lunedì 14 ottobre - Aggiornato alle 18:51

Assunzioni in Regione, dottorandi e ricercatori ai candidati: «Riconoscete i nostri titoli»

Pubblichiamo la lettera aperta dell’Adi (l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia) in cui l’associazione, in vista delle regionali del 27 ottobre, pone a tutti i candidati presidente un tema molto importante come quello delle selezioni del personale della Regione.

Adi Perugia, sezione locale dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia, rappresenta dottorandi, assegnisti e ricercatori a tempo determinato dei due atenei della nostra regione. L’obiettivo che ci poniamo è di tutelare e valorizzare il percorso formativo, lavorativo e accademico dei nostri iscritti, collaborando con professori e personale tecnico-amministrativo. Il prossimo 27 ottobre, gli elettori umbri individueranno il nuovo governatore, che avrà il compito di guidare la Regione fino al 2024. In vista di questo importante snodo, che vi vede impegnati in qualità di candidati a tale carica, intendiamo segnalarvi un tema di grande rilevanza su cui chiediamo un impegno diretto: la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nell’ambito delle selezioni del personale della Regione, delle società controllate e degli enti strumentali.

Titolo non valorizzato Il dottorato di ricerca è il più alto grado di formazione previsto dall’ordinamento universitario italiano ed europeo ed è garanzia di elevate capacità di ricerca, relazionali e di gestione. Il decreto legislativo 165 del 2001 (articolo 35 comma 3), prevede per il reclutamento nella Pubblica amministrazione la  «possibilità di richiedere, tra i requisiti previsti per i specifici profili o livelli di inquadramento, il possesso del titolo di dottore di ricerca, che deve comunque essere valutato, ove pertinente, tra i titoli rilevanti ai fini del concorso». Eppure, a quasi vent’anni di distanza, il titolo di dottore di ricerca non trova adeguata valorizzazione nel mondo del lavoro, nel settore pubblico come in quello privato; nel caso dei bandi di concorso per titoli ed esami di pertinenza regionale, non è affatto tenuto in considerazione.

Serve un impegno Come Adi stiamo portando avanti, a livello nazionale e locale, una campagna per la valorizzazione del titolo, convinti che le conoscenze e competenze in possesso di un dottore di ricerca meritino un’attenzione particolare da parte della Pubblica amministrazione. Nello specifico, siamo riusciti a ottenere l’approvazione di mozioni in questo senso nelle Regioni Lazio e Toscana. Alla luce di questo, chiediamo a Lei, qualora sia eletto governatore o diventi consigliere regionale, un impegno concreto ai fini del riconoscimento del valore del titolo di dottore di ricerca nelle procedure per l’accesso nei ruoli della Regione Umbria, delle società da essa controllate e dagli enti alla stessa strumentali, prevedendolo tra i requisiti di accesso per specifici profili o livelli di inquadramento e/o valutandolo tra i titoli rilevanti ai fini della partecipazione alle predette procedure di reclutamento. Le chiediamo di condividere e sostenere questa proposta. Da parte nostra, ci impegniamo a collaborare e ad apportare tutto il contributo che sarà richiesto per raggiungere questo obiettivo.

«Io con la mia malattia, la volontà di vivere e la libertà di morire: ecco come la penso»

Pubblichiamo l’intervento della giornalista perugina Laura Santi tratto dal suo blog La vita possibile dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dato ragione a Marco Cappato sul caso di Dj Fabo 

di Laura Santi

Lo scorso 25 settembre è tornata di colpo alla ribalta una questione serissima, su cui torno a scrivere perché stanca di leggere panzane (anche in buona fede: il qualunquismo e la terminologia approssimativa di molti media non aiutano la platea dei profani. Un po’ come la querelle di mesi fa sulla cosiddetta, mi viene da ridere, ‘cannabis light’).

Con la sentenza della Corte Costituzionale che ha depenalizzato l’aiuto a morire a Dj Fabo di Marco Cappato – sorretta da un buon pressing politico, di opinione e delle associazioni per le libertà civili – si è fatto un passo avanti storico verso una legge sul cosiddetto “suicidio assistito” o – meglio – “morte assistita” / “morte tecnicamente assistita” (non amo il termine ‘suicidio’ perché evoca un’idea di vigliaccheria: e Dj Fabo, Luca Coscioni, Piergiorgio Welby erano tutt’altro che vigliacchi). Per chi ha voglia di capirci qualcosa: leggetevi il libro-testimonianza “Credere, disobbedire, combattere” di Marco Cappato. Leggetevelo se possibile senza farne una questione di appartenenza politica, la questione travalica.

