di Stefania Supino
Dall’Albania a Monteleone di Spoleto. E’ una storia di paura e coraggio, amore e passione, quella del medico di base Lida Mulo, che fino al 31 maggio scorso è stato il punto di riferimento della piccola comunità montana, di cui si è presa cura sotto il profilo sanitario e di cui, nonostante il pensionamento, è pronta a continuare a occuparsi se ce ne sarà necessità. Lei che qui sul cucuzzolo della montagna è arrivata col camice bianco, tra le sopracciglia alzate di agricoltori e pastori, gli stessi di cui si è occupata per 17 anni, riuscendo, mese dopo mese, telefonata dopo telefonata, a conquistarne la fiducia. Padre greco e madre albanese, due figli maschi, una vocazione per il suo lavoro e un uomo originario di Monteleone di Spoleto, ma conosciuto a Roma, che è diventato suo marito.
Lida Mulo di vite ne ha vissute veramente tante e anche per questo è riuscita a superare muri che nelle piccole comunità montane possono sembrare all’apparenza invalicabili. E invece la dottoressa albanese dal cuore grande è riuscita presto ad aprire una breccia, tanto che il sindaco di Monteleone di Spoleto Marisa Angelini, pochi giorni fa, ha voluto omaggiare a nome di tutta la comunità il lavoro svolto con dedizione e amore dal 2007 al 31 maggio scorso, quando è arrivata la pensione. «Il 10 gennaio del 1991, dopo aver vinto una borsa di studio all’ospedale Umberto I, mi sono trasferita a Roma – ha raccontato a Umbria24 la dottoressa – e pochi mesi dopo ha conosciuto mio marito. Mi sono innamorata dell’Italia e di Roma e ho deciso di iniziare a lavorare qui».
Quella di Lida non è stata una scelta facile, lei ridendo afferma «È stata una disgrazia aver vinto il concorso», perché lasciare il proprio paese d’origine, l’Albania, i figli e riprendere a studiare per convalidare la laurea non è stato affatto semplice, ma lei ha avuto il coraggio di stravolgere la propria vita e oggi dichiara di essere felice delle scelte che ha compiuto, anche se tende a specificare che è stata molto fortunata per le occasione che ha trovato e le persone che ha conosciuto. «Fortunatamente la mia famiglia e i miei figli non mi hanno mai fatto sentire in colpa per le mie scelte. Nessuno immaginava che potessi fare un cambiamento così drastico, nemmeno io», racconta Lida.
«L’amore mi ha spinto a rimanere – afferma la dottoressa – mio marito è di Monteleone di Spoleto e dopo alcuni anni a Roma abbiamo deciso di trasferirci nel suo paese natale. Roma è bella, ma io non sono mai stata abituata a vivere nelle grandi città, in Albania il posto in cui vivevo era molto tranquillo – e prosegue – nel 2007 ci siamo trasferiti nel paesino e da allora ho incontrato sempre persone buone che, ognuno a modo suo, mi ha aiutato e permesso di lavorare». Dopo alcuni anni come guardia medica tra le zone della Valnerina, Lida è diventata medico di famiglia e inizialmente non è stato facile conquistare la fiducia dei suoi pazienti, «perché ognuno deve guadagnarsi la fiducia dell’altro, serve tempo. Non mi piace parlare di razzismo in questo caso».
«I primi giorni di pensione i miei pazienti mi hanno fatto quasi sentire in colpa – racconta ridendo la dottoressa – mi chiamavano in continuazione. Siamo meno di 600 abitanti, io conosco tutti i miei pazienti e ricordo a memoria anche il loro numero di telefono, continuerò sicuramente ad aiutare la mia comunità, anche come volontaria se ne avranno bisogno». Nonostante la pensione Lida ci confida che l’amore per il suo lavoro farà sempre parte di lei, ma sicuramente avrà più tempo da dedicare ai suoi figli e nipoti che vivono lontano da lei.
