Un ristorante della catena

di Maurizio Troccoli

Quarant’anni dopo l’apertura del primo ristorante in Italia, nel 1986 in piazza di Spagna a Roma, McDonald’s rilancia il proprio piano di crescita con un obiettivo chiaro: arrivare a mille punti vendita entro il 2029. È questo il dato centrale che emerge dall’articolo pubblicato dal Corriere della Sera, che fotografa una nuova fase di espansione del gruppo, con investimenti per circa un miliardo di euro tra nuove aperture e ammodernamenti della rete esistente.

Secondo quanto dichiarato dall’amministratrice delegata Giorgia Favaro al quotidiano milanese, solo nel 2026 sono previste circa 60 nuove aperture per un investimento di 300 milioni di euro. «Le maggiori opportunità sono nelle aree dove siamo meno presenti, come province e piccoli centri», ha spiegato, indicando una direttrice di sviluppo che riguarda da vicino anche territori come l’Umbria, dove la presenza del marchio è cresciuta negli ultimi anni ma resta ancora limitata rispetto ad altre regioni.

Il piano industriale si accompagna a una strategia che punta a rafforzare il radicamento locale. Sempre secondo il Corriere della Sera, l’azienda sottolinea come «l’arrivo di un nuovo ristorante si traduce anche in riqualificazione urbana e creazione di indotto», un elemento che torna con frequenza anche nelle cronache umbre, dove ogni nuova apertura è stata accompagnata da interventi su viabilità, aree commerciali e occupazione.

In Umbria, negli ultimi mesi, Umbria24 ha documentato un’accelerazione proprio su questo fronte. Le nuove aperture e i progetti annunciati riguardano in particolare aree a forte vocazione commerciale e nodi infrastrutturali strategici, confermando una tendenza coerente con il piano nazionale: espansione fuori dai grandi centri storici e maggiore presenza nelle zone periferiche e nei comuni di medie dimensioni. In alcuni casi, come emerso dalle cronache locali, le operazioni hanno generato dibattito, soprattutto per l’impatto urbanistico e commerciale, ma anche aspettative sul piano occupazionale.

Il tema del lavoro è infatti uno degli assi portanti della strategia illustrata dal gruppo. Il Corriere della Sera riferisce che McDonald’s conta oggi oltre 40 mila occupati diretti in Italia, che salgono a 53 mila considerando l’indotto, e che continua a investire in formazione con circa un milione di ore l’anno. Un aspetto rilevante anche per l’Umbria, dove le aperture recenti hanno rappresentato opportunità di primo impiego soprattutto per i più giovani, spesso con percorsi di crescita interna.

Favaro ha inoltre sottolineato l’introduzione del primo contratto integrativo aziendale, che copre circa 20 mila dipendenti, con misure di welfare e strumenti come la banca ore solidale. Un elemento che segna un’evoluzione rispetto al passato e che potrebbe incidere anche sulla capacità di attrarre personale in un settore che, come evidenziato nell’articolo, continua a registrare difficoltà nel reperimento di lavoratori.

Accanto al lavoro, resta centrale il tema dei prezzi. In un contesto segnato dall’inflazione, McDonald’s ha introdotto anche in Italia un menu completo a 4,95 euro, con l’obiettivo dichiarato di mantenere accessibile l’offerta. Una scelta che si inserisce in una strategia più ampia di posizionamento, rivolta a un pubblico trasversale e particolarmente rilevante anche nei territori come l’Umbria, dove la capacità di spesa delle famiglie resta un fattore determinante.

Un altro elemento che emerge dall’analisi del Corriere della Sera riguarda il rapporto con la filiera agroalimentare italiana. Dal 2008 l’azienda ha avviato collaborazioni con consorzi Dop e Igp, introducendo nei menu prodotti come Parmigiano Reggiano, cipolla di Tropea, pomodoro di Pachino e miele biologico. Un modello che ha contribuito a trasformare l’immagine del marchio, da simbolo della globalizzazione a operatore più integrato nel contesto economico locale.

Negli ultimi anni la presenza di McDonald’s in Umbria si è rafforzata, uno degli interventi più recenti è quello di Terni, dove nel gennaio 2025 è stato inaugurato il terzo ristorante cittadino in via Urbinati, zona ospedale, con 42 nuove assunzioni e servizi come McDrive e McCafé . Lo stesso punto vendita era stato anticipato già nell’ottobre 2024 con l’avvio del cantiere nella stessa area, segnale di un investimento strutturato su quel quadrante urbano. L’ultima apertura in ordine di tempo a livello regionale è quella del 2025 a Orvieto Scalo, che ha portato a 14 il numero complessivo dei ristoranti in Umbria . La rete si è consolidata negli anni precedenti soprattutto nella provincia di Perugia, con locali tra Perugia città (in diverse zone come Collestrada, San Sisto e Ponte San Giovanni), Corciano, Bastia Umbra, Assisi, Città di Castello, Foligno e Spoleto, oltre alla presenza nel ternano tra Terni e Orvieto A queste aperture si aggiungono annunci più recenti legati a nuove selezioni di personale per ulteriori ristoranti, segnale di una rete ancora in espansione anche se non sempre accompagnata, al momento, da inaugurazioni già calendarizzate. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una crescita progressiva, fatta di interventi distribuiti nel tempo e concentrati soprattutto nelle aree a maggiore traffico e nelle zone commerciali. A fine febbraio 2026, McDonald’s ha avviato la selezione per 60 lavoratori in vista dell’apertura di un nuovo ristorante in città, con job tour e colloqui programmati a metà marzo, significa quindi che l’apertura è già definita e in fase operativa. Il fatto che si tratti di un secondo punto vendita a Foligno, dove esiste già un locale nella zona nord, rafforza anche un altro dato: la multinazionale sta puntando su territori dove è già presente per consolidare la rete, non solo per entrare in nuovi mercati. In prospettiva, se si guarda al piano nazionale raccontato dal Corriere della Sera – con espansione nelle province e nei centri medi – è plausibile attendersi nuove campagne di recruiting anche in altre aree umbre già toccate da investimenti recenti o considerate strategiche, come i principali nodi commerciali e viari tra Perugia, Terni e l’asse della Flaminia.

Il passaggio dai 800 ristoranti attuali ai mille previsti entro il 2029 rappresenta quindi non solo un traguardo aziendale, ma un indicatore di come cambierà la presenza del marchio nei territori. E, guardando alle dinamiche umbre degli ultimi mesi, è un percorso che sembra già iniziato.

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