Nella prospettiva di una legge – chissà quando, e chissà quale sarà l’impianto del testo di legge – che dopo il biotestamento (leggi mio post) oggi regolamenti una volta per tutte anche questa materia spinosa, non ci sarà NESSUNA “eutanasia” né nessun medico sarà costretto a praticare una ‘dolce morte’ (l’idea è di un livello tale di ignoranza e bigotteria che non pensare alla malafede di chi la spara è dura). Nelle procedure attuali in vigore, con la morte assistita la persona che riceve il (così definito, tecnicamente) ‘semaforo verde’ a concludere la propria vita – per far ciò deve essere accertata la “prognosi infausta”, prerequisito clinico affatto scontato – è messa nelle condizioni, ANCHE SE PARALIZZATA, di azionare un interruttore per autosomministrarsi il farmaco letale. FINO ALL’ULTIMO ISTANTE, PUÒ CAMBIARE IDEA. A garanzia che la persona non sia plagiata o condizionata da vicini/familiari, può registrare le sue ultime volontà in video. Questa perlomeno la prassi in Svizzera, leggetevi le risorse in merito di Dignitas, associazione svizzera.

Senza una legge, attesa da tempo e caldeggiata nella sentenza della Corte, le persone continueranno: a tentare il suicidio ‘quello vero’ e clandestino, chi non è paralizzato e può farlo; a sperare di poter essere accompagnati in Svizzera (oltre a tutte le difficoltà, fino a oggi l’accompagnamento alla morte assistita si qualificava come reato, e non è che tutti noi avessimo un parlamentare vicino, mobilitato e disposto a far casino); oppure a soffrire come cani, giorno per giorno, minuto per minuto. Secondo voi erano scoraggiati o ‘afflitti’ o non avevano rispetto per la vita, Dj Fabo, Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Davide Trentini? NO. Cappato li racconta come lucidi, sereni, estremamente determinati. Perché quasi liberi. Addirittura Welby, durante l’ultimo viaggio – racconta Cappato nel suo libro – faceva battute per sdrammatizzare coi suoi accompagnatori commossi.

Porca miseria, io come l’ho chiamata questa pagina e relativo blog? LA VITA POSSIBILE. Vi sembra, per chi mi segue e legge, che non ami o rispetti la vita o sia “depressa”? Eppure al di là della “narrazione figa” sulla malattia/disabilità, lo storytelling che tanto seduce e tranquillizza: resilienza, sorriso indomabile, no-limits (grande stronzata), coppia romantica (venite però a vedere la quotidianità mia e di Ste, quella pesante), la malattia avanza. Non è pessimismo e non cerco buffetti sulla guancia, dannazione! Quando uso il termine ‘progressione’, qualche lettore reagisce, “dai, non parlare così”. Come se fosse uno spauracchio emotivo (per me? O forse per loro?). Come se le persone avessero paura, di certi temi, e li rigettassero.

Eppure la progressione nelle patologie neurodegenerative – e non solo – è oggettività clinica, parametro osservabile, misurabile. Ho 45 anni: non riesco più a fare le cose che facevo 6 mesi fa, così come 6 mesi fa non riuscivo a compiere i gesti che potevo permettermi 6 mesi prima. Dove con ‘gesti’ non intendo scalare montagne, ma lavarmi e vestirmi da sola, alzarmi dal letto e rimettermici, girarmi sul fianco destro quando a letto ci sto (motivo di cadute quasi ogni giorno), fare i passaggi e i trasferimenti al e dal wc, mangiare (non solo cucinarmi, ricordo preistorico: spesso portarmi il boccone alla bocca), grattarmi, chinarmi, raccogliere un oggetto. Non quell’una o due volte che butta male, attenzione: tutti i giorni, e tutto il giorno, in una routine sempre più ininterrotta, sfiancante, a volte pericolosa. Son fortunata perché finora l’ho scampata al vero fattore che penso renda ogni minuto insopportabile, il dolore. Il dolore centrale, di qualsiasi natura (neuropatico, oncologico o altri): quello sì che porta lucidamente a voler morire. Così come apprezzo le poche ore della giornata libere dalla fatica, dai dolori vari e dalla perdita funzionale, ore in cui posso ‘muovermi’, comunicare, interagire, essere attiva. Una roba immensa.

