giovedì 22 agosto - Aggiornato alle 22:43

«Regionali, il Pd costruisca una coalizione larga aperta anche al Movimento 5 stelle»

di Carla Casciari*

Né di sì populisti, ne di no popolari. Abbiamo bisogno di fatti e coerenza per dare risposte ai cittadini con la responsabilità e l’orgoglio di non voler consegnare la nostra regione alla destra populista che oggi vede in Salvini un leader irrispettoso. La mia esperienza politica di movimentista mi ha insegnato che l’energia propulsiva al cambiamento se non fa massa critica sui contenuti si disperde negli individualismi disfattisti e nei no qualunquisti. Ora il momento di coagulare, di costruire una coalizione, l’unica rappresentativa di tutte le persone con anima progressista e riformista che su diritti, sull’ambiente, sulle politiche per l’immigrazione, sulla presenza da protagonista in Europa, sulle politiche di sviluppo e sul welfare hanno una visione comune. E allora, se non ora, quando? Per le prossime imminenti elezioni regionali del 27 ottobre occorre costruire una piattaforma non solo con il civismo vero (e non quello di ex uomini e donne di partito) ma tendendo anche la mano a elettori, amministratori, classe dirigente del Movimento 5 Stelle. Ritengo che la cultura dell’odio e del rancore non appartenga a coloro che, sebbene delusi dai partiti di centro-sinistra, hanno votato Movimento 5 Stelle.

Una coalizione larga E come hanno dimostrato questi 14 mesi di governo giallo-verde, troppo distanti appaiono le posizioni che, con la faciloneria di chi è attratto dal governare la res publica, sono state appuntate nei capitoli del patto di governo, strumento ormai in soffitta. In attesa di chiarire gli equilibrismi che Salvini e Di Maio proporranno dopo la crisi aperta nell’afa ferragostana, ma già ritrattata per non far tornare gli italiani al voto, in Umbria si può fare una coalizione larga aperta a quei pentastellati che, ormai delusi, cercano un luogo dove portare il loro costruttivo contributo, che sono certa sarà molto utile anche per la ‘rigenerazione’ di cui sento tanto parlare dentro il Pd umbro. Quindi, in attesa della costituente delle idee del segretario Zingaretti, prevista a novembre, il Pd umbro può e deve accelerare i tempi. Se concordiamo sul pericolo Salvini, se l’obiettivo è difendere l’Umbria, terra di San Francesco, di Aldo Capitini, di Altiero Spinelli, è l’unità che può fare la differenza, nelle imminenti elezioni regionali del 27 ottobre prima che nel governo nazionale

*Consigliere regionale Pd

«Incuria e vetri di bottiglie rotte al parcheggio Sant’Antonio di Perugia»

Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di una nostra lettrice

Segnalo lo stato di incuria e di scarsa manutenzione del parcheggio Perugia Sant’Antonio situato appunto in Perugia, viale Sant’Antonio.
Sono giorni o forse settimane che lungo la rampa di uscita dal livello 1 (il livello scoperto) ci sono pezzi di vetro di bottiglie rotte. Nessun operatore o addetto alla manutenzione ha provveduto alla loro rimozione.
E’ un’incuria inaccettabile, oltre che causare possibili danni agli pneumatici delle autovetture, è segno di trascuratezza e di degrado che non sono un bel biglietto da visita in una città storica e con grande affluenza turistica.
A maggior ragione inaccettabile in uno spazio dove la sosta è a pagamento.
Allego delle foto scattate martedì 13 agosto e ad oggi la situazioni è identica.

Ho segnalato, tramite mail, la situazione alla Soc. Saba Italia spa che gestisce il parcheggio ma dubito che cambierà qualcosa!

Ringrazio. Saluti.
Lettera firmata

Ferrucci: «Bisogna unire tutto il mondo civico. Fora? Profili come il suo vanno sostenuti»

di Luca Ferrucci*

La riflessione avviatasi, oramai circa due mesi, fa sul civismo regionale deve urgentemente approdare in un “porto sicuro” per far partire una campagna elettorale densa di confronti, di proposte e di risposte ai problemi della gente e delle imprese. Non è più il tempo dei tatticismi e dei vari posizionamenti, quasi a rimarcare la necessità di ciascun movimento civico nell’affermare la propria identità. Il civismo è il vero fattore di novità di questa stagione politica e non deve divenire un freno all’innovazione in questa regione. La data delle elezioni regionali è fissata e, a ritroso, anche quella della presentazione delle liste. Il tempo è drammaticamente scaduto. Il civismo deve dimostrare che esiste ed è unito nei suoi propositi politici e programmatici. Ecco perché ogni ritardo, veto o paura da parte di questo civismo rischiano di pregiudicare in modo irreversibile il percorso politico che deve mirare a vincere (ed è ancora possibile) queste elezioni regionali stando nel campo del centro sinistra.

L’INTERVISTA AD ANDREA FORA

Quattro condizioni Si possono vincere con quattro condizioni: la candidatura di persone competenti e credibili. Una credibilità delle persone fondata su valori e esperienze di vita, dal mondo del lavoro, della cultura, della sanità e sino all’associazionismo; la validità delle proposte politico-programmatiche, capaci di dare risposte vere ed efficaci ai problemi delle famiglie e delle imprese. Proposte che siano capaci di ridare uno slancio in termini di crescita sostenibile all’economia e, contestualmente, di intervenire in modo forte sui temi della marginalità sociale ed economica; l’unità di tutte le forze civiche, laiche, progressiste, cattoliche ed ambientaliste di questa regione attorno ad un progetto di grande trasformazione della nostra regione, superando tradizionali “steccati”; un’idea di un governo regionale composto da qualificate persone competenti, dialoganti e trasparenti.

CENTRODESTRA, STRETTA SUL TICKET TESEI-SQUARTA

Idee e nomi Ma oggi, e siamo già in ritardo, occorre dare risposte tempestive e chiare a due di queste condizioni: le idee programmatiche e i nomi delle persone da candidare alla presidenza della Regione. Per fare ciò dobbiamo rimboccarci le maniche, tutti insieme, e utilizzare questo tempo come un laboratorio, un’incubatrice di idee. Un laboratorio per non cedere alle false e (troppo) facili scorciatoie che dirompono nel nostro tempo, fondate sul parassitismo, sulla rabbia sociale, sulla violenza verbale. Un laboratorio che attinga al meglio dell’esperienza, delle idee e delle proposte di una sinistra riformista e progressista che, per troppo tempo, si è lasciata ammaliare prima da logiche stataliste, ampliando il raggio di azione (e di occupazione) della sfera pubblica, e poi da quelle neo-liberiste, privatizzando beni pubblici e generando nuovi monopoli privati, anche su scala locale e regionale.

