la lettera pubblicata integralmente.

Gentile Sindaco,
le scrivo al termine dell’anno scolastico e dell’esperienza mia personale, della mia famiglia e dei miei figli nella scuola dell’Infanzia “Il Tiglio” gestita dal Comune da lei diretto. Le mie righe non vogliono essere di polemica o di rimostranza, ho avuto tutto il tempo in questi otto anni di vita al Tiglio fra nido e materna di fare attivamente parte della comunità di genitori, dell’Associazione genitori Il Tiglio e di incontrare e interloquire con i rappresentanti del Comune di Perugia che nel corso degli anni si sono avvicendati, pertanto, si tratta di una innocua mail di bilancio finale da parte di una persona, di una mamma e di una cittadina grata per questa meravigliosa esperienza. Mi rivolgo a lei proprio perché voglio che sappia direttamente da chi ha avuto un’esperienza diretta di questo incredibile contesto, di quanto esso rappresenti un bene prezioso per la città di Perugia. Il Tiglio non ha rappresentato solo quel posto dove tutte le mattine ho lasciato i miei figli, il Tiglio per me e per tantissime persone come me, è stata una vera  dimensione di vita, dove abbiamo instaurato un dialogo costante con le maestre, un confronto sulla crescita dei
nostri figli. Da loro, in un certo senso, abbiamo imparato anche ad essere genitori, a calibrare il nostro ruolo educativo con quello della scuola, abbiamo collaborato alla vita della scuola per il bene dei nostri piccoli, sempre pensando che ciò che si costruiva insieme sarebbe rimasto anche a beneficio dei bambini e delle bambine degli anni successivi, creando un incredibile legame e filo conduttore fra generazioni. Il Tiglio è un patrimonio, uno di quei patrimoni intangibili, che spero però questa mia lettera possa contribuire a rendere tangibile agli occhi di chi ci amministra. Per lei, probabilmente, nel corso degli anni si è tradotto nella fatica dell’amministrazione per reclutare educatori ed educatrici, di intrattenere un dialogo con i genitori che come saprà abbiamo sempre cercato, nella ricerca di risorse per coprire le spese di una grande struttura. Dall’altro lato, per me e per tanti altri come me che non sono nati in questa città, ma ci sono arrivati già da adulti per lavoro o per studio, è stata la vera porta di accesso a Perugia, attraverso la quale ci siamo inseriti nel contesto cittadino, abbiamo stretto le nostre amicizie e iniziato ad avere un legame autentico con la città. Poiché le scrive una ternana, potrà capire quanto queste parole siano autentiche e lontane da ogni retorica. Oggi, quando per l’ultima volta da genitore sono entrata al Tiglio, ho sentito l’obbligo morale di raccontare a tutti e a lei il valore di questo posto. Quando ho visto una schiera di galosce infangate all’ingresso, quando ho visto un parcheggio di tricicli vissuti e rotti, quando ho ricevuto la foto di mio figlio nel polveroso parco, a cavallo di un copertone vecchio incastrato fra due sedie rovesciate e lui mi ha detto che quella era la Ducati che aveva costruito con i suoi amici, ecco, per me tutto ciò è qualcosa di cui essere orgogliosi e gelosi, è qualcosa di inestimabile, uno spazio di creatività pura e autentica dove ogni bambino e bambina ha avuto e avrà la possibilità di esprimersi, di inventare e di diventare grande. Il merito di tutto ciò non è riconducibile ad un solo fattore, sta nel luogo e nella sua storia, negli spazi non precostituiti ma costruiti con i bambini e le bambine, sta nei genitori che hanno voglia di sentirsi parte attiva di questo grande gioco, nell’associazione genitori, sta nelle cuoche e nei cuochi che cucinano ogni giorno per tutti e tutte, sta negli operatori e nelle operatrici che contribuiscono alla gestione della scuola e aiutano le maestre nel lavoro di cura dei bambini e delle bambine, sta soprattutto nell’incredibile volontà delle maestre, sia chi è al Tiglio stabile da tanti anni, sia coloro che vi hanno lavorato e ora sono in pensione, sia chi vi transita per pochi mesi, che mettono in atto un metodo educativo unico e fuori dagli schemi, che affonda le radici nel passato ed è in costante evoluzione e aggiornamento. Lei, come me e come tutti noi genitori, dovremmo essere grati alle maestre, dal nido all’infanzia, per questo loro incredibile lavoro, per la passione che impiegano, per l’attenzione ai piccoli cittadini e alle piccole cittadine perché se un domani sapranno che posto occupare nel mondo e avranno la sensibilità di occuparlo con rispetto per il bene comune e per gli altri, lo dovremo
anche a loro che hanno saputo, nella libertà di agire, fargli comprendere il senso delle regole e l’enorme ricchezza della fantasia e della creatività. Mi rivolgo a lei perché possa tenere conto dell’importanza di questa realtà nelle sue decisioni politiche e possa trasmettere a chi la rappresenta il senso di rispetto per questo luogo e di apprezzamento per le maestre che vi lavorano, perché possiate gestirlo con cura e orientare le vostre scelte veramente ai bambini, alle bambine e alle loro famiglie, abbandonando una volta per tutte la retorica del Covid, responsabile di un pericoloso generale impoverimento delle istituzioni nei confronti dei propri cittadini, di una scuola per sottrazione e non per addizione, imprigionati nell’idea che niente si possa fare, liquidando le soluzioni creative e innovative nella dimensione di un rischio che nessuno si può prendere. Spero trovi il tempo di leggermi e di andare a catturare di persona la sua immagine de Il Tiglio, perché un minuto prima una ruota e due sedie sono una Ducati e un attimo dopo qualcosa che nemmeno lei può immaginare.