Come starò tra 5, 10, 15 anni? Bene cioè non troppo peggiorata, spero. E se così non fosse? Io voglio vivere: ma voglio pure sapere di POTER morire, se mai le cose precipitassero. Quanti oggi come me, prima di me e già MOLTO peggio di me? Quanti già oggi si organizzano come disperati, per farlo clandestinamente?

Ma “clandestinamente” non turba le coscienze. Consente di non sapere, di girarsi dall’altra parte. Di postare commenti e cuoricini sui social, di essere rassicurati dall’immaginario eroico del ‘disabile-guru’. Senza dover pensare a com’è realmente la vita di quella persona, come può stare momento per momento, in uno stato di progressione.
Ce la facciamo a uscire dai soliti, maledettissimi luoghi comuni? A smetterla di voltarci dall’altra parte?

Carnieri: «Con la stessa forza che c’è stata in passato si tracci un nuovo disegno per la Regione»

di Claudio Carnieri*

L’Umbria ha bisogno di una svolta profonda: lo dico con tutta la mia storia di sinistra. Di questo bisognerebbe discutere di più nel merito. Per questa svolta, tuttavia, non può essere utile la cultura delle destre, il sovranismo egoista con il suo stile strillato, le chiusure, che sarebbero gravide di conseguenze negative. La destra porterebbe l’Umbria all’isolamento, fuori dai processi che si sono riaperti in Europa e nelle iniziali scelte riformatrici del governo nazionale. Ci pensino le forze vive della nostra regione, quelle del lavoro, dell’impresa e della ricerca! La crisi umbra nel lungo decennio è stata pesantissima, tra le più dure in Italia, questo bisogna saperlo e dirlo con forza! Perciò si debbono mettere al centro del dibattito senza infingimenti le questioni dello sviluppo, del lavoro, dell’occupazione, dei diritti, della ricerca scientifica, dell’Università, degli investimenti pubblici, della creazione di impresa, delle politiche industriali in rapporto alle 40 multinazionali che costituiscono ancora l’ossatura dell’Umbria.

Più disuguaglianze Senza lavoro e sviluppo non si va da nessuna parte. Ricordo che prima della crisi, nel 2007, i disoccupati erano 17 mila, alla fine del 2018 sono diventati 35 mila e qualche anno prima 50 mila. Le famiglie impoverite sono molto più numerose e si sono arrestati gli investimenti delle famiglie nell’istruzione dei figli. Le disuguaglianze sono fortemente aumentate, mentre i Comuni, con sempre minori risorse, tagliate dai governi nazionali, sono arretrati nelle politiche sociali. Poche voci si sono alzate contro il “centralismo” di questi anni. Si pensi ancora agli investimenti privati in ricerca e sviluppo: l’Umbria è la terzultima d’Italia, mentre la domanda regionale per utilizzare i fondi Industria 4.0 è stata molto debole, meno della metà della media nazionale. Altro che innovazione!

Un nuovo disegno C’è stata spesso, dunque, una subalternità e questo rende necessario pensare a una svolta. A questa sono chiamate tutte le diverse classi dirigenti, sia chiaro, ma in primo piano le forze della sinistra che sono parte fondamentale dello schieramento che sostiene la candidatura di Vincenzo Bianconi. Si tratta di maturare un nuovo disegno della Regione con la stessa forza con la quale in passato le classi dirigenti umbre seppero prendere questa regione molto povera e arretrata per portarla nel cuore dello sviluppo nazionale. Perciò oggi occorre tornare a ripensare l’Umbria con energia e impegnarsi anche nella rottura di tutti gli incroci opachi tra istituzioni e società che pure ci sono in molte direzioni. Anche nella sanità, malgrado in Umbria la sanità pubblica è tra le più qualificate d’Italia e, proprio per questo, sono molti oggi quelli che premono per farla arretrare e per aprire alle privatizzazioni.

