expo casa
Un momento della presentazione ad Expo Casa

di D.N.

Abitare non è solo un atto materiale (“house in motion”) ma è anche un atto immateriale (“house in emotion”). Così come il compito della ricostruzione non è solo quello di restituire una casa, ma è anche quello di custodire un’identità. Traghettando i ricordi e le speranze oltre l’emergenza. C’è il grigio, memoria della pietra urbana della Basilica di San Benedetto a Norcia, e poi ci sono i colori esplosivi della fiorita sul Pian Grande. A Milano, l’Umbria si presenta con ‘Canapa Nera, Guardavo le macerie e immagino il futuro’, l’installazione realizzata dalla Regione Umbria in occasione del Fuorisalone 2018, dal 17 al 22 aprile. Il progetto artistico che verrà esposto durante la settimana del design internazionale, è stato presentato sabato durante Expo Casa a Umbria Fiera a Bastia Umbra da Paolo Belardi, direttore dell’Accademia delle Belle Arti Pietro Vannucci e coordinatore del concept Canapa Nera, Lucio Caporizzi, direttore alla programmazione europea della Regione Umbria, Gabriella del Signore, managing director di Ghenos, l’artista Daniela Gerini, Glenda Giampaoli del Museo della Canapa e l’ingegnere dell’ABA Matteo Scoccia.

Valorizzazione territorio La Regione Umbria torna per la sesta volta alla settimana milanese dedicata al design, rafforzando la propria presenza all’importante vetrina internazionale. L’Umbria, infatti, si conferma come l’unica regione in grado di dare continuità a questa importante presenza e lo fa presentando un vero e proprio progetto di valorizzazione del territorio, attraverso diversi asset evidenziati nei vari eventi in programma.

Muro bifronte Nel chiostro centrale della Ca’ Grande, esempio di architettura pubblica affidato da Francesco Sforza all’architetto toscano Antonio Averlino detto il “Filarete” (1.400 – 1.469), oggi sede dell’università ambrosiana, sorgerà un algido muro bifronte per raccontare la storia di un popolo coraggioso. Sul lato verso la corte alberata, quello progettato e plasmato dall’Accademia delle Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia guidata da Paolo Belardi, padroneggia una scomposizione caotica di macerie prelevate nelle zone rosse del cratere umbro e ordinate da un sistema di opere provvisionali e di reti paramassi. Il tessuto è, invece, il protagonista dell’altra facciata dell’opera di Daniela Gerini, artista e stilista appassionata di moda e design. La canapa diventa qualcosa da dipingere che, a sua volta diventa quadro. Una vera e propria opera d’arte che si mostra in un polittico di undici tele “vestite” di segni e di colori esplosivi che si ispirano a quelli della fioritura a Castelluccio. Il tutto ordinato dalla scritta ‘Guardavo le macerie e immagino il futuro’.

Macerie e ricostruzione Perché è proprio la maceria ciò da cui (ri)partire per attivare il processo di ricostruzione del valore della comunità umbra. Non solo una riedificazione di case e chiese, ma anche il tentativo di non disperdere la maceria, ovvero tutto ciò che resta dopo la scossa e al contempo è ciò che era prima della scossa, ultima traccia concreta che conserva in sé un’identità e che rischia di andare perduta. Un mix alchemico composto dai ricordi custoditi dalle macerie dei muri e dalle speranze che vibrano nelle fibre della canapa del fiume Nera.

ARTquake A Bastia Umbra sabato è stata inaugurata l’installazione artistica ARTquake ‘Samuel ha un anno’, un progetto di comunicazione della Regione Umbria, dedicato agli eventi sismici del 2016, nato grazie all’idea dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia con la collaborazione di Sistema Museo, Casa di Reclusione di Spoleto e Comune di Spoleto. I visitatori di Expo Casa 2018 infatti, subito dopo l’ingresso, si trovano immersi nell’atmosfera crepuscolare di un borgo ideale, composto da 10 micro-case (ideate da un’équipe di giovani artisti dell’Accademia e realizzate dalla falegnameria della Casa di Reclusione con immagini del fotografo Marco Giugliarelli e testi di Cristiana Mapelli), volte a rimarcare la necessità di affrontare i temi della ricostruzione post-sismica mediante l’uso di materiali tradizionali, come il legno e la canapa, rinnovati dalla forza evocativa dello sguardo. E da quella cultura dell’abitare che, in Umbria, è millenaria.

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