«UMBRIA DEI TERRITORI» E «DA SINISTRA»: DOPPIA ASSEMBLEA

Crescita Occorre invece guardare a una crescita sostenibile e responsabile, inclusiva e capace di esprimere maggiori dosi di eguaglianza economica e sociale. Occorre ridare centralità a un’idea di comunità per il governo di beni collettivi. Occorre mirare ad una crescita che metta al centro le piccole e medie imprese che rischiano con i propri investimenti in innovazione e internazionalizzazione e che riconoscono un valore centrale ai salari dignitosi dei propri lavoratori e al radicamento nei propri territori. Non abbiamo bisogno di imprese che depredano la ricchezza dell’Umbria ma che contribuiscono ad ampliarla, in una logica equitativa, all’interno della comunità.

I candidati Ma il civismo deve, con la stessa rapidità, proporre non solo idee ma anche una rosa di candidati per la presidenza della Regione da portare ad un tavolo di discussione e confronto con gli altri partiti della coalizione. Anche su questo piano i tempi sono maturi e non possiamo dilatare ulteriormente. Andrea Fora – nell’ambito della comunità civica – ha manifestato la sua disponibilità a candidarsi. Bene. Lo conosco e ne apprezzo le qualità umane, le capacità professionale e l’impegno sociale. Mi auguro che il civismo – per quanto possibile tutto insieme – possa al più presto riconoscersi e sostenere progetti e profili di questo genere mettendosi subito al lavoro per la campagna elettorale”. Per quanto mi riguarda ritengo che, se il civismo saprà ben interpretare e con rapidità queste quattro sfide, allora io sarò disponibile a dare un mio contributo in termini di idee programmatiche: non inseguo candidature ma solo e unicamente il proposito di poter battere politicamente la deriva pericolosa di una destra nella quale non trovo alcuna soluzione condivisibile per la nostra società regionale.

*Il professore di Economia e gestione delle imprese è tra gli animatori di «Cantiere civico»

«La riapertura della struttura per anziani di Nocera rappresenta un esempio virtuoso da replicare»

di Andrea Bernardoni*

Una delle cause dello spopolamento delle aree rurali e montane che rappresentano l’ossatura del paese è l’assenza di adeguati servizi educativi, sociali e sanitari che sono sempre più frequentemente localizzati nei fondovalle e nei centri abitati più popolosi. In questo scenario di progressiva desertificazione di una parte importane dell’Italia e dell’Umbria quanto accaduto a Nocera Umbra rappresenta un esempio virtuoso che va in chiara controtendenza e può rappresentare un modello da replicare. Nel piccolo comune umbro, già colpito dal sisma e da pesanti crisi industriali, nella primavera del 2018 era stata prevista la chiusura della locale casa di riposo e lo spostamento degli anziani in una struttura a Foligno. Di fronte a questa possibilità c’è stata un’importante mobilitazione dai cittadini per evitare il trasferimento degli anziani e, grazie alla disponibilità di tutti gli attori in campo, è stato possibile trovare una soluzione transitoria che ha permesso agli anziani di continuare a vivere a Nocera Umbra in attesa che il Comune, nel rispetto dei tempi e delle procedure pubbliche, trovasse una soluzione alternativa.

La vicenda In tempi estremamente rapidi l’amministrazione comunale ha individuato un immobile idoneo ed ha pubblicato un bando per la concessione e la gestione della struttura della durata di 15 anni a fronte di alcuni adeguamenti interni necessari per renderla pienamente funzionale ed un canone annuo di locazione. Si è aggiudicato il bando una cooperativa sociale del territorio con esperienza nella gestione di strutture residenziali per anziani che deciso di investire in un’area marginale della regione, ha realizzato gli adeguamenti necessari e in poco più di 12 mesi è stato attivata a Nocera Umbra una Residenza protetta per anziani non autosufficienti superando la situazione emergenziale e dotando il piccolo comune di un servizio di welfare in grado di garantire qualità assistenziale agli anziani impiegando personale qualificato e adeguatamente retribuito.

Esempio virtuoso Questa esperienza rappresenta un esempio virtuoso perché dimostra che: a. ci sono gli strumenti normativi per attivare collaborazioni tra attori pubblici e cooperative sociali; b. tutti gli attori coinvolti hanno dimostrato che è possibile agire in tempi rapidi nel pieno rispetto delle normative esistenti; c. coordinando risorse pubbliche, private e della comunità è possibile mantenere una solida rete di servizi sociali nelle aree interne del paese. A questo punto sarà importante che l’Azienda sanitaria locale dia il proprio sostegno al lavoro fatto dal comune e dalla cooperativa sociale espletando in tempi rapidi tutte le formalità necessarie per il convenzionamento della nuova struttura, anche in considerazione della particolare situazione di disagio del territorio.

Il ruolo dei cittadini Infine una considerazione sul ruolo avuto dai cittadini che, dopo essersi attivati e auto organizzati, rischiano di vivere come un atto di forza istituzionalizzante la realizzazione della nuova struttura. Come ripete sempre Gregorio Arena, professore di diritto amministrativo e presidente di Labsus, esperto in sussidarietà e cittadinanza attiva, il ruolo dei cittadini attivi non deve essere sostitutivo dell’intervento pubblico ma deve integrare quanto fatto da Comuni e Regione. In questo caso è una responsabilità pubblica del Comune e delle Regione garantire la presenza di una residenza protetta, i cittadini attivi di Nocera Umbra hanno svolto un grande lavoro nel segnalare il bisogno e nel gestire la soluzione transitoria, ora potranno impegnare le importanti energie che hanno dimostrato di saper mobilitare impegnandosi per favorire l’integrazione della nuova struttura e dei suoi ospiti nella comunità di Nocera Umbra.