La tradizione ideale e civile dell’Umbria è molto ricca: dal pacifismo di Aldo Capitini alla democrazia diffusa, alla ricchezza enorme del volontariato, al meraviglioso tessuto di beni culturali. Perciò è possibile aprire una strada nuova, ma la condizione è arrestare e battere quello spirito chiuso, corporativo, aggressivo, che spacca le comunità con il quale le destre hanno pensato, in questi mesi, di inserirsi nella vita delle città umbre che, non dimentichiamolo, anche verso gli immigrati sono state, senza tensioni, tra le più accoglienti in Italia, secondo i valori civili dell’umanità e della solidarietà. La parola è forte, ma ne sono convinto: è una battaglia sulla qualità della civiltà regionale!

*Ex Presidente della giunta regionale Umbria

Trasporti, da novembre torna l’abbonamento scontato per gli studenti universitari

Torneranno attivi a partire dal primo novembre gli abbonamenti per gli studenti universitari a tariffa ridotta. «La svolta – sottolinea in una nota la Sinistra universitaria Udu – si è avuta ieri, al tavolo di discussione con il presidente della giunta regionale Fabio Paparelli dal quale è uscita la disponibilità e l’impegno della Regione a reintegrare la scontistica». L’abbonamento costerà circa cento euro in meno rispetto alla tariffa ordinaria e «rappresenta – continua l’associazione – una misura fondamentale nel garantire agli studenti l’accessibilità dei trasporti pubblici, ma non è sufficiente».

Indennizzi «Abbiamo espressamente chiesto – spiega Angela De Nicola, coordinatrice dell’Udu Perugia – che quegli studenti che, nei mesi di settembre e ottobre hanno dovuto acquistare l’abbonamento a prezzo pieno siano indennizzati dalla Regione, in quanto non hanno beneficiato di un diritto che pure gli sarebbe spettato. Su questo abbiamo ricevuto delle aperture dall’interlocutore regionale ma la trattativa continua. Proseguiremo comunque – conclude De Nicola – con le nostre proposte sulla mobilità portando avanti in questi mesi la nostra proposta di abbonamento regionale unico per tutti i mezzi pubblici a un prezzo basso e fisso: siamo infatti convinti che incentivare gli studenti e tutti cittadini sia un elemento essenziale sul piano della sostenibilità e dello sviluppo del territorio, oltre ad assicurare l’effettiva garanzia del diritto allo studio».

Umbria, è la prima regione in Italia per lavoro a chiamata: + 20,7%

di Mario Bravi
Ires Cgil 

Il lavoro a chiamata (detto anche intermittente o “job on call”) è una delle forme più povere e precarie del variegato e complicato mercato del lavoro italiano. Può durare anche un solo giorno ed è presente soprattutto nei settori del turismo, dello spettacolo, della guardiania e della reception. Questa tipologia di lavoro ha avuto una vera e propria esplosione nella nostra regione, dove il lavoro precario continua ad estendersi. Infatti, se guardiamo i dati estratti dall’osservatorio nazionale sul precariato dell’INPS, la situazione relativa al secondo trimestre 2019 è la seguente:

 

REGIONITREND DELLE ASSUNZIONI INTERMITTENTI
UMBRIA+20.7%
MARCHE+20.4%
EMILIA ROMAGNA+16.2%
LIGURIA+16.0%
ABRUZZO+14.0%
TOSCANA+12.3%
VALLE D’AOSTA+11.4%
PIEMONTE+10.7%
LOMBARDIA+10.5%
BASILICATA+10.4%
VENETO+10.2%
FRIULI VENEZIA GIULIA+10.2%
PUGLIA+10.1%
ITALIA+9.9%
TRENTINO ALTO ADIGE+8.3%
MOLISE+7.0%
LAZIO+5.0%
SARDEGNA+4.6%
SICILIA+3.4%
CAMPANIA+2.8%
CALABRIA+2.9%

 

Inoltre il dato dei contratti intermittenti attivati nella nostra regione è il seguente per quanto riguarda il secondo trimestre 2019:

 

MESINUMERO CONTRATTI
GENNAIO932
FEBBRAIO902
MARZO1.426
APRILE1.671
MAGGIO1.201
GIUGNO1.598
TOTALE7.735

Questi dati dovrebbero far riflettere tutti, con l’obiettivo di individuare strumenti seri di politica economica, che rimettano al centro il valore e la dignità del lavoro!

