Santana martedì sera sul palco di Umbria Jazz (Foto U24)

di Daniele Bovi

Carlos Santana è vivo e lotta insieme a noi. Mito è una parola oggigiorno consunta, svuotata di aura e significato, e neanche nel caso del 64enne Santana è corretto usarla. Molto, e più semplicemente, Carlos Santana è un uomo innamorato. Era giusto un anno fa quando, durante un concerto a Chicago, uno dei re della chitarra rock del Novecento si dichiarava di fronte a migliaia di persone alla sua amata Cindy Blackman, che tra parentesi era anche la sua batterista e in passato già musicista di Lanny Kravitz. «Mi vuoi sposare?» chiese Santana alla fine di Corazon Espinado. La risposa, ovviamente, fu «Sì».

Un uomo innamorato E così anche a Perugia, prima tappa del suo tour italiano che lo porterà anche a Bari e Taormina, sul palco di Umbria Jazz Santana si coccola la sua amata, suonano insieme Corazon Espinado e si sbaciucchiano come due adolescenti. Se si tralascia questo «particolare» della vita di Santana si capisce un uomo e il suo concerto solo a metà. Per tre ore filate  il chitarrista messicano che a Woodstock arrivò all’ultimo minuto dopo che, inopinatamente, si bucò una delle ruote del suo pulmino, infila gran parte di quei pezzi che gli hanno regalato gloria eterna con quegli assoli graffianti e densi. Sia ben chiaro, il concerto, così come lo stesso album di cover Guitar Heaven da cui il tour prende nome, musicalmente non ha aggiunto nulla di nuovo. Riascoltare alcuni momenti di Abraxas per rendersene conto. Buona parte dello show fila via sulla scia dello stile Supernatural, l’album che lo ha commercialmente resuscitato con quel mix di latin pop-rock di cui Maria Maria e Corazon Espinado, suonate con enorme gioia dei fan assiepati nell’arena, sono due esempi.

Santana mentre imbraccia la chitarra di Deruta (Foto U24)

La chitarra di Deruta Epperò, al contempo, sentire questo Santana è un piacere perché in lui non c’è stanchezza bensì gran voglia di suonare e divertimento. Sorride, non si risparmia e la macchina da musica che si porta dietro (due cantanti, due fiati, due percussionisti, un tastierista, un chitarrista, un bassista e un batterista) segue ciecamente il capo che quando decide di tirare fuori lirismo dalle corde delle sue chitarre ci riesce eccome. Maniera, mestiere e ispirazione si fondono. Una chitarra in particolare di quelle usate da Santana va citata: per due brani il musicista di Autlan de Navarro ha suonato con una (meravigliosa) chitarra interamente in ceramica e decorata con gli stilemi che hanno reso famose in tutto il mondo le ceramiche derutesi. Chitarra creata da un artigiano di Deruta e donata martedì proprio a Santana che ha, con tutta evidenza, gradito il dono.

VIDEO: SANTANA IN OYE COMO VA, JINGO, BLACK MAGIC WOMAN E EUROPA

Cassato l’inizio, arriva Jingo Cassato un inizio di concerto dimenticabile, aperto da Spark Of The Divine e da una francamente inascoltabile Back in Black, capolavoro degli AC/DC riletto in chiave rap dai due cantanti di Santana, piano piano lo show musicalmente decolla. A giudizio di chi scrive la parte più bella e intensa è quella centrale a gran prevalenza solo strumentale. Jingo da 40 anni coinvolge con il suo tappeto ossessivo di percussioni che rimandano a un’Africa nera, oscura nella sua tribalità.  Un’Africa più immaginaria che reale e vagheggiata da molti musicisti all’epoca come fonte di ispirazione. Tra percussioni tribali, Hammond, e sventagliate scintillanti di chitarra Jingo è perfetta per la serata torrida del Santa Giuliana. E’ musica che suda, appiccicosa e sporca. E anche se non è un capolavoro, come colonna sonora della serata è ideale. La gente di tutte le età balla, compresi attempati e all’apparenza compunti signori con pancetta che invece saltellano tarantolandosi tra una nota e l’altra.

Tra San Francesco e Coltrane Subito dopo Jingo parte Europa che Santana dedica a San Francesco d’Assisi. Particolarissima preghiera a cielo aperto del «reverendo» Carlos. Prima, il chitarrista aveva dato vita ai capisaldi Oye Come Va e Black Magic Woman passando per la già citata Maria Maria, Foo Foo e Corazon Espinado. Scivolando verso il finale Santana concede spazio allo show facendo entrare fiori e una torta di compleanno per uno dei suoi collaboratori. E visto che il palco che lo ospita è quello di Umbria Jazz non manca una rilettura sui generis di A Love Supreme, il capolavoro coltraniano. Santana si atteggia poi a santone intavolando col pubblico un discorso sulla pace e sull’amore, finendo così per chiudere con Woodstock Chant, Sunshine of Your Love dei Cream e Love, Peace&Happiness. E’ l’amore, insomma, il filo conduttore della calda serata dell’Arena. E il pubblico ripaga il suo re per una sera portando in trionfo fino all’ultimo Carlos Santana.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

One reply on “Umbria Jazz: tra San Francesco, Coltrane e una chitarra di Deruta il trionfo del Santana innamorato”

Comments are closed.