*Responsabile Legacoopsociali Umbria

«Io, musicista, vi spiego tutte le criticità macroscopiche di San Francesco al prato»

Pubblichiamo l’intervento di Luca Franceschelli, fagottista dell’Orchestra da camera di Perugia, relativo ai problemi di San Francesco al prato. L’auditorium nell’ambito del programma di Umbria jazz è stato aperto occasionalmente venerdì scorso per il concerto di Uri Caine; sul palco, oltre al pianista e compositore americano, anche alcuni membri dell’Orchestra da camera (tra i quali lo stesso Franceschelli) e i fiati dell’Umbria jazz Orchestra. Ancora molti i lavori da fare all’auditorium in vista della vera e propria apertura che dovrebbe arrivare fra pochi mesi. L’intervento di Franceschelli è stato pubblicato mercoledì su Facebook.

di Luca Franceschelli

Scusate il post molto lungo ma se avete due minuti leggetelo. Essendo io musicista mi piacerebbe parlare di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, il nuovo Auditorium di San Francesco al Prato. Quando a maggio ci fu l’apertura per presentarlo alla città notai subito delle criticità macroscopiche che avrei voluto condividere ma essendo alla vigilia delle elezioni e il conseguente clima “caldo” che si respirava, ho voluto evitare polemiche politiche. Oggi invece, dopo aver avuto anche l’onore di suonarci il 19 luglio scorso nel concerto inaugurale e quindi avere una cognizione ancora più precisa voglio raccontarvi com’è davvero questo nuovo monumento cittadino. L’Auditorium si mostra a un primo impatto davvero bello, la scelta dei colori del legno, le luci, le travi del tetto… esteticamente è un’opera sicuramente fantastica che lascia a bocca aperta. Il problema è che senza degli adeguamenti sostanziali è di fatto inutilizzabile. A oggi, mancando le poltrone e i pannelli acustici sul palco, non conosciamo quale sarà la reale acustica.

Detto questo, nel progetto, evidentemente fatto di chi in una sala da concerto non è mai entrato, ci sono degli errori abbastanza ridicoli ma sostanziali. Cominciamo dal palco: è un cubo di cemento rivestito di legno invece di essere una struttura di legno e vuoto sotto così da fare da cassa di risonanza; inoltre è stretto e profondo quando un palco dovrebbe essere invece largo e corto. Un’orchestra disposta in profondità non può suonare (era già estremo suonare al Morlacchi avendo un boccascena molto stretto). Inoltre, a differenza di ciò che accade in qualunque auditorium moderno non sono state previste nessun tipo di pedana (mobile o fissa) rendendo di fatto qualunque organizzatore di eventi “schiavo” degli allestitori che dovranno adeguare il palco. Da ultimo il fatto che non ci sia nessun tipo di balaustra rendendo il palco pericolosissimo (vorrei conoscere chi ha dato i permessi sulla sicurezza) e l’accesso al palco è solo da un lato rendendo lento e scomodo l’ingresso degli artisti. Come dicevo, mancano i pannelli acustici sopra al palco che rifletteranno il suono. Avendo però già montato le americane per le luci i suddetti pannelli andranno messi così in alto da renderli totalmente inutili.

La parete dietro al palco è una bellissima vetrata dove però dalle 17 alle 20 circa entra il sole che si muove dal palco alla platea: il risultato è che prima su chi suona e poi sul pubblico c’è sole a picco quindi va necessariamente predisposto una sistema di tendaggi che permettano l’utilizzo della sala anche di pomeriggio. Quando arriveranno le poltrone sono previsti un cospicuo numero di posti anche a lato palco: senza una gradinata chi acquisterà quei posti godrà della vista delle schiene dei musicisti. Lo comprereste voi un biglietto senza visuale? Il foyer (o biglietteria), che al momento non è allestito, è diviso solo con dei tendaggi dalla sala quando, sia per aspetti climatici e sia per aspetti acustici deve necessariamente essere separato. Pensate in pieno inverno un ritardatario che arriva a un concerto: apre la porta portando con sé il freddo che raggiunge la sala e poi dovrà parlare con il botteghino, pagare e così via; il tutto disturbando il pubblico e i musicisti del concerto. Inoltre non è stato previsto un guardaroba.

Concludo con i camerini: la porta che dalla sala va ai camerini (al momento completamente vuoti) è così stretta da non passarci strumenti ingombranti come contrabbasso o bassotuba se non con manovre assurde. Dopodiché c’è una lunga e scomoda scala così che gli strumentisti (pensate le donne con tacchi alti o chi ha strumenti pesanti) arrivano sul palco con enormi difficoltà e fatica. Capisco che per molti questi aspetti parranno marginali e mi considereranno il solito criticone quindi vi faccio un paragone: immaginate che domani si inauguri un campo di calcio con le porte nei lati lunghi e al posto del prato una bella distesa di catrame, al posto delle gradinate una distesa di seggiole tutte in piano alcune coperte con dei cartelloni e gli spogliatoi senza bagni e docce. Cosa pensereste?

Taglio dei bus, frazioni di Marsciano in rivolta: «Senza linea E005 colpiti pendolari e anziani»

Riceviamo e pubblichiamo il documento relativo al problema dei trasporti nella zona nord del Comune di Marsciano a causa della soppressione della linea E005. Le Associazioni e le Pro-Loco di tutte le frazioni colpite dal disservizio hanno fatto quadrato, intenzionate a manifestare coralmente ed a farsi portavoce del grande disagio degli abitanti

Le Associazioni e le Pro Loco delle Frazioni della Zona Nord del Comune di Marsciano si mobilitano contro il taglio dallo 07/07/2019 della linea extraurbana di trasporto pubblico E005 che da Spina raggiungeva Pila e successivamente Perugia. Questo provvedimento taglia fuori le frazioni di San Biagio della Valle, Spina, Mercatello, Badiola, Castiglione della Valle e Villanova dalla comunicazione pubblica con il capoluogo di Regione.

Gravissime sono le ricadute per i pendolari che quotidianamente raggiungevano la città in autobus per recarsi al lavoro, fra questi particolarmente colpiti i disabili che non hanno patente e i lavoratori a basso reddito che non possono permettersi i salati parcheggi a pagamento. Stesso discorso per gli anziani che dovranno far ricorso a privati a pagamento o chiedere ai congiunti di prendere permessi dal lavoro per essere accompagnati. Grave anche la situazione per i giovani che perdono l’accesso ai poli scolastici e ai luoghi di ritrovo e di socializzazione concentrati a Perugia.

Questa situazione porterà sicuramente ad un incremento del traffico di auto private in via Settevalli. nella Strada Pievaiola e nella Strada della Collina peggiorando le già lunghe code e le condizioni del fondo stradale, già non certo buone.