«Ho 50 anni e non trovo lavoro, lo vorrei per la mia dignità di donna e di madre»

Riceviamo e pubblichiamo dalla nostra lettrice Francesca

Scrivo questa lettera perché, sembrerà strano, spero che il vostro giornale possa sollevare i problemi di chi, intorno alla cinquantina, ha perso il lavoro e vorrebbe ritrovarlo, per mantenere i propri figli e ritrovare la dignità di donna e madre. La mia giornata, ormai da tempo, si alterna tra famiglia e ricerca di lavoro. Mi avvalgo di canali tradizionali e non, ma molte aziende non rispondono nemmeno, altre fissano un colloquio ma in realtà cercano figure diverse da quelle che richiedono, tipo: ‘cerco segretaria’ e poi ti propongono di lavorare nel commerciale e fare contratti di telefonia e quant’altro. Il mio ritornello è: “ho una famiglia da mandare avanti mi serve un lavoro certo”, e il loro è “questo possiamo offrire”.

So di benissimo di non essere sola in questa situazione. Molte volte penso all’imprenditoria umbra, quella buona, Cucinelli, Spagnoli e tanti altri, e mi chiedo se almeno loro (aziende consolidate) potessero dare spazio a chi ha bisogno di reinserirsi nel lavoro per riuscire ad ambire ad una pensione, che forse non arriverà mai, oppure semplicemente vuole dare l’opportunità ai propri figli di studiare e di realizzare i propri sogni. Se avessi potuto mi sarebbe piaciuto consegnare questa lettera agli imprenditori umbri (una romanticheria di altri tempi), sarebbe stato sicuramente più bello e più vero, non l’ho fatto per tanti motivi, il più pragmatico è che non ho un’auto per spostarmi, non posso permettermela.

Ringrazio in anticipo Umbria24 per lo spazio che ha voluto darmi, magari non servirà a niente ma io le ho tentate tutte. Chiudo ricordando le parole del Papa: IL LAVORO È UN ELEMENTO FONDAMENTALE PER LA DIGNITÀ DELLA PERSONA, spero che queste parole ‘rimbombino’ nelle teste dei tanti candidati alla guida della nostra bella Regione Umbria che ora promettono per poi dimenticano persone, famiglie e anche una semplice cittadina come me che chiede solo un reinserimento dignitoso nel mondo del lavoro.

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«Addio a un maestro e punto di riferimento»: giornalisti tifernati salutano l’amato collega

Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata dai giornalisti tifernati che hanno avuto il piacere di conoscere Sandro Ceccagnoli, scomparso nella giornata di ieri

Un maestro nella professione, un amico, un punto di riferimento per tanti di noi che abbiamo avuto il piacere e l’onore di conoscerlo. La scomparsa di Sandro Ceccagnoli, giornalista raffinato, tifernate “doc”, persona di grande umanità e simpatia, ci ha lasciati sgomenti e profondamente tristi. Come tanti giornalisti, appassionati del nostro mestiere, per noi il più bello e affascinante del mondo, anche noi siamo cresciuti con veri e propri punti di riferimento locali e nazionali. Illustri colleghi che dietro ad una “lettera 32”, davanti ad una tastiera di un computer, di un microfono o una telecamera, hanno messo in pratica quelle poche ma basilari regole, curiosità, ironia, senso della notizia, rispetto delle persone e verità il più possibile, che hanno reso e rendono ancora il mestiere del giornalismo, una professione unica che lascia il segno per tutta la vita.

Sandro Ceccagnoli era uno di questi. Prima cronista di periferia e poi approdato agli schermi prestigiosi della Rai e del Telegiornale “ammiraglia”, il Tg1, con il grande direttore di rete Carlo Fuscagni, Sandro, era per tutti noi un simbolo, un punto di riferimento di cui andare fieri ed orgogliosi. Ora che non c’è più lo vogliamo ricordare con il sorriso e la signorilità della sua presenza, che nelle numerose “rimpatriate” nella sua Città di Castello, ai veglioni della stampa, alle premiazioni della Mostra del Tartufo, alla Mostra del Fumetto con gli amici di sempre Gianfranco Bellini e Vincenzo Mollica (nella foto), sui campi di tennis, in famiglia, non passavano certo inosservati. Lui, grande giornalista, “condottiero” del Tg1, che ha titolato e mandato in onda eventi, notizie, inchieste che hanno fatto e talvolta sconvolto la storia degli ultimi decenni, quasi si scherniva quando tanti di noi si complimentavano per la sua bravura e straordinario senso della notizia.

