Di Fabrizio Troccoli

Una volta erano i Ghostbuster ad occuparsene. Oggi c’è Francesco Capponi che, al posto delle lance e dei zaini protonici, usa l’arte e la poesia. E i fantasmi si lasciano catturare volentieri dalla meraviglia.

Parliamo di fantasmi buoni, di quelli che rinuncerebbero volentieri a questa condizione immateriale, parliamo in questo caso di Federica, Sandra, Laura ed Andrea , quattro giovani come tanti altri che per necessità sono ‘fantasmi’, ovvero bibliotecai che svolgono mansioni comuni come: accoglienza degli utenti, catalogazione, fornitura di libri ai tavoli e altro dello stesso genere. Ma che, dal punto di vista contrattuale e burocratico, rimangono fantasmi, definiti in maniera più elegante ‘volontari’ ma, a voler essere precisi ‘scontrinisti’.

Ebbene si ‘scontrinisti’ perché è soltanto tramite questa effimera e volatile testimonianza di transazione economica che questi ragazzi, che operano nella Biblioteca Centrale di Roma riescono a percepire l’equivalente di un rimborso spese alimentare.

Da qui ‘Quattrocento scontrini’, 100 scontrini per ognuno dei quattro ritratti, l’opera così denominata che fa riferimento anche al tetto massimo di rimborso spesa forfettario mensile che i bibliotecari, come tanti altri giovani nelle stesse condizioni, percepiscono.

LA FOTOGALLERY CON LE OPERE

Sicché quegli elementi che possono sembrare ai più comuni briciole, cartacce, e spesso spazzatura si nobilitano diventando opera d’arte. Come per ‘Fountain’ di Duchamp o la ‘Venere degli stracci’ di Michelangelo Pistoletto, oggetti d’ uso comune e marginali, diventano la matrice di una nuova ‘bellezza’.

Una bellezza effimera e volatile, come la materia che la compone, come la condizione in cui quei giovani sono costretti a vivere, una bellezza ‘Fluxus’, fenomenica, di passaggio, con un inizio e una fine, se per fine si intende la ‘sparizione’ proprio come avviene con l’inchiostro dello scontrino, col prezzo stampato di quei jeans comprati al mercato un anno fa di cui non ricordiamo più il costo, come avviene in un ricordo destinato alla rimozione e non alla memoria, come avviene su quei ritratti che potete trovare in via Ulisse Rocchi, all’interno della rassegna Artistica ‘Cazzotto’ stampati con lo stesso metodo degli scontrini e che, stanno già scomparendo.

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