Per questo motivo si chiede di trovare una soluzione, anche con mezzi di trasporto più piccoli e meno costosi, che ripristini il collegamento e garantisca ai cittadini della zona Nord del Comune di Marsciano di non rimanere permanentemente isolati. Situazione quest’ultima che avrà sicuramente ricadute negative, oltre che dal punto di vista sociale e lavorativo, anche un pessimo impatto economico sulle attività commerciali locali poiché si andrà a limitare anche la comunicazione fra le frazioni stesse.

Il documento in oggetto è stato sottoscritto dai Presidenti delle seguenti Associazioni:
Circolo C.S.I. San Biagio Della Valle,Presidente Bellini Silvano
A.R.S. Badiola, Presidente Brughini Fabrizio
A.S.S. Polisportiva Spina,Presidente Lanti Giuliano
G.S.C. Mercatello ,Presidente Bardani Giuliano
Pro-Loco San Biagio Della Valle ,Presidente Giuliano Pencelli
Comitato Paesano Pieve Caina ,Presidente Fabio Tanci
Associazione Castiglionese ,Presidente Lamberto Barcaccia
Pro Loco Villanova, Presidente Pasquale Qualatrucci

Giovani: dal 10% più ricchi degli anziani al 20% più poveri in 25 anni. Chiesa: «Il lavoro non basta più»

«Da alcuni anni la povertà assoluta è più diffusa tra i giovani e i giovanissimi che tra gli anziani, in Italia e ancor più in Umbria. Venticinque anni fa, il reddito medio dei giovani superava del 10 per cento quello degli anziani; oggi è inferiore del 20 per cento. Il lavoro non basta più: in Umbria 11 famiglie su cento con capofamiglia occupato, anche giovane, sono assolutamente povere». Sono solo alcuni degli aspetti che il VI Rapporto sulle povertà in Umbria 2019 mette in risalto; uno studio curato dall’Aur (l’Agenzia di ricerca della Regione Umbria), in collaborazione con l’Osservatorio sulle povertà costituito nel 1995 con un protocollo d’intesa tra la Regione Umbria e la Conferenza episcopale umbra (Ceu).
No a divisioni sui poveri.

Bassetti «Come ho detto in apertura del Consiglio episcopale permanente del gennaio 2019 – spiega il cardinale Bassetti – “sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione”. E ho aggiunto che, proprio per scongiurare quell’approssimazione, occorre un metodo per studiare i problemi da affrontare. Per questo studio dobbiamo chiedere aiuto a esperti, ricercatori, scienziati». «Ma il merito più grande di queste pagine – osserva Bassetti – è che pongono al centro i poveri. Per il credenti essi non sono un problema fra tanti, non costituiscono i passivi destinatari di un solidarismo paternalista, utile a tranquillizzare la propria coscienza; invece in loro si rivela la sofferenza di Cristo; e dunque i poveri hanno una forza salvifica che li pone al centro della Chiesa stessa. Sicché anche una pagina di sociologia, una tabella, un grafico, se guardati in quest’ottica, possono divenire oggetto di una “lettura spirituale”».

No ad un clima di divisione sociale «C’è un grande tema che forse non è stato sufficientemente tematizzato nel dibattito pubblico: gli effetti di lungo periodo della crisi economica nella società italiana – evidenzia il presidente della Cei –. Effetti dolorosi che hanno investito famiglie e imprese, giovani e anziani, territori e città, con ripercussioni profonde nel tessuto connettivo del nostro Paese. Effetti a volte devastanti che hanno contribuito a produrre un clima sociale per molti aspetti inedito, un vento grigio, pregno di indifferenza, acredine e diffidenza rancorosa verso l’altro ma soprattutto verso gli ultimi, verso coloro che Giovanni Paolo II chiamava gli “sconfitti della vita” e che Francesco ha definito come gli “scarti” del nostro sistema produttivo. Per questo motivo, in nome del bene comune e dell’incalpestabile valore della dignità umana – fatta a immagine e somiglianza di Cristo – non si può e non si deve alimentare un clima di divisione sociale, fatto di confusione e di incertezza, rimuovendo quei valori di umanesimo cristiano che sono invece alla base della nostra civiltà. Dobbiamo avere la forza di andare controcorrente, vivendo con serenità questo difficile periodo come stagione di conversione, di rigenerazione, di speranza». Un compito cruciale demandato alla politica «Un ruolo fondamentale è affidato alla Chiesa, che dovrebbe essere esperta di umanità – conclude il cardinale Bassetti –. Ma un compito ugualmente cruciale è demandato alla politica: essa ha una vocazione altissima, quella di perseguire il bene comune, di costituire – come avrebbe detto La Pira – un “impegno di umanità e di santità”».

Boccardo L’Umbria, un territorio in grave sofferenza L’arcivescovo Boccardo, nella sua prefazione, parla di questo Rapporto come di «una attenta analisi della genesi e della evoluzione dei fenomeni di povertà», che restituisce «una immagine di territorio in grave sofferenza» evidenziata «da due fenomeni di rilevante portata: l’aumento esponenziale delle famiglie e delle persone in povertà assoluta che affollano ormai quotidianamente anche i servizi Caritas; la diminuzione significativa dei residenti. In meno di cinque anni la popolazione umbra è scesa di 14 mila unità. Per avere una percezione reale della portata del dato, è come se nello stesso periodo di tempo un comune come Todi o Gualdo Tadino fosse scomparso dalla carta geografica». Una società che ruba speranza. Per questo, sostiene il presidente della Ceu, «Ogni iniziativa non può non avere come obiettivo primario quello di creare occupazione, in particolare per i giovani (molti di coloro che negli ultimi cinque anni si sono trasferiti fuori regione appartengono a tale fascia di popolazione) a cui la nostra società sta rubando la speranza di un futuro dignitoso. Dare vita ad un lavoro buono e dignitoso – conclude monsignor Boccardo – è oggi una delle più alte forme di carità perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà: le diocesi umbre sono impegnate ad utilizzare anche i Fondi 8×1000 della Chiesa cattolica, attraverso le Caritas diocesane, per sostenere la creazione di posti di lavoro mediante il finanziamento di tirocini extracurriculari presso aziende in grado di formare il lavoratore ed offrire una reale prospettiva di stabilizzazione. Sappiamo bene che non è che una goccia nell’oceano, ma se mancasse questa goccia l’oceano sarebbe comunque più povero».