Sandro ci mancherai tanto, ma credici faremo di tutto per ricordarti e mantenere vivo il tuo insegnamento, magari scrivendo pezzi, montando servizi o inchieste che ancora oggi fanno parte del nostro quotidiano, ci danno da vivere e ci rendono orgogliosi, grazie soprattutto a quelli come te, che il mestiere del giornalista lo si fa con passione, amore e desiderio di raccontare la vita.

Grazie Sandro.

I giornalisti tifernati

La rivoluzione di Oddo non dà i frutti sperati, Buonaiuto e Iemmello i migliori: il Pagellone

di Mario Mariano

Per festeggiare degnamente le cento presenze in panchina da allenatore Oddo ha prima dovuto attuare la rivoluzione e poi tornare sui suoi passi. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. Dopo 20 minuti giocati a tutto gas, con lo Spezia molto sorpeso, il buio quasi di colpo. Ovvio che aver cambiato cinque elementi rispetto alla partita con la Juve Stabia ha mandato in tilt gli automatismi; si sono viste coppie sulle corsie nuove di zecca e quel debutto di Nzita che non ha una spiegazione razionale, dato che Oddo aveva detto alla vigilia che «la prima partita è la più importante», per poi rincarare: «Le scelte non sono legate al turnover».

LA CRONACA

Idee confuse Se questa è ancora una fase di esperimenti, allora tutto è concesso, visto che Falcinelli e gli altri sono arrivati da poco, ma la sensazione è che l’abbondanza di scelte abbia un po’ confuso le idee ad Oddo. Il pareggio di Iemmello, per altro meritato ancorché sul filo di lana, è lì a dimostrarlo: a pagare con la panchina era stato non certo chi nelle precedenti prestazioni aveva lasciato perplessità. Iemmello si è così preso una doppia rivincita, visto che anche i suoi ex tifosi spezzini lo avevano deriso al suo ingresso in campo. Le pagelle scandiscono le prestazioni dei singoli e tengono conto di quanto le decisioni della panchina influiscono sull’andamento della gara e sul risultato. Forse mai come questa volta Oddo è riuscito a porre rimedio a decisioni che avevano lasciato perplessi anche in quei primi 20 minuti in punta di bulloni.

LE FOTO DELLA PARTITA

Vicario: Nulla da eccepire questa volta; per poco non gli riesce il terzo miracolo in occasione del pareggio dello Spezia. Tiene aperta la partita con interventi spettacolari ma al tempo stesso efficaci. Voto: 7

Rosi: Rimedia alle difficoltà in fase di non possesso con qualche cross efficace e non è un caso che il pareggio arrivi da una suo raid offensivo. Non è stato l’unico, forse gli è stato ricordato che si può sempre fare meglio. Anche alla sua età. Voto: 6+

Gyomber: Ha deciso di tornare all’antico, quando il pallone gli scottava tra i piedi, quando l’intervento ruvido e scomposto era una soluzione ricorrente per provare a fermare l’avversario. Voto: 5-

Sgarbi: La sensazione è che non ci sia alchimia tra lui e Gyomber, eppure basterebbe poco per smentire i maliziosi: per esempio cercandosi più spesso nel palleggio, invece ciascuno pensa a stesso. Esco o temporeggio, questo è il dilemma durante l’assalto delle aquile. Voto: 5+

Nzita: Sopraffatto, forse causa debutto nel primo tempo. Italiano chiede ai suoi di passare proprio da quella parte. Meglio, decisamente meglio nella ripresa, con qualche sovrapposizione e una spinta sufficiente. Voto: 5.5

Dragomir: Costretto a non allontanarsi troppo dal compagno di corsia in affanno, non combina granché. O meglio: causa il rigore e non trova l’occasione per recuperare. Sinceramente non si capisce la scelta iniziale di Oddo. Voto: 5 – (dal 25′ st Fernandes: un cambio che trasforma l’intensità offensiva e disorienta gli avversari; spinge sulla destra, ma non disdegna di essere un po’ ovunque. Voto: 6.5)

