Il pubblico perugino lo ricorderà nel concerto inaugurale della Sagra Musicale Umbra 2019, sulle scale del Duomo, e in un secondo apprezzato appuntamento a Montefalco: dopo 7 anni – giovedì 18 giugno, alle 20.30 alla Basilica di San Pietro – l’ensemble di stato di canto popolare georgiano Basiani, diretto da Georgi Donadze, sarà di nuovo protagonista in città per un fuori programma straordinario della stagione degli Amici della Musica di Perugia, promossa dalla Fondazione Perugia Musica Classica, in collaborazione con il Comune.
Apprezzato da appassionati e addetti ai lavori per il rigore filologico, la ricerca etnomusicologica e la straordinaria forza espressiva, l’ensemble Basiani porta a Perugia una delle espressioni musicali più antiche e affascinanti del pianeta, il canto polifonico georgiano: per capirne l’importanza nella cultura mondiale basta ricordare che il canto tradizionale Chakrulo è stato scelto dalla NASA per rappresentare l’umanità nel Voyager Golden Record, il messaggio lanciato nello spazio e destinato a eventuali civiltà extraterrestri.
L’Ensemble Basiani torna a Perugia dopo sette anni. Nel 2019 avete inaugurato la Sagra Musicale Umbra con un concerto all’aperto nel cuore della città; quest’anno sarete protagonisti di un appuntamento speciale nella Basilica di San Pietro, uno dei luoghi più suggestivi e significativi dal punto di vista storico e spirituale dell’Umbria. Quali ricordi conservate della vostra precedente esperienza a Perugia e che significato assume per voi questo ritorno?
Per l’Ensemble Basiani tornare a Perugia rappresenta un grande onore e una grande responsabilità. Questa nuova occasione ci permette di esibirci ancora una volta in uno dei luoghi più belli d’Italia. Ringraziamo Enrico Bronzi e tutto lo staff degli Amici della Musica di Perugia, che hanno fatto il possibile affinché Basiani potesse tornare per la seconda volta.
La polifonia georgiana è una delle tradizioni musicali più antiche e affascinanti del mondo. Il canto georgiano Chakrulo è stato scelto dalla NASA per il Voyager Golden Record, il messaggio inviato nello spazio come rappresentazione dell’umanità. Per chi non ha mai ascoltato la vostra musica, come descrivereste l’esperienza di un concerto del Basiani Ensemble?
Eseguire la musica tradizionale georgiana non significa soltanto fare musica: significa anche raccontare la storia della Georgia, un Paese dalla millenaria tradizione cristiana. Chi non l’ha mai ascoltata probabilmente la percepirà come una musica esotica, antica e allo stesso tempo sorprendentemente moderna. Può apparire insolita al primo ascolto, ma è una musica che rimane impressa nella memoria per sempre.
Le vostre esibizioni uniscono rigore filologico, ricerca etnomusicologica e una straordinaria forza espressiva. Come riuscite a preservare e trasmettere una tradizione secolare senza trasformarla in un reperto da museo? E cosa potrà aspettarsi il pubblico dal programma che presenterete a Perugia?
Il grande folklorista e uomo di cultura georgiano Anzor Erkomaishvili diceva: «Se vuoi preservare la musica popolare georgiana, falla studiare ai bambini». Per secoli le tradizioni del canto si sono tramandate oralmente di generazione in generazione. Purtroppo, gran parte della generazione più anziana, che ancora custodiva questa tradizione nella sua forma viva e autentica, è ormai scomparsa. Oggi però i giovani e i numerosi ensemble infantili stanno facendo tutto il possibile per mantenerla viva e farla continuare a risuonare. Un ruolo fondamentale è svolto dalle scuole per bambini diffuse in tutta la Georgia e coordinate dal Centro Statale del Folklore della Georgia sotto la guida di Georgi Donadze. Il loro obiettivo è insegnare la musica tradizionale alle nuove generazioni. L’obiettivo di Basiani è portare l’esecuzione della musica tradizionale al più alto livello possibile. La ricchezza e la varietà del repertorio popolare e sacro ci aiutano a perseguire questo scopo. Il repertorio dell’ensemble comprende infatti generi e stili differenti provenienti da tutte le regioni della Georgia, offrendo al pubblico un viaggio musicale ricco di sfumature e continuo sviluppo.
Gustav Mahler è spesso associato alla frase: «La tradizione non consiste nell’adorare le ceneri, ma nel custodire il fuoco». In un’epoca segnata da guerre, tensioni e divisioni, quale ruolo può avere una tradizione musicale come la polifonia georgiana?
Senza dubbio la musica e la cultura continuano a trasmettere un messaggio fondamentale di pace, convivenza e comprensione reciproca, non soltanto all’interno di una comunità, ma anche tra i popoli e le nazioni. Da quando la musica georgiana è stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2001, la sua diffusione si è estesa praticamente a tutti i continenti. Oggi esistono decine di ensemble georgiani nel mondo che apprezzano e valorizzano la nostra cultura tradizionale. Questo significa che tutti loro condividono un legame comune fondato sulla tutela della pace, dell’amore e delle tradizioni.
