di Giorgia Olivieri
Nato da quattro giovani a Perugia nel 2016, il gruppo Giant gummy bears ha pubblicato il 29 giugno il suo primo album, Orsetti gommosi: un manifesto per una musica anticonformista, in un mondo che «riduce a omologarsi». Il gruppo si esibirà il 26 luglio all’Antifestival a Trevi e il 20 agosto all’Humus music fest a Castiglione del Lago.
Il gruppo Mettere la creatività al centro di tutto, su questa base nasce il gruppo Giant gummy bears composto da Francesco Staccini (voce e chitarra), Federico Giovagnoli (chitarra), Marco Werson (basso) e Massimo Aglietti Marcucci (batteria). I quattro hanno scelto di fare della musica il proprio mezzo di comunicazione, con uno stile rock che trova il suo difficile ma efficace equilibrio tra il metal e l’indie, accompagnato da sonorità punk, grunge, post-hardcore e alternative. Con il loro singolo d’esordio Furore i Giant gummy bears sono entrati a far parte della playlist Rock Italia di Spotify, che gli ha concesso una certa visibilità. Il singolo è stato inserito poi, in una versione rimasterizzata, nel loro primo album Orsetti gommosi, uscito il 29 giugno e contenente altri singoli quali Kettenbrückengasse e Shāh Māt.
Essere orsetti gommosi «Ogni persona, spinta dal bisogno primordiale di trovare una propria identità, si riduce a omologarsi per ottenere approvazione – spiega la band a Umbria24 – questo rende ogni individuo completamente soggiogato ma lo illude di avere una propria inestimabile unicità». «Anche noi viviamo questa grande sensazione di sentirci fuori posto e di volerci sentire unici – continua Federico – ma siamo anche noi affogati fino al collo in questa contraddizione, cadiamo in quello che critichiamo, sono parte di questa finzione anche se credo di essere diverso». Per questo motivo «gli orsetti gommosi sono la metafora perfetta di questa tremendamente attuale situazione: colori e gusti differenti ma che si ripetono ciclicamente, frutto di un processo industriale che condanna già i prodotti a un’omologazione di massa dotandoli di forme e dimensioni standardizzate».
Il disco L’album, già dalla copertina, racchiude quindi l’obiettivo della band: «Mantenere un’identità personale», dal manifesto ideologico di Orsetti gommosi, alla forza di liberarsi dalle barriere sociali di Guttalax; dalla critica alla propria generazione, quella Zeta, fatta di «infanti lamentosi pesantemente indottrinati» in Shāh Māt, a quella fatta nei confronti dei nostalgici di momenti bui della storia italiana in La Dinastia Del Ferro, e a seguire nei restanti quattro brani. Il filo conduttore del disco è il rapporto tra l’io e la società, in un dialogo che è sia interno a Francesco, autore della band, che riguardante il mondo che lo circonda. Immancabile il riferimento alla politica, dove trovano spazio critiche al al potere temporale, spirituale, sanitario e militare, «capaci di decidere delle persone», spiega Federico. L’ascoltatore, quindi, è invitato a partecipare a un viaggio che parte con un’atmosfera apparentemente scanzonata fino alla disillusione, con un certo impeto hardcore a fare da filo rosso.