Carraro: Assist al bacio per Buonaiuto, piedi buoni, ma non chiedetegli il contrasto perché quello è il suo punto debole: o si fa saltare o commette fallo. In più si fa ammonire, segno che non è capace di tackle deciso e composto. Voto: 6

Kouan: Sicuramente il migliore nel primo tempo: attacca e difende, serve palloni e tenta la conclusione. Avendo speso molto nella ripresa limita il raggio d’azione. Non prende cartellini e anche questo conoscendo la sua esuberanza è un merito. Voto: 6.5

Capone: In altri tempi si sarebbe detto tanto fumo e poco arrosto, ma poi finisce anche il fumo e diventa impalpabile. Voto: 4.5 (dal 35′ st Melchiorri: mette timore agli avversari e non solo perché ha una tradizione favorevole contro le maglie bianconere. Voto: ng)

Buonaiuto: il migliore in campo e non solo perché è efficace nel gol e nel dare l’assist a Iemmello; palla al piede è capace di tutto, di attrarre avversari e così liberare compagni, se in giornata di grazia è imprendibile. Voto: 7.5

Falcinelli: Gli viene concessa fiducia perché è il buonsenso che regola sempre le scelte, ma il bonus si sta assottigliando. Un quarto d’ora di intensità è troppo poco, a meno che in quel tempo non si capitalizzi in maniera proporzionale. Voto: 5 (dal 17′ st Iemmello: Parte dalla panchina per una scelta tecnica, ma Oddo capisce che il solo che ha fisicità e vede la porta è lui e pone rimedio. Quarto goal in campionato, il migliore perché unisce gesto tecnico e potenza. Voto: 7)

Oddo: Lo abbiamo già detto, è stato capace di smentirsi e di non essere saccente. Va capito per i ripetuti gesti di umiltà: tornare sui propri passi non è mai facile per nessuno. Le rivoluzioni si fanno piano piano; gli servirà per il futuro. Voto: 6

Chiuse Comunità Montane, trasferite tutte le funzioni e bloccato turnover. «Ora investire o si muore»

Si è svolto martedì 17 settembre un incontro tra l’amministrazione dell’Afor (Agenzia forestale Rrgionale), le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl regionali e la Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria). Un primo passaggio dopo l’ufficializzazione del trasferimento, dal 1° luglio, di tutte le funzioni e del personale delle ex Comunità montane, che ha visto coinvolti circa 170 dipendenti.

La nota sindacale «Fino ad ora – riporta una nota dei sindacati – Afor e Comunità Montane hanno garantito insieme importanti servizi a tutela della collettività. Ora il processo di razionalizzazione, iniziato nel 2011, si è concluso. In questi anni la Regione ha posto in atto interventi che avevano l’obiettivo di generare economie di scala ed un efficientamento delle strutture. La legge regionale n. 18 del 2011 d’istituzione dell’Agenzia forestale ha previsto il blocco totale del turnover in attesa della conclusione del processo di riordino delle ex Comunità montane. Si è quindi avuta una drastica riduzione degli organici, tra l’altro già iniziata negli anni precedenti per le limitazioni al turnover nella pubblica amministrazione ed aggravata in quest’ultimo anno per i pensionamenti derivanti da ‘quota 100’. Con i pensionamenti dell’ultimo decennio, per i quali non è stata prevista alcuna sostituzione, sono però venute a mancare professionalità essenziali (agronomi, geologi, ingegneri, ecc.): figure infungibili, dovendo essere iscritte ad albi o ordini professionali e, quindi, non sostituibili con personale amministrativo. Oggi, il blocco assunzionale totale non solo non ha più una logica, ma può condurre a disfunzioni se non addirittura ad una paralisi di alcuni uffici: se si vuole continuare ad erogare i servizi, garantendone anche la qualità, è il momento di tornare ad investire, sbloccando selettivamente le assunzioni, quantomeno per i profili infungibili, ed aprendo un confronto sul piano del fabbisogno per il prossimo triennio. Su questo tema, nonché sull’organizzazione dell’Agenzia e sulle materie oggetto di contrattazione, faremo ulteriori approfondimenti a partire dal prossimo incontro programmato per il 1° ottobre».