Orvieto, bassa produttività, valore aggiunto e retribuzioni: ecco perché

di Paolo Borrello*

Una breve sintesi Il valore aggiunto per addetto, definibile anche come produttività del lavoro, e le retribuzioni per dipendente, hanno assunto nel 2016 nel comune di Orvieto valori piuttosto bassi. La causa più probabile di tale situazione è individuabile nella debolezza del sistema produttivo orvietano, contraddistinto dallo scarso peso del settore manifatturiero e dal prevalere, invece, di settori caratterizzati da livelli di produttività del lavoro e di valore aggiunto poco elevati. Del resto tale articolazione del sistema economico locale è un suo tratto distintivo, una sua caratteristica strutturale. E se si intendesse operare per modificare, anche parzialmente, tale caratteristica con l’obiettivo di accrescere l’importanza di settori economici a più alto valore aggiunto, e, di conseguenza, di aumentare considerevolmente il prodotto interno lordo, con effetti positivi sull’occupazione, sarebbe necessario promuovere interventi di notevole rilievo e i cui effetti si potrebbero manifestare non nel breve periodo, ma, più probabilmente, nel medio e nel lungo periodo.

Interattivo: dati comune per comune

L’analisi della situazione delle imprese, i risultati ottenuti e le loro caratteristiche, assume notevole importanza se si intende individuare le principali modalità di funzionamento di ogni sistema economico.
Ma se i dati disponibili per l’intero sistema produttivo nazionale sono numerosi e attendibili, lo stesso non si può affermare relativamente ai sistemi produttivi locali, soprattutto per quelli dei diversi comuni italiani.
Recentemente però sono stati resi noti dall’Istat dati riguardanti il valore aggiunto, il fatturato, le retribuzioni della gran parte delle imprese operanti in tutti i comuni italiani, da cui si possono desumere anche i dati relativi alla produttività del lavoro, variabile economica di notevole rilievo, soprattutto per l’economia italiana.
L’anno di riferimento è il 2016. Del resto quando si ha a che fare con dati economici comunali è frequente il ritardo con il quale essi vengono pubblicati. E’ anche vero comunque che è presumibile che la situazione nel 2019 non sia caratterizzata da rilevanti cambiamenti rispetto a quella relativa al 2016.

Prima di esporre e analizzare i dati disponibili per il comune di Orvieto, e per i comuni vicini, è opportuno riportare una parte delle note metodologiche evidenziate dall’Istat.

Il cosiddetto universo di riferimento è rappresentato da tutte le imprese che operano nei settori industriali e dei servizi, con l’esclusione di alcuni comparti dell’intermediazione monetaria e finanziaria, delle assicurazioni e dei servizi domestici. Non lo esplicita l’Istat, ma mi sembra opportuno precisarlo, non sono prese in considerazione le imprese agricole.

Concludo questa premessa, facendo riferimento ai sistemi locali del lavoro di cui successivamente mi occuperò.
In primo luogo riporto la definizione utilizzata dall’Istat:
“I sistemi locali del lavoro rappresentano una griglia territoriale i cui confini, indipendentemente dall’articolazione amministrativa del territorio, sono definiti utilizzando i flussi degli spostamenti giornalieri casa-lavoro (pendolarismo) rilevati in occasione dei censimenti generali della popolazione e delle abitazioni. Poiché ogni sistema locale è il luogo in cui la popolazione risiede e lavora e dove quindi esercita la maggior parte delle relazioni sociali ed economiche, gli spostamenti casa-lavoro sono utilizzati come proxy delle relazioni esistenti sul territorio”.
I sistemi locali del lavoro sono quindi delle aggregazioni di comuni ottenute nel modo descritto nella precedente definizione.
Nel 2015, l’Istat ha proceduto a realizzare una nuova geografia dei sistemi locali del lavoro, introducendo delle modifiche rispetto alla configurazione di tali sistemi, utilizzata negli anni precedenti. E in questa mia nota si tiene conto di tali modifiche che hanno interessato anche i sistemi locali del lavoro dell’Umbria.
Quindi i sistemi locali del lavoro considerati sono i seguenti: Assisi, Cascia, Castiglione del Lago, Città di Castello, Foligno, Gualdo Tadino, Gubbio, Norcia, Perugia, Spoleto, Todi, Umbertide, Orvieto e Terni.
Per quanto riguarda il territorio orvietano, vi è un solo sistema locale del lavoro, quello di Orvieto, mentre in passato ne esisteva anche un altro, quello di Fabro.
Il sistema locale del lavoro di Orvieto è composto da dodici comuni, di cui tre appartenenti al Lazio: Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Guardea, Montecchio, Orvieto, Porano, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano e Lubriano.
E i restanti comuni del comprensorio orvietano dove sono andati a finire?
Fanno parte del sistema locale del lavoro di Chiusi che, infatti, è composto dai seguenti comuni: Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Parrano, Cetona, Chianciano, Chiusi, San Casciano dei Bagni, Sarteano.
La composizione dei sistemi locali del lavoro di Orvieto e di Chiusi induce a formulare una considerazione interessante, sebbene non sorprendente. Alcuni comuni dell’Alto Viterbese hanno relazioni significative con Orvieto e i comuni vicini appartenenti all’Umbria, e alcuni comuni dell’Alto Orvietano hanno relazioni, più che con Orvieto, con Chiusi e comuni vicini.
Pertanto mi è sembrato opportuno considerare non solo tutti i sistemi locali del lavoro dell’Umbria ma anche quello di Chiusi.

Nel comune di Orvieto sono state considerate 1.989 unità locali, con 6.629 addetti di cui 4.354 dipendenti, con un totale delle retribuzioni pari 92.661.000 euro, con un valore aggiunto complessivo pari a 242.726.000 euro, con un fatturato complessivo pari a 801.130.000 euro.

E i due principali rapporti esaminati sono il valore aggiunto per addetto e le retribuzioni per dipendente. Il primo rapporto può anche essere definito “produttività del lavoro”, il più importante indicatore utilizzato per determinare l’efficienza delle imprese, ed anche di un intero sistema economico.
A tale proposito è bene ricordare che uno dei più considerevoli problemi strutturali del sistema economico italiano è il basso livello della produttività del lavoro oltre che la sua insufficiente dinamica. Per quanto concerne la seconda questione, è opportuno osservare che da molti anni ormai la produttività del lavoro media annua è di fatto stagnante, non cresce o cresce pochissimo e ciò rappresenta la principale causa del lieve, e del tutto insufficiente, aumento del Pil – una delle cause peraltro dell’elevato livello sia del rapporto deficit-Pil sia del rapporto debito pubblico-Pil -, verificatosi anche negli anni in cui il nostro Paese è parzialmente uscito dalla crisi economica.

