Fabrizio Bentivoglio sul palco con i giovani attori della Compagnia del Teatro Stabile dell'Umbria per L'ora di ricevimento
Fabrizio Bentivoglio in scena con 'L'ora di ricevimento'

di Danilo Nardoni

Teatro come chiave di lettura dell’attualità. Attualità fatta di incontro-scontro culturale, sociale e religioso. Un’interpretazione magistrale di un grande attore come Fabrizio Bentivoglio e la prestigiosa regia di Michele Placido. Ed inoltre, spazio ad attori di nuova generazione che sul palco dimostrano la loro bravura. Tutti elementi che fanno de ‘L’ora di ricevimento’, la nuova e centesima produzione del Teatro Stabile dell’Umbria, una delle messe in scena di cui si parla di più in questo momento. In Umbria naturalmente, ma anche in Italia e non solo. Dopo aver debuttato con successo nel settembre scorso al Teatro Cucinelli di Solomeo, dove la rappresentazione è stata anche allestita in residenza, e aver proseguito ad ottobre con alcune repliche a Terni, Città di Castello e Foligno, ora lo spettacolo sta effettuando una tournée nei più importanti teatri italiani. Nel mese di gennaio però torna in scena nei teatri umbri (ore 21): a Spoleto al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti lunedì 9 gennaio; a Gubbio al Teatro Comunale Luca Ronconi martedì 10 e mercoledì 11 gennaio; a Bevagna al Teatro Torti venerdì 27 gennaio; a Todi al Teatro Comunale sabato 28 gennaio; a Narni al Teatro Manini domenica 29 e lunedì 30 gennaio.

Testo di Massini Il testo appositamente scritto per lo Stabile dell’Umbria da Stefano Massini racconta, con verità e ironia, l’incontro–scontro culturale, sociale e religioso tra le famiglie di una classe di bambini della periferia di Parigi. Nei panni del protagonista, un professore che si rammarica di non riuscire mai a portare alla fine dell’anno tutti i suoi allievi, un artista di rara intensità e sensibilità, Bentivoglio, affiancato dalla Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria. Compagnia che con questo spettacolo fa un bel passo avanti nel suo percorso di crescita.

Tra scontro e integrazione Al centro del lavoro, «un testo importante in questo momento storico difficile», come hanno sottolineato i due ‘timonieri’ di esperienza come Placido e Bentivoglio durante la presentazione che è stata fatta qualche mese fa nel piccolo borgo umbro di Solomeo per presentare la prima nazionale al Cucinelli, perché viene affrontato «il tema della difficoltà di integrazione e dello scontro di culture». Il tutto, spiega ancora Placido, «messo in scena in una commedia drammatica, ma in cui oltre a riflettere si ride anche». Il testo è stato pure tradotto per essere rappresentato, dopo l’Italia, anche in Francia e in Germania. Per Placido questo «è un testo che guarda al futuro e preannuncia problematiche che dovremo affrontare nei prossimi anni». «Il professore Ardeche che io interpreto – commenta Bentivoglio – è l’avamposto della nostra società civile e diventa, grazie al lavoro fatto da Massini, metafora di tutti noi, di tutto l’Occidente europeo».

La storia «Il professor Ardeche è un insegnante di materie letterarie – racconta l’autore del testo Stefano Massini – un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest’anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un’ora, dalle 11 alle 12 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l’intero anno scolastico della classe Sesta sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno ribattezzato dal professor Ardeche con un ironico soprannome, e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all’avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell’esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. E il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso».

I giovani dello Stabile Una messa in scena «che affonda le radici nella nostra contemporaneità, anche se il riferimento è alle banlieue», afferma il direttore del Teatro Stabile dell’Umbria, Franco Ruggieri, che aggiunge: «Stiamo parlando di un teatro civile che non nasconde i problemi ma che li vuole affrontare, con due punte di diamante come Placido e Bentivoglio e con i nostri giovani attori». È sicuramente importante l’azione che lo Stabile sta facendo con la Compagnia dei Giovani «a cui sono affidate le speranze del nostro teatro» e che si misurano in questo caso con personalità come Bentivoglio e Placido. Ad affiancare Bentivoglio sul palco sono: Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti.

Info Si può prenotare telefonicamente, al Botteghino Telefonico Regionale 075/57542222, tutti i giorni feriali, dalle 16 alle 20. È possibile acquistare i biglietti anche on-line sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria http://www.teatrostabile.umbria.it/.

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