Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 18 ottobre - Aggiornato alle 00:25

Massimo Rossi, «un artista vero»: l’omaggio di alcuni cari amici al bassista degli Aidons La Norvege

Oltre che musicista insegnava all’Accademia di Belle arti di Firenze. Si è spento prematuramente pochi giorni fa

Massimo Rossi, bassista degli Aidons La Norvege

di Dan. Nar.

Qualche giorno fa a Panicale si è spento prematuramente Massimo Rossi. Un compagno di viaggi e avventure musicali per molti 50-60enni umbri. Per quella generazione che può vivere anche di bei ricordi, per la maniera in cui l’arte e la musica erano approcciati fino ad alcuni anni fa. “Un artista vero”, come lo definiscono alcuni cari amici. Noise24 ha voluto così raccogliere alcune testimonianze per ricordare il bassista degli Aidons La Norvege, band di culto della scena alternativa umbra ma soprattutto italiana, nonché professore all’Accademia di Belle arti di Firenze. Un piccolo ma sentito tributo quindi per omaggiare “un grande amico, un grande artista e professionista”.

Fabrizio ‘Fofo’ Croce Massimo era proprio un bassista, il bassista che l’immaginario della storia del Rock ci ha insegnato a conoscere. Basso profilo, per nulla esibizionista, compassato ed apparentemente distante da quanto gli accadeva attorno, eppure geniale, puntuale e fondamentale a tenere insieme i pezzi di un gruppo. Il suo gruppo si chiamava Aidons La Norvege, una piccola grande storia del Rock alternativo italiano, e lui ne era il bassista. Il basso nella musica moderna ha assunto sempre più il ruolo di collante, il tratto di congiunzione, la funzione di perno che facilita il lavoro di tutti gli altri elementi. Nella musica come nel suo lavoro lui era esattamente così. Ci conoscevamo da quasi 40 anni, partiti per viaggi che valgono un diario di ricordi, persi e ritrovati più volte, ma negli ultimi 3 anni e mezzo siamo stati fianco a fianco, anche a distanza e in remoto, a sviluppare un progetto che lui in qualche modo aveva fatto scaturire da un occasionale caffè al bar nella pausa di una sua docenza all’Accademia di belle arti. Stavamo realizzando insieme un Film-Documentario, parola grossa, obiettivo ambizioso, ma entrambi flemmatici e con i piedi per terra, lo stavamo portando avanti con dedizione e tigna nei ritagli di tempo. Io con il prodotto del lavoro di gruppo con i Militia e con qualche suggerimento che mi veniva dall’istinto e dall’entusiasmo mai perso verso la musica e ciò che la circonda, lui guidando con perizia, esperienza ed un approccio quasi paterno i suoi allievi dell’Accademia di Firenze, dove si era trasferito da qualche anno con altrettanto entusiasmo, mai perso, verso l’arte, le arti visive e creative che lo intrigavano da sempre. Un Film-Documentario sul ruolo della poesia nel 21° secolo attraverso la visionaria traduzione multi-mediale del lavoro di un poeta irlandese, Macdara Woods, con cui avevamo stretto un profondo sodalizio umano ed artistico e che, triste coincidenza, ci ha lasciati quasi tre anni orsono. Quel lavoro finirà, lo finiremo un giorno, e sarà il suo, il nostro tributo ad un grande amico e ad un grande professionista che il destino si è portato via con un colpo di scena che non avremmo mai voluto.

Vincenzo “Viceversa” Cerquiglini Provo un grande dolore nel profondo per questa triste notizia. Massimo era un compagno di viaggi musicali e dei corsi all’Accademia di belle Arti di Perugia per quasi tutti gli anni ottanta: anni felici e creativi. Tutta l’epopea del Svbvrbia vissuta insieme, appassionati musica ed archeologia industriale e di sperimentazioni musicali ed artistiche comuni, concerti e fanzine: era riflessivo e silenzioso, molto “British” nello stile. Ultimo progetto comune che realizzammo fu di Video-art “Hyperdelia” nel 1989, con musiche di Marco Benda, che fu proiettato anche al New York Film Festival.

Aldo Iori Gli studenti dei primi anni d’insegnamento all’Accademia di belle arti di Perugia sono quelli che si ricordano di più. Massimo era tra questi e mi rammento la sua curiosità sull’arte contemporanea e la tesi fatta, con Bruno Corà come relatore, sull’artista Mario Merz che da poco era stato ospite dell’istituzione. Durante l’ultimo anno e poi dopo la tesi si indirizzò alla ricerca della video arte e dell’uso delle nuove tecnologie che da poco stavano entrando prepotentemente nel mondo artistico. Ogni anno, al ritorno da Ars Electronica di Linz, mi aggiornava delle novità cercando di spiegarmi le meraviglie viste, ahimè allora non altrimenti reperibili, o si commentavano le sigle cinematografiche e le nuove serie televisive tra cui Max Headroom che poi scoprii essere la sua immagine social. Lo seguii in altre iniziative di cui mi teneva informato, realizzate con altri come lui geniali colleghi di accademia e non. Finchè divenne collega di insegnamento di un corso di arti multimediali allora introdotte accanto alle arti più tradizionali perdendo l’iniziale timidezza e riscuotendo il giusto rispetto, affetto e dedizione degli studenti. Questo ci permise una frequentazione più assidua con scambi di opinioni sulle novità e sulle accademie dove teneva altri corsi, tra cui Catania che proprio in quegli anni frequentavo per lavoro anche io, ma mai negli stessi giorni. La prospettiva di un pranzo a base di pesce in quel posto o una bevuta in quell’altro è rimasta sempre irrealizzata, come anche una maggiore frequentazione. Quando lasciò l’insegnamento all’Accademia di Perugia ci perdemmo un po’ di vista, ci seguivamo da lontano tramite social e comunicati stampa ma lo incrociai spesso, anche poche settimane fa, nei resoconti di studenti e colleghi di altre istituzioni e di cui erano diventati suoi buoni amici. Ci mancherà come persona e come spirito libero e creativo il cui raro pensiero è sempre più necessario.

Marco Napolitano Massimo è stata la prima persona che mi ha aperto casa a Perugia, e la casa è importante. Ci siamo conosciuti in Accademia e poi abbiamo scoperto che eravamo vicini, guarda un po’, di casa. Massimo filiforme, gentile e curioso. Mi ha insegnato a suonare il primo giro di basso mentre parlavamo delle nostre compagne, delle nostre musiche, delle visioni dell’arte, a casa sua. Quando io da fricchettone partivo in autostop lui mi accompagnava in moto sulla superstrada. In moto mi portò a conoscere ViceVersa a Bevagna, mi fece conoscere l’underground musicale perugino, il Suburbia. Tutto così, per gentilezza, istinto, un’accelerata di moto. Una volta mi spacciò come tecnico delle luci per vedere un concerto dei Militia al Rolling Stones di Milano: lui ascoltava mentre io cercavo di rimorchiare. Abbiamo sbandierato in spettacoli popolari, abbiamo dato vita a burattini nel teatro “buio”. Aveva un animo grande Massimo, faceva luce, chiunque l’ha conosciuto lo sa, sparava come un faro, il faro della moto Morini.

I commenti sono chiusi.