E’ utile poi precisare cosa si intende per valore aggiunto, in economia. Il valore aggiunto è la misura dell’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi finali grazie all’intervento dei fattori produttivi (capitale e lavoro) a partire dai beni e dalle risorse primarie iniziali.

A questo punto, si riportano i valori assunti dal valore aggiunto per addetto, quindi dalla produttività del lavoro, nei principali comuni umbri, confrontandoli con il valore medio regionale.

Tavola 1: valore aggiunto per addetto in alcuni comuni umbri nel 2016
(valori espressi in euro)

Assisi 39.517
Bastia Umbria 37.266
Castiglion del Lago 30.227
Città di Castello 34.729
Corciano 47.177
Foligno 39.590
Gualdo Tadino 28.289
Gubbio 30.147
Marsciano 31.085
Narni 57.386
Orvieto 36.617
Perugia 39.843
Spoleto 32.872
Terni 38.499
Todi 30.652
Umbertide 41.392

Umbria 37.207
Centro 46.135
Italia 46.575

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Sono stati presi in considerazione i 16 comuni umbri con il maggior numero di residenti.
Nel comune di Orvieto la produttività del lavoro assumeva nel 2016 un valore leggermente inferiore al valore medio regionale e più basso rispetto ai valori che contraddistinguevano 7 dei comuni esaminati. E, soprattutto, il valore del comune di Orvieto era molto inferiore sia al valore medio delle regioni del Centro sia al valore medio nazionale.
Pertanto il valore della produttività del lavoro nel comune di Orvieto può essere ritenuto poco elevato, valutazione che può essere estesa all’intera Umbria. Tale valore poco elevato rappresenta l’evidente dimostrazione della debolezza del sistema produttivo orvietano, causata anche dal limitato peso assunto dal settore manifatturiero, generalmente caratterizzato da livelli di produttività del lavoro ben superiori a quelli che contraddistinguono i settori di maggiore rilievo del sistema economico orvietano.

Tavola 2: valore aggiunto per addetto nei comuni del comprensorio orvietano nel 2016
(valori espressi in euro)

Allerona 24.783
Baschi 31.082
Castel Giorgio 20.796
Castel Viscardo 23.595
Fabro 33.655
Ficulle 18.433
Montecchio 42.479
Montegabbione 26.442
Monteleone 19.651
Orvieto 36.617
Parrano 22.309
Porano 19.773

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Risulta evidente che in tutti gli altri comuni del comprensorio, tranne Montecchio, i valori assunti dalla produttività del lavoro erano inferiori, nel 2016, al valore attribuibile al comune di Orvieto. E ciò comporta come conseguenza che negli altri comuni la debolezza del sistema produttivo era ancora maggiore rispetto a quella che contraddistingueva Orvieto.

Può risultare interessante analizzare i valori che il valore aggiunto per addetto assumeva nel 2016 in altri comuni, appartenenti alla regione Toscana e alla regione Lazio, vicini o relativamente vicini ad Orvieto.

Tavola 3: valore aggiunto per addetto in alcuni comuni della Toscana e del Lazio nel 2016
(valori espressi in euro)

Arezzo 39.205
Cortona 31.734
Sansepolcro 36.241
Grosseto 35.181
Monte Argentario 27.128
Orbetello 28.832
Pitigliano 22.444
Siena 60.401
Abbadia S.Salvatore 29.859
Cetona 38.804
Chianciano 27.233
Chiusi 45.383
Montepulciano 30.394
Piancastagnaio 41.104
Pienza 27.790
San Gimignano 45.482
Viterbo 33.572
Acquapendente 27.045
Bagnoregio 23.716
Bassano in Teverina 23.078
Bolsena 18.477
Castiglione in Teverina 30.183
Civita Castellana 36.591
Civitella d’Agliano 25.193
Gradoli 16.399
Grotte di Castro 22.516
Lubriano 14.426
Marta 19.835
Montalto di Castro 36.089
Montefiascone 24.446
Orte 49.096
San Lorenzo nuovo 21.999
Tarquinia 30.761
Tuscania 24.329

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Due considerazioni possono essere formulate analizzando i dati contenuti nella precedente tavola: il comune di Orvieto nel 2016 presentava un valore della produttività del lavoro inferiore ai valori di diversi comuni della Toscana ma inferiore ai valori di pochi comuni del Lazio; i valori assunti dalla produttività del lavoro nei comuni nei quali notevole importanza ha il settore turistico sono generalmente valori non molto elevati. Tale seconda considerazione, utilizzabile ovviamente anche per il comune di Orvieto, è un’ulteriore dimostrazione di quanto già sostenuto in precedenza e cioè che se il settore manifatturiero, nel nostro comune, fosse stato maggiormente presente il valore della produttività del lavoro sarebbe stato decisamente più alto.

Tavola 4: valore aggiunto per addetto nei sistemi locali del lavoro umbri nel 2016
(valori espressi in euro)

Assisi 38.010
Cascia 18.822
Castiglion del Lago 35.955
Città di Castello 35.998
Foligno 37.218
Gualdo Tadino 32.011
Gubbio 30.115
Norcia 27.924
Perugia 39.322
Spoleto 33.047
Todi 34.748
Umbertide 40.957
Orvieto 33.464
Terni 38.720
Chiusi 37.051

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Per disporre delle necessarie informazioni sul significato e sulle caratteristiche dei sistemi locali del lavoro esaminati si può far riferimento a quanto scritto nella parte iniziale di questo studio.
Si ricorda comunque che è stato considerato anche il sistema locale del lavoro di Chiusi perché esso comprende anche alcuni comuni dell’Alto Orvietano e cioè Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Parrano. Aggiungo che nel sistema locale del lavoro di Orvieto sono ricompresi anche alcuni comuni del Lazio. I comuni che fanno parte del sistema di Orvieto sono Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Guardea, Montecchio, Orvieto, Porano, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano e Lubriano.
Il valore che la produttività del lavoro assumeva nel 2016 nel sistema locale del lavoro di Orvieto era poco elevato (comunque il valore del solo comune di Orvieto era più alto pari a 36.617 euro). Era superiore il valore relativo al sistema di Chiusi ma ciò è dovuto ai valori abbastanza elevati che contraddistinguevano i comuni toscani facenti parte di quel sistema locale del lavoro.

