di Dan. Bo.
Dal trombone di Fred Wesley alla tromba di Paolo Fresu accompagnato dal pianoforte di Danilo Rea saranno otto i concerti della stagione invernale del Jazz Club Perugia. Una stagione che ‘abbandona’ il teatro Pavone e l’oratorio di Santa Cecilia per spostarsi stabilmente all’auditorium del Giò Jazz dove ogni concerto, con inizio alle 21.30, sarà preceduto alle 20.15 da una cena a buffet. Il tutto a 20 euro. Il primo a salire sul palco come accennato sarà Fred Wesley con i suoi The new JB’s dove «J» sta per James e «B» per Brown. Wesley infatti per lunghi anni è stato una delle colonne della sezione fiati degli originali JB’s, uno degli ingranaggi fondamentali della macchina del funky messa su da «Mr. Dynamite». Con lui al Giò ci saranno Gary Winters alla tromba, Ernie Fields al sax, Joel Johnson alla chitarra, Peter Madsen al tastiere, Dwayne Dolphin al basso e Bruce Cox al batteria.
Sinuoso Il musicista, direttore musicale e arrangiatore di James Brown nel 2002 ha pubblicato l’autobiografia «Hit Me, Fred: Recollections of a Sideman», nella quale sono raccontate le mille avventure musicali di cui Fred Wesley è stato protagonista. «Negli arrangiamenti d’orchestra – dice il Jazz club in una nota – è estremamente “sinuoso”, mentre negli soli, anche audaci, è, però, preciso come un chirurgo. Alla storia della musica afroamericana passa anche per aver fuso, di fatto, il R&B con lo hard bop ed era proprio il periodo in cui ricevette la telefonata del trombettista Waymon Reed che gli disse: “Fred, James sta cercando un trombonista”, quel James era appunto James Brown».
Il programma A Perugia poi, il 10 dicembre, arriverà un altro testimone di questa storia, ovvero il sassofonista Pee Wee Ellis che insieme a Wesley e Maceo Parker ha formato il noto trio di fiati dei JB’s. Ellis (autore tra l’altro di una hit di Brown come «Cold sweat») sarà l’ospite speciale degli italiani Mob Peppers che rispondono al nome di Gianni Partner (tastiere), Daniele Santimone (chitarra), Giorgio Santisi (basso) e Christian Capiozzo (batteria). Facendo un passo indietro, il 14 novembre sarà di scena il pianista George Cables (una lunga carriera accanto a gente come Art Blakey, Dexter Gordon e Sonny Rollins per citarne alcuni) con il suo trio. Il 19 dicembre invece appuntamento natalizio con il gospel con gli Harlem Gospel Choir. Per festeggiare il nuovo anno invece il 2 gennaio sarà la volta di quello che è stato ribattezzato «Il principe di New Orleans», ovvero Davell Crawford con la sua band R&B.
Omaggio a Coleman Un mese dopo, il 6 febbraio, le note che risuoneranno al Giò Jazz saranno quelle dell’omaggio ad Ornette Coleman pensato da Rosario Giuliani (sax), Fabrizio Bosso (tromba), Enzo Pietropaoli (contrabbasso) e Marcello Di Leonaro (batteria). Il nome pensato per questo omaggio e per il disco che ne è scaturito è «The golden circle», e questo perché nell’omonimo locale di Stoccolma nel 1965 Coleman registrò uno dei suoi dischi più importanti. Da qui, alla ricerca di quella che il texano chiamava «the new thing», i quattro partiranno per una ricerca che prende le mosse dalla musica di Coleman. Il 20 marzo poi un altro grande nome del jazz come quello del batterista Al Foster; con lui anche il contrabbassista portoricano Eddie Gomez che ha legato il suo nome ai lavori incisi da Bill Evans tra il 1966 e il 1977. In chiusura, il 10 aprile, il duo formato da Paolo Fresu e Danilo Rea.
Twitter @DanieleBovi