Umbria dei territori dice sì a Di Maio: «Tutti insieme per un Patto civico»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta firmata dal coordinamento dell’Umbria dei Territori, l’aggregazione di liste civiche che ha dato vita, con altri soggetti, alla coalizione ‘Civica, Verde e sociale’ in vista delle prossime elezioni regionali

Umbria dei Territori plaude all’apertura del Movimento 5 Stelle alle liste civiche, segno questo di un modo diverso di fare politica che può spalancare le porte a una nuova stagione per l’Umbria.

Umbria dei Territori è nata due anni fa come federazione di liste civiche i cui esponenti si sono impegnati nelle competizioni elettorali delle proprie città e sono stati eletti: alcuni di noi sono consiglieri comunali, altri assessori o sindaci. Ciò che ci accomuna è la responsabilità verso i nostri territori che si è concretizzata in atti di impegno politico concreto. Abbiamo cominciato a ritrovarci e impegnarci perché crediamo che l’enorme capitale creato dal civismo in Umbria non vada disperso ma coagulato. Quando parliamo di civismo intendiamo liste civiche i cui componenti, eletti nei consigli comunali, lavorano da anni nei territori insieme a tanti amici e simpatizzanti, e si impegnano in battaglie a favore dei cittadini come solo il civismo, nella sua libertà anche dai partiti, può fare.

Perché il civismo vero è libero e disinteressato, è un autentico moto democratico che parte da cittadini che ci mettono faccia, cuore, competenze e coraggio pur di cambiare le cose, e non esiste a comando né tantomeno solo sotto elezioni!

Le donne e gli uomini civici di Umbria dei Territori si impegnano con continuità nelle città e nei comuni, dal nord al sud della regione. Uomini e donne che sottraggono tempo al lavoro, alla carriera e alla famiglia per portare, gratuitamente, le proprie competenze al servizio delle città e dei territori.

Il percorso di unificazione di questi tanti e importanti sforzi civici di tutta l’Umbria era stato intrapreso molti mesi fa e oggi il riconoscimento da parte di una forza politica nazionale è una gratificazione ma soprattutto è l’occasione per metterci ancora una volta a disposizione.

A disposizione per l’Umbria: sgombriamo il campo dalla velleità di fare nomi o proporre candidati, che non è assolutamente il nostro metodo. Abbiamo criticato il percorso di questo tipo che hanno fatto altri, anteponendo le singole personalità al rispetto delle forze politiche e del programma da costruire insieme.

Ma ora finalmente il tavolo per l’Umbria può riunirsi. E noi siamo pronti a portare tutto il patrimonio del civismo umbro che ha continuato a credere in un percorso condiviso e finalizzato all’unità, di rinnovamento per l’Umbria che riparte dalla partecipazione e dai suoi territori.

Umbria dei Territori ha lanciato appelli a tutte le forze politiche per ricondurre tutti all’unità nel mentre ha condensato intorno a un metodo e a una idea di Umbria importanti forze politiche.

UdT si è spesa e si sta spendendo per una coalizione ampia che sia una piattaforma civica aperta a chiunque voglia rendersi attore di una seria riforma della politica. Frutto concreto di questo lavoro è l’alleanza con Verdi, Socialisti, Altra Umbria e Movimento delle idee e del fare.

Vogliamo ringraziare il capo politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio per aver scritto, per l’Umbria, parole chiare, che aprono di fatto una nuova strada politica, e, per noi totalmente condivisibili nelle intenzioni e nei passi concreti che sino ad oggi abbiamo compiuto.

Oggi, alla luce della straordinaria possibilità che in Umbria si disegni un nuovo percorso politico capace di futuro, affermiamo ancora più convintamente che le nostre città e l’Italia tutta, in un momento storico così delicato e incerto a livello mondiale, devono chiamare a governare i cittadini con le migliori energie e competenze, chiedendo loro un impegno civico, protempore e libero da condizionamenti partitici, legato solo ai valori costituzionali e fondanti delle nostre comunità e al territorio.

È l’ora di far sentire il peso del PATTO CIVICO che segnerà, con una riforma profonda e vitale, il rilancio della vera politica, che si mette al servizio delle persone e dell’ambiente e si occupa innanzitutto degli ultimi e di chi più ha bisogno.

È l’ora del coraggio!