Tavola 5: retribuzioni per dipendente in sedici comuni umbri nel 2016
(valori in euro)

Assisi 22.849
Bastia Umbria 22.713
Castiglion del Lago 22.628
Città di Castello 22.355
Corciano 25.595
Foligno 23.038
Gualdo Tadino 20.114
Gubbio 23.345
Marsciano 21.395
Narni 25.690
Orvieto 21.284
Perugia 22.895
Spoleto 20.702
Terni 23.567
Todi 21.887
Umbertide 24.998

Umbria 22.719
Centro 25.186
Italia 25.592

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Considerando di nuovo i 16 comuni umbri con maggior numero di residenti, nel comune di Orvieto il valore assunto dalle retribuzioni per dipendente era nel 2016 piuttosto basso, superiore solamente ai valori relativi ai comuni di Spoleto e Gualdo Tadino, inferiore quindi al valore medio regionale. E ciò può essere dovuto al prevalere nel comune di Orvieto di imprese operanti in settori a basso valore aggiunto, impossibilitate a corrispondere retribuzioni elevate.

Tavola 6: retribuzioni per dipendente nei comuni del comprensorio orvietano nel 2016
(valori in euro)

Allerona 20.517
Baschi 20.366
Castel Giorgio 14.496
Castel Viscardo 16.272
Fabro 19.152
Ficulle 18.140
Montecchio 21.382
Montegabbione 24.319
Monteleone 15.842
Orvieto 21.284
Parrano 24.792
Porano 13.563

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Se si esaminano invece i comuni del comprensorio orvietano, si evidenzia che il valore delle retribuzioni per dipendente nel comune di Orvieto era inferiore, nel 2016, ai valori verificatisi nei comuni di Parrano e Montegabbione.

Tavola 7: retribuzioni per dipendente nei sistemi locali del lavoro umbri nel 2016
(valori in euro)

Assisi 22.721
Cascia 17.135
Castiglion del Lago 23.185
Città di Castello 22.633
Foligno 22.534
Gualdo Tadino 19.323
Gubbio 23.309
Norcia 19.925
Perugia 22.973
Spoleto 21.081
Todi 23.489
Umbertide 25.173
Orvieto 20.491
Terni 23.366
Chiusi 23.324

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Se si analizzano, inoltre, i sistemi locali del lavoro, il valore delle retribuzioni per dipendente nel sistema locale di Orvieto risultava essere, nel 2016, superiore solamente ai valori relativi ai sistemi locali della Valnerina, Cascia e Norcia, oltre a quello di Gualdo Tadino. La causa di tale situazione è la stessa già individuata nel commento ai dati contenuti nella tavola 5.

Tavola 8: variazioni del valore aggiunto e del fatturato nel 2016 rispetto al 2015
(valori percentuali)

Valore aggiunto e fatturato
Orvieto +8,09 +6,40
Comprensorio orvietano +9,04 +8,27
Sll Orvieto +7,75 +6,39
Sll Chiusi +3,30 +16,18
Umbria +2,95 +0,92
Centro +5,82 -1,19
Italia +4,82 -0,93

(Fonte: elaborazioni su dati Istat)

Infine, esaminando le variazioni del valore aggiunto complessivo e del fatturato totale, si può rilevare che nel 2016, rispetto all’anno precedente, nel comune di Orvieto si è verificato un aumento sia del valore aggiunto che del fatturato. Per quanto riguarda il valore aggiunto l’aumento registratosi nel comune di Orvieto è risultato essere inferiore solo ai valori relativi al comprensorio orvietano e al sistema locale del lavoro di Orvieto. Per quanto concerne, invece, il fatturato l’aumento determinatosi nel comune di Orvieto è stato inferiore esclusivamente ai valori relativi al comprensorio orvietano e al sistema locale del lavoro di Chiusi. Se si considerano poi il Centro Italia e l’Italia nel suo complesso, in entrambi i casi si è registrata una lieve diminuzione.

*Responsabile dell’ufficio programmazione, analisi e controllo del Comune di Orvieto

 

Pd, Porzi: «Stop divisioni interne, se ritroviamo unità sarò al fianco di Verini»

Mentre continua nel Pd umbro la querelle sullo scioglimento o meno dell’assemblea regionale, ecco l’appello della presidente dell’Assemblea legislativa Donatella Porzi

di Donatella Porzi*

Sono convinta che il Partito Democratico e le forze di centrosinistra, pur nella difficile contingenza attuale possano ancora ambire a dirigere i processi politico-istituzionali dell’Umbria, a patto che riconquistino capacità di confronto, equilibrio e visione di futuro. Al mio partito, il Partito democratico, che sta attraversando un momento di forte crisi e di acceso dibattito interno, propongo di fare tutti insieme un patto per uscire da una situazione di pericoloso stallo, superando modalità di confronto che ci allontanano innanzitutto dalla realtà, dagli elettori e, soprattutto, dai problemi che ancora aspettano soluzioni.

Nel rispetto, da parte mia non formale, nei confronti della magistratura, e nella speranza che quanto prima sia stabilita la realtà dei fatti, superando così anche quel “processo mediatico” che queste situazioni troppo spesso trascinano con sé, è ormai tempo di alzare lo sguardo, dedicandoci alle sfide che attendono l’Umbria, superando quelle fratture che animano il Partito democratico e che sono, ormai, sempre meno comprensibili dai nostri iscritti, prima che dagli elettori che ci guardano.

E’ tempo, insomma, di superare le divisioni interne per costruire, assieme alle altre forze riformiste, progressiste e civiche, il migliore progetto per l’Umbria.

Infatti, da Presidente del Consiglio regionale – la casa, senza colore politico, di tutti i cittadini umbri – ho consolidato, nel tempo, la responsabilità di farsi carico della imprescindibile necessità che la politica non si dimentichi mai che, oltre ai partiti, ai nostri pur legittimi confronti interni, ai nostri conflitti, vi è innanzitutto l’Umbria: con i problemi quotidiani dei suoi cittadini, con le loro attese e le loro speranze. E che ritardare la soluzione dei problemi finché perdano la loro importanza, perché presi dai nostri problemi interni, è un errore grave. Un errore politico, prima che civile e morale. Che chiama in causa la nostra etica della responsabilità di amministratori innanzitutto.

Per questo, con tutta franchezza, voglio mettere a disposizione le mie capacità e il mio impegno per contribuire a superare la fase critica che stiamo vivendo al nostro interno, dicendo al commissario straordinario nominato dalla segretaria nazionale, Walter Verini, che mi troverà da subito al suo fianco nell’istante in cui il Partito democratico, dentro un’azione corale, smetterà di guardare al suo ombelico, dedicandosi alle sfide che attendono l’Umbria.