Con sentita gratitudine per Il Tiglio,
Valentina Seri, mamma di due Farfalle

‘Buco Sanità’, Articolo uno alla Regione: «Nessun debito ereditato, diteci che fine hanno fatto i soldi»

A cura di Segreteria regionale Articolo Uno Umbria

I dati comunicati dalla presidente Tesei, dall’assessore Coletto e dal direttore Braganti, dicono che i conti della sanità umbra del 2020 sono in rosso di circa 75 milioni di euro: 41 connessi all’emergenza Covid e 34 alle altre attività. L’attuale giunta si è insediata a fine 2019, quindi i risultati in questione sono tutti imputabili alla sua gestione. Fino al 2019 i bilanci sono stati in ordine e certificati dai vari organi di controllo, da ultimo la Corte dei Conti. Non è quindi possibile usare il solito argomento del «buco» ereditato da «quelli di prima» (che ovviamente non vale per Montefalco).

A proposito dei 41 milioni connessi all’emergenza covid, l’assessore dovrebbe produrre un rendiconto accurato dei soldi spesi, visto che, disattendendo accordi e impegni con i sindacati e con il Governo non sono state fatte assunzioni a tempo indeterminato (poche decine a fronte delle centinaia di assunzioni fatte dal Lazio e Toscana) e addirittura non vengono pagati i lavoratori per le attività straordinarie prestate durante l’emergenza, come denunciano i sindacati. Non si sono potenziate le strutture sanitarie pubbliche (posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva, ristrutturazione dei pronto-soccorso, ecc.) come previsto nel programma sottoscritto con il Governo; il monitoraggio effettuato dal ministero sullo stato di attuazione colloca l’Umbria in coda a tutte le regioni del centro, dietro molte regioni del sud e sempre molto al di sotto della media nazionale.

Eppure il decreto “Rilancio” aveva stanziato decine di milioni per l’Umbria, per assunzioni di personale e potenziamento delle strutture pubbliche; che fine hanno fatto queste risorse? I rappresentanti della giunta individuano due elementi su cui intervenire, la “ristrutturazione” degli ospedali e il contenimento della spesa farmaceutica, ma gli interventi ventilati sono inquietanti. L’assessore dice che “va ristrutturata la rete ospedaliera” e sembra voler riaprire la questione dell’ospedale unico regionale a Perugia, che invece, grazie all’intervento del ministero della Salute, era stata già chiusa. Dice poi che gli ospedali umbri devono essere resi “appetibili”, puntando su una sorta di “incoming sanitario” che tradisce una idea commerciale della gestione dei servizi sanitari, una forma distorta di competizione tra regioni e territori.

La “mobilità” per esigenze sanitarie non si può trattare come una competizione concorrenziale volta a “catturare” persone da altri territori: si tratta di pazienti da assistere e non di “clienti” da conquistare. Chi ragiona così vuole mantenere le attuali disuguaglianze nei servizi sanitari tra regioni di serie A e di serie B, mentre l’obiettivo giusto è quello di ridurre o azzerare queste differenze, portando tutti ai livelli più alti, in ragione del valore/diritto assoluto alla salute per tutti i cittadini indipendentemente da dove vivono. Potenziare quindi le strutture pubbliche regionali è sicuramente cosa buona e condivisibile, non tanto per attrarre pazienti da fuori regione, quanto per migliorare i servizi offerti agli umbri ed evitare che questi debbano migrare verso altre Regioni.

