di Alessandro Cascianelli
Una storia di rivalsa e di determinazione, così potremmo definire il successo di Ernia. Il rapper classe ’93 nell’ultimo anno ha sorpreso un po’ tutti gli addetti ai lavori con un disco dai testi profondi e riflessivi, riuscendo a conquistare il cuore di una gran fetta di pubblico amante del rap. Dopo aver toccato molte città italiane, il tour del suo ultimo progetto sbarca sabato a Perugia in occasione del format Purple, ideato dall’Urban in collaborazione con Thaurus e Move.
Ascoltando il tuo ultimo lavoro “Come uccidere un usignolo/67”, emerge una scrittura molto ricercata, che racconta la realtà in maniera introspettiva. Quanto lavoro c’è dietro a ogni testo che scrivi?
«Questo disco nasce con l’intento di essere un lavoro diverso dagli altri, è molto personale e per nulla scontato. Quando scrivo cerco di andare oltre l’apparenza e di descrivere la realtà che mi circonda partendo dal mio vissuto personale».
Nel singolo «Ego» dici: «È triste da ammettere, a volte sembrare è meglio che essere», nella nostra società quanto conta l’apparenza?
«Purtroppo conta parecchio. Trovo che la società odierna sia priva di valori e io mi ritengo un portavoce di tutti coloro che, invece, hanno ancora qualcosa da dire. Penso che tutta questa confusione sia stata alimentata, in questi ultimi anni, dal boom di Instagram che è caratterizzato da sole foto, in cui è normale che si voglia sempre ritrarre la perfezione e i momenti felici, come se la nostra vita fosse sempre questa cosa qui, ma è solo pura apparenza».
Nei tuoi pezzi si colgono molti riferimenti alla letteratura, quanto è importante per te leggere per avere un approccio alla scrittura raffinato ed elegante?
«Per me è sempre stato importante leggere e, vivendo con una madre docente di lettere, è stato più semplice. Nel mio disco di letteratura ce n’è molta, a partire dal titolo (“Come uccidere un usignolo”, ndr), in cui c’è una citazione del romanzo “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee, ma non solo: nel cd sono presenti anche numerosi riferimenti alla poetica di Baudelaire».
Quali sono le tue principali ispirazioni a livello musicale?
«Io in realtà ascolto un po’ di tutto: ovviamente seguo molto il rap, in cui una delle mie maggiori ispirazioni è Guè Pequeno, ma apprezzo molto anche la musica cantautorale».
La tua è una bellissima storia di rivalsa, qual è stata la chiave che ti ha fatto superare il tuo passato e ti ha fatto capire che potevi farcela?
«Sicuramente la determinazione. Oltre a quella è stata molto importante la fame di rivincita, la voglia di dimostrare a tutti che valgo qualcosa. Io e il mio vecchio gruppo (Troupe D’Elite, ndr) siamo stati per certi versi i pionieri della trap in Italia e, probabilmente, non siamo stati capiti, ma mi fa piacere vedere come oggi questo genere musicale sia tra i più ascoltati».
Cosa dobbiamo aspettarci per il tuo live?
«Sarà uno show imperdibile, in cui alternerò momenti più acustici e intimi, con alcuni più ritmati e allegri. Sarà uno spettacolo a 360°, che dovete assolutamente vedere!».