Tante questioni e problemi aumentano mentre consumiamo, infatti, il nostro tempo pensando solo a noi: dalle povertà di tanti, non soltanto giovani o anziani, ad un tessuto economico ed industriale umbro che abbisogna di essere aiutato a muoversi con maggiore semplicità nel suo fare liberamente impresa, ad un sistema socio sanitario che attende, nel quadro di un Paese che sembra voler ridurre diritti e livelli essenziali delle prestazioni, risposte certe e all’altezza della nostra storia prima che del nostro futuro.

Insomma, il Partito democratico, che è nato con l’ambizione di scrivere una pagina nuova della storia del Paese non può permettersi di continuare a vivacchiare, in un orizzonte poco più che “condominiale”.

Pertanto, come co-fondatrice e dirigente di questo partito, come donna e come figura istituzionale consapevole del proprio ruolo, voglio mettere a disposizione tutta la mia esperienza e la mia passione nella costruzione di una proposta adeguata a quella “bella politica” di cui si sente più forte l’esigenza.
Da Presidente del Consiglio regionale, infatti, so bene che nel 2020 cadrà un anniversario importante per la storia dell’Umbria: saranno 50 anni dall’istituzione della Regione. Un ente che ha contribuito a costruire l’identità della nostra comunità regionale, supportandone lo sviluppo economico, sociale e culturali, facendo crescere una classe dirigente politico-istituzionale diffusa che negli anni ha dato prova di capacità, rigore e visione di futuro.

Noi, io, tutto il Partito Democratico, insieme con le forze di centrosinistra, dobbiamo essere ben consapevoli della forza che quel cambiamento di allora, in positivo, impresse nel nostro territorio, ed essere pronti ad assumerci, a maggior ragione ora – anche di fronte alle difficoltà determinate da una crisi globale di grande rilievo che tanti danni ha prodotto nei nostri territori e nelle vite dei nostri cittadini – la piena responsabilità di un cambiamento che chiede di cogliere, nonostante quei vincoli, tutte le opportunità di sviluppo e di crescita possibili. E’ la responsabilità che abbiamo, e che vivo in prima persona, e che dobbiamo all’Umbria, agli umbri, al Partito democratico.

*Presidente Consiglio regionale

Reddito di cittadinanza, in Umbria meno domande che nel resto d’Italia: «Ecco perché»

di Mauro Casavecchia, Elisabetta Tondini*

Pochi giorni fa l’Inps ha aggiornato i dati relativi al reddito di cittadinanza: al 31 maggio sono state accolte circa 674 mila domande, poco più della metà di quelle presentate (pari a un milione 252 mila). Delle restanti, 277 mila sono state respinte e 300 mila attendono ancora di essere elaborate.

Mese dopo mese, il ritmo di presentazione delle domande risulta in progressivo calo dopo l’ondata iniziale, e ci si attende che il rallentamento continui. Secondo le più recenti stime governative, alla fine il reddito di cittadinanza dovrebbe essere concesso a circa un milione di famiglie, un numero considerevolmente più basso rispetto alle previsioni iniziali e piuttosto lontano dalla platea potenziale dei soggetti in condizioni disagiate: il reddito finirebbe per essere percepito da poco più della metà delle famiglie che l’Istat stima essere in condizioni di povertà assoluta (1,8 milioni) e da un terzo di quelle in povertà relativa (circa 3 milioni).

Il disallineamento appare ancora più evidente per l’Umbria: qui le domande finora accolte ammontano a 7.265 (il 71 per cento in provincia di Perugia e il 29 per cento in quella di Terni) e, se fosse confermato l’andamento sin qui seguito, il numero di famiglie umbre infine raggiunte dal reddito di cittadinanza potrebbe non superare di molto le 10 mila, circa l’1 per cento dei sussidi distribuiti in Italia. Una incidenza, questa, proporzionalmente inferiore non solo al peso della popolazione umbra su quella italiana (1,46 per cento) ma anche rispetto alla platea delle famiglie relativamente povere (oltre 50 mila nella regione) solamente un quinto delle quali, secondo queste proiezioni, beneficerebbe del provvedimento.

Come si può spiegare la scarsa propensione dell’Umbria ad usufruire di questo sostegno economico? Intanto in Umbria opera tradizionalmente una consolidata rete di sostegno familiare che, irrobustendo il sistema di welfare regionale, attutisce il problema dell’indigenza. Accanto a questo, altri due elementi strutturali che caratterizzano il tessuto sociale umbro potrebbero spiegare, in parte, il fenomeno: l’alta presenza di stranieri e l’ampia diffusione di famiglie numerose.

L’Umbria figura tra le prime regioni per incidenza di immigrati residenti (11,1 per cento contro 8,7 nazionale), una categoria sociale particolarmente colpita dal disagio economico: tra le famiglie composte da soli stranieri che vivono nella regione il rischio di povertà, sia assoluta che relativa, è circa dieci volte più alto rispetto alle famiglie di italiani. Tuttavia, visto che la possibilità di accedere al reddito di cittadinanza è preclusa a chi risiede in Italia da meno di 10 anni, verosimilmente una cospicua fetta di popolazione in condizioni di indigenza resta esclusa dal beneficio.

A tenere bassa la domanda potrebbe inoltre contribuire un altro elemento strutturale che caratterizza la società umbra, ovvero la significativa presenza di famiglie numerose. Quelle con più di cinque componenti, ad esempio, pesano per il 5,3 per cento in Umbria contro il 4,4 nel Nord. Come noto, le famiglie numerose sono anche le più povere: tra quelle con più di quattro persone la povertà assoluta sale infatti in Umbria al 22,6 per cento, un’incidenza più che tripla rispetto alle famiglie unipersonali. Il rischio di povertà relativa è ancora più alto: 47,4 per cento, addirittura dieci volte superiore a quello dei nuclei composti da una sola persona. Seppure dunque la povertà sia segnatamente più diffusa tra le famiglie numerose, sono proprio queste ad essere sfavorite nell’accesso al reddito di cittadinanza, in virtù di un sistema di scale di equivalenza che le penalizza. Come sottolineato infatti anche da uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, a parità di Isee, i single sono avvantaggiati rispetto alle famiglie numerose, per le quali al crescere del numero dei componenti risulterebbe relativamente più difficile il rispetto del requisito del reddito familiare.

*Agenzia Umbria Ricerche