La Giunta insiste invece su una visione ‘ospedalocentrica’, tipica del modello lombardo (ma anche veneto) i cui risultati devastanti si sono visti proprio nell’emergenza pandemica. Solo ospedali e niente territorio mentre la rete sanitaria territoriale (case e ospedali di comunità, assistenza domiciliare, ecc.) è la chiave per contenere l’accesso improprio alle strutture ospedaliere e quindi anche tenere in equilibrio i costi e anzi liberare risorse per l’ulteriore sviluppo delle alte specializzazioni. Anche sul fronte della spesa farmaceutica, la sanità territoriale, le strutture di prevenzione, i medici di base sono la chiave vera per ridurre il ricorso non appropriato ai farmaci e quindi contenere i relativi costi. Ma è inaccettabile il dito puntato dall’assessore sui farmaci ‘particolarmente costosi’, magari i salva-vita e quelli essenziali per le terapie oncologiche.

Si capisce quindi perché presidente, assessore, direttore generale non abbiano detto neanche una parola sulla missione Salute Pnrr che alloca risorse rilevanti, ma con destinazione vincolata, per la sanità territoriale e di prossimità e la telemedicina, ma anche per l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero. Sorge il fondato sospetto che questa giunta sia anche disposta a rinunciare alle risorse della missione Salute pur di perseguire il proprio disegno, ovvero tagliare le prestazioni del servizio sanitario regionale pubblico per creare sempre più spazio al privato: chi se lo può permettere si potrà curare e potrà accedere alle specializzazioni, alle tecnologie ed ai farmaci più evoluti e innovativi, gli altri dovranno farne a meno.

Ecco la sanità che questa giunta vuole per l’Umbria! Ecco dove questa giunta, dopo solo 18 mesi di governo, ha portato la sanità della nostra regione. I cittadini lo stanno provando sulla propria pelle e dovranno opporsi a questo disegno per tornare ad avere una sanità pubblica, universale e di qualità, per attuare compiutamente la Costituzione italiana che riconosce e tutela la Salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, che non può certo essere lasciato alle logiche del mercato.

Shoah: Assisi capitale dell’Umbria democratica, riscattate le ferite di Todi e Gualdo. Tesei sii coerente!

di Walter Verini
deputato Partito democratico

Giovedì Assisi ha vissuto e fatto vivere una giornata straordinaria, per la quale tutta l’Umbria – e non solo – debbono essere grati al sindaco Stefania Proietti e all’intero Consiglio comunale. Sono stati loro, infatti, a decidere con una votazione unanime di grande civiltà di conferire la cittadinanza onoraria alle persone italiane sopravvissute alla Shoah. Una scelta che onora non solo la città, ma l’intera regione. Che ha nelle sue radici lo spirito di accoglienza e solidarietà di Francesco, patrono d’Italia e poi nel tempo la religiosità laica di Aldo Capitini, l’impegno per la pace e la giustizia sociale delle forze e della cultura della Sinistra. Con alla base i valori della democrazia e della libertà, della Resistenza antifascista e della Costituzione. Del resto Assisi, con il suo impegno per salvare tanti ebrei dalla persecuzione e dalle deportazioni nei lager, custodisce questa memoria con cura e passione ( grazie, Marina Rosati!) come ha ricordato la presidente dell’Unione delle comunitá ebraiche Noemi Di Segni.

In sala, ieri, c’erano Gilberto Salmoni e Tatiana Bucci, due sopravvissuti di Buchenwald ed Auschwitz-Birkenau. Collegata da lontano Andra, sorella di Tatiana. Avevano quattro e sei anni quando vennero deportate con i familiari. Si salvarono per caso dalle orrende sevizie naziste e dagli esperimenti allucinanti di Mengele, ai quali non sopravvisse il cuginetto Sergio. Quando Tatiana, nella Sala consiliare, ha ricordato quell’orrore, sono venuti a tutti i brividi.

