di Lucia Caruso

Per la rassegna “Gli Incantevoli” , sabato 17 marzo, tornano,  sul palco dell’Urban con il loro ultimo disco, i Nobraino. Una band di cinque elementi che, un po’ per gioco e un po’ per passione, dal 2006 ha cominciato ad affermarsi nello scenario della musica italiana.

La storia Sfogliando a ritroso l’album dei ricordi li ritroviamo negli anni ’90 sui campi dei basket della bassa Romagna. Ebbene si, perché i Nobraino nascono come piccola squadra di basket di quartiere. Dopo le partite – come loro stessi ammettono, quasi tutte perse –  si ritrovavano in una palestra, che avevano trasformato in una piccola sala prove. Ed è proprio lì che cominciano a partorire i loro primi successi. Il 2006 per i Nobraino è l’anno della svolta. Lasciano infatti l’attività agonistica per concedersi interamente alla musica. Realizzano quindi il loro primo album “The best of Nobraino”, la cui produzione è griffata Andrea Felli. Nel 2007 esce “Live al Vidia Club”, un live che raccoglie le nuove idee del gruppo.  Il 2010 è affidato a“No USA! No UK! Nobraino”, un “non disco” come loro stessi amano definirlo, nel quale il rock impulsivo, immediato, diventa la giusta chiave per raccontare e raccontarsi. La loro vena creativa è davvero inesauribile. Lo scorso 9 marzo infatti è uscito il loro ultimo parto, il “Disco d’oro”, in cui per la prima volta troviamo brani lavorati in studio. Una sperimentazione curiosa realizzata con il produttore artistico Manuele “MaxStirner” Fusaroli.

Rock d’autore Circoscrivere o definire i confini del loro stile musicale è impossibile, perché esplorano universi sonori variegati, partendo dal rock arrivano all’indie, dal blues allo swing e al jazz,  mescolando a questi ritmi balcanici. Alla capacità di creare sinergie tra tutti i generi si unisce il sapiente uso che fanno del linguaggio, che diventa strumento musicale di cui le parole spesso sono le note. Tra rime, assonanze e giochi di parole creano un calembour che restituisce ritmo e ironia anche ai testi più nostalgici. Le loro canzoni raccontano di un’umanità fragile, sospesa tra clichè insormontabili e voglia di cambiare. E in questa continua tensione viene fuori  il loro sogno di libertà  insieme al loro continuo bisogno di introspezione. E’ l’ironia a conferire estrema leggerezza alla loro poetica. Ed è ben visibile nella caricatura che fanno del mondo odierno e dei personaggi, sempre in bilico tra realtà e  fantasia, che diventano fili conduttori della loro narrativa musicale. Paiono usciti da una tela surrealista o da qualche frame di stampo felliniano.  Dal “notaio scarabocchio, che “vittima di pillole che annullano l’età” ha fatto una brutta fine, alla “ballerina straordinaria” che “per l’eccesso di attenzione” di fantomatici critici decide di non ballare più, alla Signora Guardalmar che “tra lacrime e spot” condurrà la sua fuggitiva esistenza, tutti i personaggi hanno una vita propria eppure fanno parte della grande storia dell’umanità.