Sono stato più volte ad Auschwitz con le “gemelline” Andra e Tatiana. Con Piero Terracina, Shlomo Venezia e Nedo Fiano, che non ci sono più. E con Sami Modiano, che ha mandato un commosso messaggio nell’accogliere la cittadinanza assisiate. E mentre Tatiana parlava, rivedevo quella baracca di Birkenau dove i bambini ebrei venivano rinchiusi e gli occhi pieni di lacrime dei ragazzi delle scuole che, con noi, partecipavano ai viaggi della Memoria.

Sì, Assisi ha reso onore al suo ruolo universale. L’ha ricordato Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, citando tra l’altro l’appuntamento di trentacinque anni fa del dialogo interreligioso voluto da Giovanni Paolo II. E così il Vescovo Monsignor Sorrentino. Lo hanno ricordato i rappresentanti delle ambasciate di Israele e Germania. La rappresentante tedesca ha pronunciato parole importanti e intense, dalla parte di un Paese che ha chiesto più volte scusa al mondo per l’orrore nazista.

Assisi, Umbria. Questo abbiamo pensato ieri. Questa è l’Umbria, la sua storia, la sua memoria, la sua coesione sociale, il suo futuro. Ma, allo stesso tempo, mi ponevo domande: che c’entrano con lo spirito di questa regione quelli che a Gualdo Cattaneo qualche tempo fa hanno negato la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, ora nuova cittadina di Assisi? E che hanno a che fare con la storia più bella di questa terra quelli che a Todi organizzano un Festival del libro con gli amici di coloro che i libri li bruciavano, gli intellettuali li mandavano al confino o in galera, gli ebrei nei lager? E che definiscono “fantomatica” la Costituzione? E quanto estranea è da questa regione quella professoressa che a Spoleto ha definito “scimpanzé” un ragazzino di colore?

Ci sono stati altri episodi di questo tipo in questo tempo difficile per il Paese e per l’Umbria. Episodi di intolleranza, razzismo, omofobia. Ma l’Umbria è quella di giovedì ad Assisi. Dove ad un certo punto è comparsa – da remoto – la presidente Tesei, per portare un saluto. Le sue parole erano appropriate. Ma mentre le pronunciava mi chiedevo e le chiedo pubblicamente: come si fa, contemporaneamente, a pronunciare quelle parole e non sentire il bisogno di ritirare quel grave patrocinio alla Festa del libro sovranista di Todi?

«Caso Eriksen: corsi salvavita da organizzare a scuola, in ufficio e nei circoli»

di Nicola Volpi*

L’arresto cardiaco occorso al calciatore danese Christian Eriksen, ha avuto un impatto mediatico enorme, e ha evidenziato quanto sia fondamentale agire nell’immediato in caso di malore. La catena della sopravvivenza, come viene definita in ambito sanitario, ha funzionato in maniera impeccabile grazie all’intervento tempestivo di personale formato e a una gestione ottimale dell’emergenza, nella quale i compagni di squadra del calciatore hanno giocato un ruolo centrale.

Eventi come quello successo in campo a Eriksen mostrano quanto sia importante saper riconoscere questa situazione e fare di conseguenza le giuste scelte. Un arresto cardiaco si può verificare in ogni luogo, a qualsiasi persona e senza preavviso: trovarsi nelle vicinanze di un DAE (Defibrilatore semiautomatico esterno) o essere soccorsi da personale, sia sanitario che laico, specificatamente formato, sono condizioni indispensabili per salvare la vita di una persona o per darle comunque una concreta speranza.

Sono poche le azioni da eseguire, ma imprescindibili – spiega il Presidente – Attraverso un corso di formazione di base, tutti possono contribuire a salvare la vita di qualcuno o a dargli una possibilità di sopravvivenza. In molte
occasioni aspettare un’ambulanza senza fare nulla può rappresentare una condanna per chi sta subendo un arresto cardiaco. È fondamentale che sempre più persone si sensibilizzino a questa tematica – rimarca Volpi – è importante che il corso BLSD (basic life support- early defibrillation) venga fatto nelle scuole e in ogni ufficio o struttura in cui ci sia afflusso di persone, e che in ogni palestra, circolo o polo sportivo ci sia una DAE a disposizione e persone formate al suo utilizzo. Tutti possiamo contribuire ed è fondamentale che ognuno faccia la propria parte, perché una manovra fatta a dovere e in maniera tempestiva, può salvare vite.

*presidente provinciale di Perugia dell’Ordine professioni infermieristiche